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L'arcivescovo di Campobasso-Bojano: come conciliare il pane con il creato? Il rispetto dell'ambiente con la necessità del vivere quotidiano?

Assieme allo scudetto per la pallavolo maschile - dedicato a tutti gli ammalati da un giocatore che ha sconfitto il cancro - c'è anche un piccolo progetto trentino andato in porto in questi giorni: «La Terra giustizia di Dio», un libro fresco di stampa scritto da Maria Teresa Pontara Pederiva per promuovere l'educazione alla responsabilità del creato.

Un tema ricorrente per i lettori di Vino Nuovo dove si è riflettuto più volte sulla necessità di suscitare il desiderio di prendersi cura della creazione, dono di Dio affidato a tutti gli uomini e alle generazioni future.

A partire dai dati della scienza, dalle indicazioni del magistero e dalla riflessione teologica viene proposta un'educazione al creato attraverso un messaggio di speranza da condividere con quanti hanno a cuore la terra e i suoi abitanti, richiamata come urgente fin dalle prime parole di papa Francesco pronunciate quando ormai il testo andava in stampa.

Pubblichiamo la prefazione a firma di padre Giancarlo Bregantini, arcivescovo di Campobasso-Bojano, presidente della Commissione CEI per i Problemi Sociali e il Lavoro, la Giustizia e la Pace.

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Attualissimo questo libro. Perché la questione ecologica diventa sempre più di estrema pregnanza, in tutte le sue componenti. E quindi il saper educare ad essa con lungimiranza costituisce una priorità assoluta.

Basti pensare alla rovente questione dell'ILVA di Taranto. Conosco bene quel quartiere, per aver intessuto una solidale amicizia con i sacerdoti Giuseppini che ne curano la parrocchia: le abitazione vicinissime alle ciminiere, il fumo che ti entra in casa al soffio dei venti marini, la povere sulle lenzuola stese, che si fa veleno nei polmoni.

Eppure, le fiamme degli altiforni si fanno anche fiamma che tiene acceso il gas di casa. Diventa lavoro per migliaia di operai e di famiglie. E' pane, anche se amaro.

E allora, che scegliere? Come conciliare il pane con il creato? Il rispetto dell'ambiente con la necessità del vivere quotidiano?

Interrogativi immensi, che solo una magistratura decisa e tenace ci costringe a guardare con vivezza e finalmente con chiarezza. Forse tardivi, perché se fossimo stati accorti ed educati al creato, non si sarebbe costruito un villaggio di case popolari accanto alle ciminiere, già da tempo presenti su quel territorio!

Ecco, perché l'arte dell'educare al Creato diventa sempre più necessaria. Anche perché gli errori ed i limiti precedenti, frutto di poca sensibilità sociale e culturale, possono ora essere rimediati. E superati.

La sensibilità è infatti cresciuta, più vicina alla storia odierna, soprattutto dei giovani, che sentono vivissimo il loro cuore attento all'erba che cresce, al cielo azzurro, all'aria pulita, al territorio risanato. In un lavoro che garantisca il futuro.

Ma l'autrice, per la sua accorta sensibilità in mezzo ai giovani cui insegna scienze naturali nei licei, sente che non sempre gli investimenti fatti sul piano formativo hanno prodotto davvero un reale cambiamento sociale e culturale e politico.

Da qui, il desiderio di scrivere questo bel libro, riccamente documentato, fatto strumento per insistere nella formazione alla questione ecologica.

Letta però non in chiave di buonismo, ma nella logica stringente ed esigente della giustizia. Come bene esprime il titolo. Perché di giustizia si tratta, filo rosso di tutto il libro. Solo in termini di giustizia, infatti, i nostri figli avranno quella stessa acqua limpida delle fontane del Trentino, che è la culla di questo libro oltre che del mio cuore di vescovo. Perché le generazioni future hanno lo stesso nostro diritto di avere un ambiente pulito, chiaro e luminoso. Non affumicato dai fumi, non privato del pane ma fraterno, fecondo e bello!

