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Il Papa: è brutto se i pastori diventano principi

«È brutto per la Chiesa quando i pastori diventano principi». Lo ha ribadito ancora una volta papa Francesco, stamani all'udienza generale del mercoledì in piazza San Pietro

Foto Lapresse

Dopo avere compiuto il consueto giro tra la folla, a bordo dell'auto bianca scoperta, fermandosi a baciare bambini e stringere le mani, il pontefice ha tenuto la catechesi davanti a circa 20mila fedeli e pellegrini giunti da diverse parti del mondo.

Era presente anche un gruppo di fedeli francesi della diocesi di Rouen, dove è stato ammazzato padre Jacques Hamel lo scorso 26 luglio. I pellegrini, accompagnati dall'arcivescovo Dominique Lebrun, avevano partecipato alle 7 alla Messa celebrata da Francesco in Santa Marta in suffragio di padre Hamel. "Nelle difficoltà della vita - ha detto loro il Papa al termine dell'udienza - prendiamo coraggiosamente la rotta con Gesù e non saremo mai soli. Non lasciamoci togliere la gioia di essere discepoli del Signore".

Nella catechesi di Francesco è partito dal passo evangelico in cui Gesù dice: «Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero».

«Venite a me, voi affaticati e oppressi». Il primo imperativo, ha osservato il Papa, è: venite a me, voi affaticati e oppressi. "Agli sfiduciati della vita", ha ricordato, "il Vangelo affianca spesso i poveri e i piccoli". Si tratta "di chi può confidare solo in Dio", di quanti "attendono da Lui l’unico aiuto possibile". Nell’invito di Gesù trovano finalmente risposta alla loro attesa. Diventando suoi discepoli troveranno aiuto per tutta la vita. "Accogliendo l’invito a celebrare questo anno di grazia del Giubileo", ha detto il Papa, in tutto il mondo i pellegrini varcano la Porta della Misericordia aperta in tanti luoghi, anche ospedali e carceri. "Perché? Per trovare il ristoro che solo Gesù dà". "La conversione consiste sempre nello scoprire la misericordia del Signore". Questa misericordia è inesauribile, infinita. Attraversando la Porta Santa scopriamo che "l’amore è presente nel mondo ed è più potente del male".

«Prendete il mio giogo». Il secondo imperativo è: prendete il mio giogo. Questo termine nella Bibbia indica "lo stretto vincolo che lega il popolo a Dio" e di conseguenza la sottomissione alla sua volontà nella quale la legge trova il suo compimento. Non attraverso prescrizioni, ma attraverso Gesù. "Lui sta al centro della relazione con Dio". Si pone come fulcro della vita di ciascuno. "Ogni discepolo ricevendo il suo giogo diventa partecipe dlela sua croce e del suo destino di salvezza".

«Imparate da me». Il terzo imperativo è: imparate da me. "Gesù prospetta un cammino di conoscenza e di imitazione" osserva Francesco. Si rivolge ai piccoli e agli umili perché Lui stesso è povero e provato dai dolori. "Per salvare l’umanità Gesù non ha percorso una strada facile. Al contrario: il suo cammino è stato doloroso e difficile". Si è caricato sulle spalle i dolori e i peccati dell’intera umanità. Per donare a tutti la possibilità della salvezza. Si è fatto tutto a tutti, vicino a tutti. "Era un pastore che era fra la gente, fra i poveri. Lavorava tutto il giorno con loro" ha ribadito il Papa proseguendo a braccio. "Gesù non era un principe" ha ricordato. Ed è stato ancora più esplicito: "E’ brutto per la Chiesa quando i pastori diventano principi, allontanati dalla gente e dai più poveri. Quello non è lo spirito di Gesù". "Questi pastori Gesù li rimproverava e su questi pastori diceva alla gente: fate quello che dicono ma non quello che fanno". Anche per noi ci sono momenti di stanchezza, ha proseguito Francesco. "Il Signore ci insegna a non avere paura di seguirlo perché la speranza che poniamo in Lui non sarà delusa". Siamo chiamati a "imparare da Lui cosa significa vivere di misericordia per essere strumenti di misericordia". Vivere di misericordia, ha spiegato il Papa, vuol dire riconoscersi bisognosi della misericordia del Padre. "Quando ci sentiamo bisognosi di misericordia impariamo a essere misericordiosi con gli altri".

Non lasciamoci togliere la gioia. "Coraggio, dunque" ha concluso il Papa. "Coraggio. Non lasciamoci togliere la gioia di essere discepoli del Signore". Qualcuno potrebbe abbattersi: "Ma padre io sono un peccatore, una peccatrice…”. “Ma lasciati toccare dal Signore, senti su di te la sua misericordia”. "Non lasciamoci rubare la speranza di vivere questa vita insieme con Lui e con la Sua consolazione".

A.M.B.

© Avvenire, 14 settembre 2016

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