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Incontro Cei Mediterraneo. Nel quartiere Libertà di Bari dove la speranza ha il volto dei giovani

Viaggio nel quartiere Libertà di Bari dove sorge l’opera salesiana “Redentore”: 20mila metri quadrati di campi sportivi, oratori, centri diurni, scuole professionali. Ma anche percorsi alla legalità e alla giustizia contro ogni forma di criminalità, soprattutto mafiosa. Cuore pulsante di questa attività è la Parrocchia del Redentore che accoglierà il cardinale Cristóbal López Romero, uno dei delegati all’Incontro sul Mediterraneo. Don Francesco Preite, “c'è sempre una speranza nei giovani altrimenti non avrebbe senso tutto quello che facciamo qui”

20mila metri quadrati di amicizia e futuro. Si presenta così l’opera salesiana Redentore di Bari che sorge nel cuore del quartiere Libertà in via dei Martiri d’Otranto. Uno spazio aperto fatto di campi sportivi, scuola di formazione professionale, oratorio, centri diurni. A dirigerlo c’è un giovane ed intraprendente sacerdote salesiano, don Francesco Preite che fatica a fermarsi tra un accordo da prendere con le educatrici, un appuntamento con i ragazzi dell’oratorio e una conferenza di Libera sulla legalità a cui partecipare con un gruppo di giovani. E’ qui, nella parrocchia adiacente, che don Francesco e il parroco accoglieranno il cardinale Cristóbal López Romero, arcivescovo di Rabat (Marocco). E’ una delle tante parrocchie della arcidiocesi di Bari che questa sera accoglierà i delegati dell’Incontro “Mediterraneo, frontiera di pace” (Bari, 19-23 febbraio 2020). Anche il cardinale Romero è un salesiano. L’icontro con lui sarà un’occasione di conoscenza, confronto e dialogo. Marocco e Bari: da una sponda all’altra del Mediterraneo, i problemi sono diversi ma la sfida del disagio giovanile e della speranza è la stessa.

L’Opera salesiana di Bari è antichissima: risale al 1905 ed è stata fondata da don Michele Rua, il primo successore di Don Giovanni Bosco che scelse questo luogo, allora alla periferia della città, per andare incontro ai giovani che si trovavano a vivere in condizioni di scarto. Negli anni, i volti del disagio sono cambiati. Forse si sono moltiplicati e così anche l’opera dei salesiani ha dovuto adeguarsi alle richieste per essere nel cuore di questo quartiere una porta aperta al futuro. Don Francesco elenca tutti i progetti messi in atto: un convitto per 30 ragazzi universitari fuori sede; una comunità educativa residenziale (sostenuta dalla caritas e con i fondi dell’8xmille) per minori non accompagnati e minori segnalati dal tribunale penale; una scuola di formazione professionale per 60 ragazzi con licenza media, con alle spalle esperienze di abbandono e dispersione scolastica; un centro socio-educativo diurno per 30 minori che accoglie ragazzi a rischio di emarginazione e devianza ed infine un laboratorio culturale con “la biblioteca di quartiere”. Il cuore pulsante dell’opera sono la parrocchia e l’oratorio frequentato da 300 ragazzi del quartiere, dagli 8 ai 25 anni, dove qui possono trovare anche progetti di sostegno scolastico, programmi di catechismo e percorsi ludici e sportivi.

Via dei Martiri d’Otranto attraversa il quartiere Libertà: un crocevia perfettamente quadrato di strade, vitale, multietnico, giovane, segnato però dalla criminalità organizzata che trova qui facile manovalanza tra giovani che faticano a trovare altre vie di vita e di futuro possibili. E’ qui, tra queste vie, che qualche giorno fa, in occasione dell’annuale Festa della Candelora di Bari organizzata in via Nicolai, si è consumato il rituale religioso della famiglia Sedicina, legato alla criminalità organizzata, condannato senza sé e senza ma dal sindaco De Caro e dall’arcidiocesi di Bari. Ed è qui che fu minacciata, anche di morte, la giornalista Maria Grazia Mazzola per le sue inchieste contro la mafia. I salesiani hanno accolto la sfida ed hanno avviato un progetto di formazione. Don Francesco preferisce chiamarlo “un cantiere antimafia, un percorso al senso di giustizia contro ogni forma di criminalità”.

Difficoltà di integrazione, mancanza di prospettive lavorative, dispersione e abbandono scolastico, la minaccia della mafia. “C’è sempre una speranza nei giovani altrimenti non avrebbe senso tutto quello che facciamo qui, e cioè restituire ai giovani il loro presente, dar loro la possibilità di viverlo pienamente, per dare una prospettiva di futuro. Dare speranza a questi giovani – dice don Francesco – significa giocare con loro, ridere insieme, ascoltare le loro aspettative, i loro sogni ma anche i loro interrogativi. Significa prevenire ogni forma di disagio e accompagnarli alla ricerca di un lavoro, in questo contesto così precario e difficile. Significa educare a non scoraggiarsi mai e continuare a credere che è sempre possibile raggiungere degli obiettivi”.

Maria Chiara Biagioni

© www.agensir.it, venerdì 21 febbraio 2020

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