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Koch: un Vademecum per promuovere l'unità dei cristiani

Il Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani pubblica il "Vademecum ecumenico", un documento ricco di indicazioni pratiche a sostegno della missione dei vescovi nella promozione dell'unità dei cristiani

"Un dovere e un obbligo", non un'attività accessoria, "opzionale", del proprio ministero. È questo il livello cui si gioca, per un vescovo, la responsabilità di promuovere "la causa ecumenica". A richiamarlo con chiarezza è il documento reso noto oggi dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. Il Vescovo e l’unità dei cristiani: vademecum ecumenico, questo il titolo del contributo elaborato dal dicastero e approvato dal Papa, vuole essere un "supporto" per ogni pastore e una risposta, viene spiegato, a delle sollecitazioni scaturite in un incontro di qualche anno fa. A questa particolare missione ecumenica aveva fatto riferimento Francesco nella sua lettera in occasione del 25° anniversario dell’enciclica Ut unum sint (1995), nella quale si augurava che il Vademecum diventi “incoraggiamento e guida" nell'impegno dei vescovi verso l'unità di tutto il corpo cristiano - impegno, si precisa nell'introduzione al documento, "che riguarda la Chiesa intera".

"Sfida per i cattolici"

Il testo è suddiviso in due parti, una dedicata alla promozione dell'ecumenismo, l'altra alle relazioni tra i cristiani con diverse sezioni relative alle modalità con cui questo è reso possibile. Nella prima parte la ricerca dell'unità viene indicata come "una sfida per i cattolici" e il vescovo come "uomo di dialogo che promuove l'impegno ecumenico", responsabile delle iniziative in questo campo. Inoltre vengono delineate le modalità della formazione, gli ambiti in cui essa si sviluppa, i mezzi necessari per promuoverla e si forniscono alcune "indicazioni pratiche", del tipo "assicurarsi che in tutti i seminari e in tutte le facoltà di teologia ci sia un corso obbligatorio di ecumenismo", oppure che documentazione e materiale su questo argomento sia diffuso "attraverso il sito web diocesano". 

Pronti al primo passo

La seconda parte definisce il movimento ecumenico "uno e indivisibile" sia pure con "forme differenti a seconda delle diverse dimensioni della vita ecclesiale". Si parla dell'"ecumenismo spirituale" - e dunque, fra l'altro, la necessità di pregare con altri cristiani" e di condividere momenti, feste e tempi liturgici, grazie a un calendario comune che consente ai cristiani di prepararsi insieme alla celebrazione delle feste più importanti. Si parla poi del "dialogo della carità" e dello sprone a una cultura dell'incontro per cui i cattolici, si afferma, "non devono aspettarsi che siano gli altri cristiani ad avvicinarsi a loro" ma siano invece "sempre pronti a fare il primo passo". Viene approfondito quindi l'ecumenismo pastorale, le missioni e le catechesi, la condivisione della vita sacramentale, per arrivare poi all'"ecumenismo pratico" - ovvero la collaborazione fra cristiani per esempio nella difesa della vita o nella lotta alle discriminazioni - e all'"ecumenismo culturale".

Nell'intervista ai media vaticani, il presidente del Pontificio Consiglio per l'Unità dei cristiani, il cardinale Kurt Koch, parla della gestazione del documento e ne ribadisce i punti salienti.

Come è nato questo documento e qual è il suo scopo?

R. - Il Vademecum ecumenico è nato da una richiesta avanzata dai membri del nostro Pontificio Consiglio nel 2016. Si sentiva la necessità di un breve documento che potesse incoraggiare, assistere e guidare i Vescovi cattolici nel loro servizio di promozione dell’unità. Inoltre, con la pubblicazione di questo Vademecum ecumenico volevamo celebrare il venticinquesimo anniversario dell’enciclica Ut unum sint, e il sessantesimo anniversario dell’istituzione del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.

Perché un testo specifico per i Vescovi?

