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Il Papa: non fermiamoci tra le ceneri del mondo, ma convertiamoci e ricostruiamo

Leone XIV alla Messa nella Basilica di Santa Sabina per l'avvio del cammino della Quaresima: la Chiesa “è profezia di comunità che riconoscono i propri peccati”. Attraverso questo tempo di penitenza, nel Triduo pasquale celebreremo il passaggio dall’impotenza, anche davanti alle “ceneri del diritto internazionale e della giustizia fra i popoli”, alle possibilità di Dio

Riconoscere i nostri peccati per convertirci è già presagio e testimonianza di risurrezione: significa infatti non fermarci fra le ceneri, ma rialzarci e ricostruire. Allora il Triduo pasquale, che celebreremo al culmine del cammino quaresimale, sprigionerà tutta la sua bellezza e il suo significato.

Per Papa Leone XIV, questo ci chiede la storia e la coscienza di cristiani: chiamare per nome la morte, portarne i segni come la cenere, “ma testimoniare la resurrezione”. Leone lo sottolinea nell’omelia della sua prima Messa con il rito delle Ceneri da Pontefice, questo pomeriggio, 18 febbraio, nella Basilica di Santa Sabina all’Aventino.

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La profezia di San Paolo VI e le ceneri

Così Papa Leone apre il cammino quaresimale della Chiesa. E ricorda la forte profezia di San Paolo VI, in un rito delle Ceneri celebrato durante un’udienza generale in Basilica, il 23 febbraio 1966, sull’autosuggestione dell’uomo moderno e la sua “apologia della cenere”, in una cultura dominata dalla “metafisica dell’assurdo e del nulla”.

Noi oggi possiamo riconoscere la profezia che queste parole contenevano, e sentire nelle ceneri che ci sono imposte il peso di un mondo che brucia, di intere città disintegrate dalla guerra: le ceneri del diritto internazionale e della giustizia fra i popoli, le ceneri di interi ecosistemi e della concordia fra le persone, le ceneri del pensiero critico e di antiche sapienze locali, le ceneri di quel senso del sacro che abita in ogni creatura. 

L’avvio a Sant’Anselmo e la processione

La Liturgia stazionale si era aperta nella chiesa di Sant’Anselmo all’Aventino, con l’orazione di Leone XIV: “Accompagna con la tua benevolenza Padre misericordioso, i primi passi del nostro cammino penitenziale perché all’osservanza esteriore corrisponda un profondo rinnovamento dello spirito. Di seguito la processione penitenziale verso la basilica di Santa Sabina, scandita dalle litanie dei santi. A varcare la soglia i monaci benedettini di Sant’Anselmo, i padri domenicani di Santa Sabina, vescovi e cardinali insieme ai fedeli.

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Il popolo di Dio riconosce i propri peccati

Nell’omelia, guardando alla Prima Lettura e alla chiamata del profeta Gioele: “Radunate il popolo, indite un’assemblea solenne”, il Papa ricorda che anche oggi al quaresima “è un tempo forte di comunità”.

Sappiamo come sia sempre più difficile radunare le persone e sentirsi popolo, non in modo nazionalistico e aggressivo, ma nella comunione in cui ognuno trova il proprio posto. Addirittura, qui prende forma un popolo che riconosce i propri peccati, cioè che il male non viene da presunti nemici, ma ha toccato i cuori, è dentro la propria vita e va affrontato in una coraggiosa assunzione di responsabilità.

Dopo il peccato, ammettere lo sbaglio e cambiare

Leone XIV sottolinea quindi che “il peccato è personale”, ma prende forma “negli ambienti reali e virtuali che frequentiamo”, non di rado “all’interno di vere e proprie ‘strutture di peccato’ di ordine economico, culturale, politico e persino religioso”.

Opporre all’idolatria il Dio vivente – ci insegna la Scrittura – significa osare la libertà e ritrovarla attraverso un esodo, un cammino. Non più paralizzati, rigidi, sicuri nelle proprie posizioni, ma radunati per muoversi e cambiare. Come è raro trovare adulti che si ravvedono, persone, imprese e istituzioni che ammettono di avere sbagliato!

I giovani, la Quaresima, e un modo più giusto di vivere

Più che in passato, prosegue il Pontefice, i giovani avvertono il richiamo del Mercoledì delle Ceneri, anche in contesti secolarizzati.

Sono loro, infatti, i giovani, a cogliere distintamente che un modo di vivere più giusto è possibile e che esistono delle responsabilità per ciò che nella Chiesa e nel mondo non va. Occorre, dunque, cominciare da dove si può e con chi ci sta.

La portata missionaria della Quaresima

L’invito di Papa Leone XIV è allora quello di sentire “la portata missionaria della Quaresima”, per aprire il lavoro su noi stessi “a tante persone inquiete e di buona volontà, che cercano le vie per un autentico rinnovamento di vita, nell’orizzonte del Regno di Dio e della sua giustizia”. Il profeta Gioele ci pungola così: “Perché si dovrebbe dire fra i popoli: ‘Dov’è il loro Dio?’”, e questo tempo quaresimale, per il Papa, ci sollecita a quelle conversioni, “inversioni di marcia”, che “rendono più credibile il nostro annuncio”. Attraverso questa penitenza, spiega, nel Triduo pasquale saremo poi coinvolti “nel passaggio dalla morte alla vita, dall’impotenza alle possibilità di Dio”.

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Le “statio” quaresimali e la testimonianza dei martiri

I pionieri di questo nostro cammino verso la Pasqua, conclude Leone XIV, sono i martiri antichi e contemporanei. L’antica tradizione romana delle stationes quaresimali, e quella di Santa Sabina è la prima, “è educativa: rinvia tanto al muoversi, come pellegrini, quanto alla sosta – statio – presso le ‘memorie’ dei Martiri, su cui sorgono le basiliche di Roma”. Sono una miriade di semi “che hanno preparato la messe abbondante che tocca a noi raccogliere”. La Quaresima, come ci ha suggerito il Vangelo di Matteo, “liberandoci dal voler essere visti a tutti i costi”, ci insegna a vedere piuttosto “ciò che nasce, ciò che cresce, e ci sospinge a servirlo”. Così chi digiuna, prega e ama nel segreto, per il Pontefice, si pone in sintonia col Dio della vita: “A Lui riorientiamo, con sobrietà e con gioia, tutto il nostro essere, tutto il nostro cuore”.

Dopo l'omelia, la benedizione e l'imposizione delle ceneri. È il cardinale Angelo De Donatis, penitenziere maggiore a metterle sul capo di Papa Leone che poi le impone sui fedeli. 

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Guarda il video integrale della celebrazione

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

© www.vaticannews.va, mercoledì 17 febbraio 2026

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