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Indice mondiale Cesvi. Guerre e carestie alimentano la fame nel mondo

Il global index presentato a Bergamo evidenzia che in 52 paesi la situazione è drammatica: dalla Repubblica centrafricana, alla Libia, dalla Somalia ad Sud Sudan l'Africa è il continente più a rischio

I progressi ci sono, ma sono lenti. E la piaga della fame continua a colpire milioni di persone. In molti paesi si registrano crisi alimentari acute e carestie: sono 52 quelli nei quali i livelli di malnutrizione e di insicurezza alimentare sono allarmanti. Con un punteggio medio di 21.8 (che nella scala da 0 a 100 è definito come grave) l'Indice globale della fame del 2017 è del 27% più basso rispetto a quello del 2000 (29.9). È la fotografia scattata dall'ultimo Global Hunger Index (GHI) 2017, il rapporto sullo stato della fame di 119 Paesi del mondo, presentato a Bergamo nel corso del G7 Agricoltura dall'Ong Cesvi, alla presenza di Maurizio Martina, ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, di Phil Hogan, Commissario europeo per l'Agricoltura e di Daniela Bernacchi, Ceo e General Manager di Cesvi.

L'analisi su base regionale evidenzia che a soffrire maggiormente la fame sono le popolazioni di Asia meridionale e Africa subsahariana. I punteggi di entrambe, rispettivamente 30.9 e 29.4, rientrano nella categoria grave. Resta drammatica la situazione della Repubblica Centrafricana, unico Paese con un livello di fame (50.9) classificato come estremamente allarmante e che non ha evidenziato finora alcun progresso. Il rapporto del 2017 non include dati di 13 Paesi non calcolabili a causa di gravi problemi politici e sociali. Ma nei quali si teme che la situazione sia particolarmente grave: è il caso, ad esempio, della Libia dove i conflitti armati e l'instabilità politica pregiudicano la sicurezza alimentare di circa 250.000 sfollati interni, della Siria martoriata da sette anni di guerra civile con effetti devastanti sull'alimentazione per oltre la metà della popolazione, del Sud Sudan dov'è stata dichiarata quest'anno una grave carestia e della Somalia che, colpita da una grave siccità, si trova sull'orlo di una carestia con 3 milioni dipersone (su 11 milioni in totale) in situazione di crisi o diinsicurezza alimentare.

Il commissario Hogan ha sottolineato l'obbligo per l'Europa di esserci. "È fondamentale che l'Ue sia proattiva per lavorare con i paesi africani e sradicare la fame". "Dobbiamo distribuire meglio il cibo e promuovere l'uso delle nuove tecnologie per far fronte a spreco alimentare - ha aggiunto Hogan -. La nostra sfida è politica, arrivare all'obiettivo zero fame richiede un'azione globale. Dobbiamo dare grande importanza all'agricoltura che può essere fondamentale per conseguire progressi disviluppo sostenibile".

Il ministro Martina ha ricordato che "815 milioni di persone non hanno accesso al cibo" e che tutti abbiamo la "responsabilità di trovare delle soluzioni". Per affrontare questa sfida è importante "la promozione di un'agricoltura sostenibile, anche dal punto di vista sociale, che valorizzi i piccoli produttori". "La lotta alla fame è fondamentale anche in relazione ai flussi migratori" ha aggiunto il ministro. E infatti la "Somalia colpita da una delle peggiori carestie della storia è uno dei paesi dai quali si origina parte del flusso migratorio" come ha osservato Daniela Bernacchi di Cesvi. "L'Indice Globale della Fame - ha aggiunto - mostra con grande chiarezza che il problema fame non è solo un problema degli ultimi ma è un dramma che appartiene a tutti".

Cinzia Arena

© Avvenire, venerdì 13 ottobre 2017

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