R. - La responsabilità del Vescovo nel promuovere l’unità dei cristiani è chiaramente affermata nel Codice di diritto canonico. L’impegno ecumenico del Vescovo non è una dimensione opzionale del suo ministero, bensì un dovere e un obbligo.

Qual è stato il processo di preparazione di questo nuovo documento?

R. - La preparazione del Vademecum ecumenico è durata circa tre anni. Una prima bozza è stata preparata dagli officiali di questo Pontificio Consiglio e poi presentata durante la plenaria del Dicastero nel 2018. Il testo è stato in seguito inviato a numerosi Dicasteri della Curia Romana. Infine il Santo Padre ha approvato il Vademecum, definendolo come un “incoraggiamento e guida” all’esercizio delle responsabilità ecumeniche dei Vescovi. Il Vademecum si basa sul Direttorio ecumenico del 1993. Non si trattava, tuttavia, di ripetere questo documento, ma piuttosto di proporre una breve sintesi, aggiornata e arricchita dai temi portati avanti nel corso degli ultimi pontificati, e sempre adottando il punto di vista del Vescovo: una guida che possa ispirare lo sviluppo dell’azione ecumenica.

Ci può riassumere il contenuto del testo?

R. - Il documento si articola in due parti. La prima parte, intitolata “La promozione dell’ecumenismo nella Chiesa cattolica”, espone ciò che viene richiesto alla Chiesa cattolica nell’adempimento della sua missione ecumenica. Prende dunque in considerazione le strutture e le persone attive in campo ecumenico a livello diocesano e nazionale, la formazione ecumenica e l’uso dei mass media diocesani. La seconda parte, intitolata “Le relazioni della Chiesa cattolica con gli altri cristiani”, esamina quattro modi in cui la Chiesa cattolica interagisce con altre comunità cristiane. Il primo modo è quello dell’ecumenismo spirituale, che è “l’anima del movimento ecumenico”, come dice il Concilio Vaticano II. Il Vademecum sottolinea in particolare l’importanza delle Sacre Scritture, dell’“ecumenismo dei santi” e dell’“ecumenismo del sangue”, della purificazione della memoria. Viene poi il dialogo della carità, che si occupa della promozione di una “cultura dell’incontro” a livello di contatti e di collaborazione quotidiani. Segue il dialogo della verità, che si riferisce al dialogo teologico con gli altri cristiani. Infine, c’è il dialogo della vita. Con questa espressione si designano occasioni di scambio e di collaborazione con altri cristiani in tre campi principali: la cura pastorale, la testimonianza al mondo e la cultura.

Eminenza, ci può dire qualche parola circa l’aspetto pratico del Vademecum ecumenico?

R. - Il Vademecum non solo ricorda i principi dell’impegno ecumenico del vescovo ma riporta un elenco di “raccomandazioni pratiche” che riassumono, in termini semplici e diretti, i compiti e le iniziative che il Vescovo può promuovere a livello locale e regionale. Infine, in Appendice, offre una breve descrizione dei partner della Chiesa cattolica nei dialoghi teologici internazionali e dei principali temi affrontati.

Eminenza, cosa si auspica con tale pubblicazione?

R. - Papa Francesco spesso ribadisce che l’unità si fa camminando: se camminiamo insieme con Cristo, Lui stesso realizzerà l’unità: “L’unità non verrà come un miracolo alla fine: l’unità viene nel cammino, la fa lo Spirito Santo nel cammino” (Basilica di San Paolo fuori le Mura, 25 gennaio 2014). Mi auguro che questo Vademecum, la cui etimologia significa “vieni con me”, possa essere un aiuto sul cammino dei Vescovi e di tutta la Chiesa cattolica verso la piena comunione per la quale il Signore ha pregato. 

Gabriella Ceraso e Alessandro De Carolis - Città del Vaticano

© www.vaticannews.va, venerdì 4 dicembre 2020