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Il Papa che parla ai cuori conquista anche l’intelligenza della City

Il commento di Benedetto XVI pubblicato dal «Financial Times»

Quasi un’irruzione nel cuore della City. Inattesa e, di sicuro, sorprendente. Un commento a firma del Papa su un giornale, infatti, non s’era mai visto, e che accada per la prima volta sulle austere colonne del Financial Times, un tempio giornalistico del vorticoso mondo del business economico-finanziario globale, è qualcosa di davvero siderale. Fantascienza, si sarebbe detto, da chi e per chi conosce anche solo superficialmente che razza di club esclusivo siano la City e i suoi utenti, che ogni giorno aprono il quotidiano economico più letto e influente del mondo. Eppure, è successo. Il giornale ha chiesto un articolo al Papa, e questi ha risposto di sì. E l’articolo è stato pubblicato nella pagina dei commenti, a firma Pope Benedict XVI, sotto il rimando: L’autore è Vescovo di Roma e autore di «Jesus of Nazareth: The Infancy Narratives» (ossia il terzo volume della sua opera su Gesù, pubblicato due settimane fa).

 

Eppure, appunto, è successo. A dire molte cose, al di là dei contenuti stessi delle «lezioni di Natale nella stagione dell’austerità» che costituiscono il cuore dello scritto del Pontefice, un lineare, semplice spaccato del suo magistero, a partire da quel Rendi a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio con cui, scrive il Papa, Gesù mette «con finezza in guardia nei confronti sia della politicizzazione della religione sia della deificazione del potere temporale, come pure dell’instancabile ricerca della ricchezza». Ci dice, ancora una volta e, forse, prima di tutto, della modernità di questo ormai 85enne Pontefice che non si sottrae mai al confronto, anche di fronte a una richiesta irrituale come quella avanzata dal Financial Times.

 

Un’occasione che Benedetto XVI, nella sua insistita ricerca di dialogo a tutti i livelli, ha colto, vedendo in essa una possibilità ulteriore per parlare di Gesù e diffondere la sua parola; ossia, semplicemente, per adempiere la propria missione di evangelizzatore. Senza frontiere e senza barriere, psicologiche prima di tutte, come avrebbe potuto essere quella di 'firmare' un articolo nella pagine dei commenti di un pur autorevole quotidiano, senza chiedere o porre come condizione un 'trattamento' particolare – anche sulla homepage del FT online, il link del commento non è stato pubblicato con un rilievo speciale. Come dallo scorso 12 dicembre con il suo esordio su Twitter (che, giusto per la cronaca, ha già sgretolato ogni possibile record dei social network), Benedetto XVI è entrato in uno degli aeropaghi contemporanei come 'uno tra gli altri', instancabilmente proteso ad annunciare una Parola che non può, e non deve, avere timidezze né presunzioni. E perciò speciale, e subito svettante. Anche perché si è serenamente assunto i rischi, inevitabili, che questo suo coraggio comporta.

 

Ma il commento apparso sul FT ci dice anche qualche altra cosa. Qualcosa che ci rimanda indietro a più di due anni fa, a quel settembre del 2010 e al viaggio compiuto da Benedetto XVI in Gran Bretagna. Un viaggio che, nei commenti che lo precedettero (anche sullo stesso quotidiano che oggi lo ha ospitato) era destinato a un fallimento pressoché certo, e che si trasformò, al contrario, nel successo forse più clamoroso di questo Papa, letteralmente 'scoperto' in quell’occasione da una delle opinioni pubbliche più esigenti del mondo, e più refrattarie alle 'novità'. Papa Ratzinger sorprese i britannici, oltre ogni aspettiva, e li convinse. Merito, certo, dell’indimenticabile discorso tenuto alla Westminster Hall. Ma, soprattutto, merito della capacità di Benedetto XVI di rivolgersi all’intelligenza delle persone, mentre parla al loro cuore.

 

Salvatore Mazza
 
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© Avvenire, 21 dicembre 2012
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