Così l'arte dell'educare al Creato si fa coraggio, scelta decisa, tenace. Anzi, l'autrice afferma con chiarezza che quest'arte diventa vera palestra di virtù sociali preziosissime, alla luce del Magistero (del Papa Benedetto XVI, soprattutto!) che su questo punto sta finalmente sfornando documenti bellissimi e profetici, sulla scia anche delle Chiese protestanti ed ortodosse. Documenti ben riassunti nel loro nocciolo da Maria Teresa, con competenza di studiosa di etica, alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa.

E allora, l'educare al creato diventa scuola di gratuità e di stupore per la bellezza della vita. Perché c'è una grammatica da rispettare, che non creo ma scopro, già presente prima di me. La dobbiamo solo "custodire", perché possa fiorire in bellezza e freschezza. E come c'è un'ecologia dell'ambiente, c'è una ecologia del cuore. Entrambe da coltivare, con armonia! E se come si cura la bellezza delle aiuole, ancor più si deve rispettare la creatura nel grembo della madre. Anzi, solo se c'è questo nativo rispetto verginale della creazione nel grembo materno, potremo avere veramente il rispetto di ogni altro filo d'erba, come ben dice la Caritas in Veritate!

Ci si accorge poi che se si rispetta il creato, il creato rispetta te. E se un paese della amata Calabria cura i suoi olivi difendendoli dal fuoco divoratore degli incendi estivi, quegli stessi olivi diventano poi le sentinelle che sapranno difendere, in autunno, le case vicine dalla frane improvvise. Come ho potuto constatare de visu, più volte nella mia esperienza di vescovo al Sud.

È quell'armonia, che il libro mai si stanca di sottolineare con argomentazioni bellissime e fitte.

Così si evidenzia nel testo che la green economy diventa sempre più un futuro dal forte investimento, con ricche ricadute sul piano occupazionale e sociale. Prospettive di grande speranza per tutti, che Maria Teresa mai manca di evidenziare nei vari intrecciati capitoli.

Ecco allora anche la riscoperta della bellezza nei monasteri, sulla scia dei grandi santi medioevali: Francesco, Benedetto e Ildegarda di Bingen. Da loro, dobbiamo e possiamo imparare le virtù ecologiche, che vanno insegnate nelle scuole e nelle parrocchie, piuttosto lente e tardive in questo lavoro educativo! A differenza dei monasteri e dei santuari, che grandemente coltivano l'arte dell'educare al creato.

La controprova l'ho più volte amaramente sperimentata in Calabria: i paesi di mafia sono i più brutti, trascurati, disordinati. L'opposto dei monasteri. Perché la bellezza interiore produce quella esterna, come la bruttezza e cattiveria del cuore si riflette sul paesaggio trasandato e sudicio. Per cui posso affermare, con forza, che il gusto del bello è la miglior forma di antimafia!

E che dire delle proposte che vengono con chiarezza presentate nel testo: sono il segno di una valenza educativa diffusa e variegata. Piacevole, nel lato espositivo, perché arricchisce il libro e la fa realmente un testo di lavoro e una guida operativa.

Soprattutto la naturale insistenza sul cambiamento dei nostri stili di vita, perché la sobrietà sia la misura reale della giustizia distributiva!

Al lettore interessato il gusto di scoprire altre pagine belle, come la consapevolezza del limite che l'ecologia insegna. Ma anche la stima per il lavoro dei nostri contadini, specie quelli di montagna: non solo producono cibo, ma anche sanno custodire con cuore verginale la intatta bellezza della natura, con la cultura, in un intreccio fecondo, per cui la natura non viene violata dalla cultura, ma anzi arricchita. In reciproca necessità e fecondità!

Grazie allora alla nostra Maria Teresa, al suo attento sguardo la cuore dei ragazzi, alla sua feconda penna di studiosa e di scrittrice, altre volte gustata.

Ed un grazie a tutti i lettori, con l'augurio che si possa sempre ripetere la grande parola della genesi, dopo che Dio aveva contemplato il suo Giardino: ...e Dio vide che era cosa buona, bella, per tutti!

 

+ p. GianCarlo Bregantini, Vescovo

© www.vinonuovo.it, 17 maggio 2013

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