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La datazione della morte di Erode il Grande e l’inizio dell’Era Cristiana

La nuova datazione proposta permette di collocare tutte le notizie storiche fornite da Giuseppe Flavio in un quadro coerente, e permette anche di recuperare la tradizione rabbinica sul giorno della morte di Erode

La datazione della morte di Erode il Grande e l’inizio dell’Era Cristiana[1]

 

In un precedente studio, fatto in collaborazione con Fernando La Greca, pubblicato su Annales Theologici, rivista internazionale di Teologia della Pontificia Università della Santa Croce,[2] abbiamo verificato, attraverso l’ausilio dell’astronomia, che il venerdì 23 aprile 34 potrebbe essere stato il giorno della crocifissione di Gesù di Nazaret. Ponendo nel 34 la crocifissione di Gesù, l’anno d’inizio dell’era cristiana, l’1 a.C., diventerebbe immediatamente compatibile con la tradizione patristica che indica un’età di Gesù il giorno della sua morte pari a 33 anni e qualche mese. Tale datazione della nascita di Gesù rimanda immediatamente a quella della morte di Erode. Infatti, secondo quanto narrato nel cap. 2 del Vangelo secondo Matteo, la strage degli Innocenti fu decretata proprio dal re idumeo e Gesù era, evidentemente, già nato. Dunque, Erode deve essere morto dopo la nascita di Gesù.

Secondo lo storico Giuseppe Flavio, Erode il Grande sarebbe morto dopo un’eclisse di luna visibile da Gerusalemme. La datazione classica della morte di Erode è posta nel 4 a.C. a seguito degli studi fatti, poco più di un secolo fa, da E. Schürer. Questo storico, cercando negli almanacchi astronomici del suo tempo, trovò un’eclisse di luna, visibile da Gerusalemme nel marzo del 4 a.C. Da questo dato astronomico e da altre considerazioni storiche conseguì la datazione della morte del re idumeo nel 4 a.C. Da allora è stata messa in dubbio la correttezza del calcolo dell’inizio dell’era cristiana effettuato, circa 14 secoli fa, da Dionigi il Piccolo e, comunemente, si ritiene che la nascita di Gesù debba porsi almeno nel 5 a.C. Non sarebbero, cioè, già trascorsi 2019 anni dalla nascita di Cristo ma almeno 2024.

Alla luce, però, di recenti studi dell’astronomo B. E. Schaefer sull’effettiva visibilità ad occhio nudo delle eclissi lunari, si è compreso che quando soltanto un terzo del disco lunare è coperto dall’ombra della Terra, il bagliore della parte illuminata della luna nasconde il fenomeno astronomico ed essa appare nel suo aspetto, vista senza strumenti ottici, molto simile a quello di un usuale plenilunio. In tale situazione un osservatore non dotato di cannocchiale o telescopio difficilmente può accorgersi dell’eclissi in atto. E queste sono proprio le caratteristiche dell’eclissi lunare del 13 Marzo 4 a.C. che, dopo gli studi di E. Schürer, comunemente si associa alla datazione classica della morte di Erode il Grande, in base agli avvenimenti narrati da Giuseppe Flavio che annota una eclissi di luna avvenuta proprio in concomitanza con la dipartita del re. L’eclissi lunare del 4 a.C., in base agli studi di B. E. Schaefer, però, non può essere associabile alla morte del re idumeo, poiché non notabile ad occhio nudo da eventuali testimoni notturni. Questo lo storico E. Schürer, all’inizio del 1900, non lo sapeva. D’altra parte gli almanacchi astronomici del tempo indicavano la visibilità, da determinate regioni della Terra, delle eclissi parziali di luna ipotizzando l’uso di idonei telescopi, quelli disponibili nel 1900, strumenti che, all’inizio dell’era cristiana non erano ancora stati inventati.

La datazione classica della morte di Erode nel 4 a.C. è, quindi, affetta da questo grave errore: Schürer ignorava che l’eclisse del 13 Marzo 4 a.C. non fosse visibile ad occhio nudo. Dunque, la datazione classica della morte di Erode non può essere corretta.

La ricerca di altre eclissi lunari associabili alla morte di Erode il Grande che siano state effettivamente visibili ad occhio nudo e l’analisi astronomico-calendariale effettuata hanno portato alla compatibilità della datazione della nascita di Gesù proprio con l’inizio dell’era cristiana, nell’1 a.C., secondo l’indicazione di Dionigi il Piccolo, sotto l’ipotesi di co-reggenza del re idumeo con i suoi figli durante gli ultimi anni del suo regno, iniziata nel 3 a.C. e durata almeno sino all’inizio del 3 d.C., periodo in cui Erode sarebbe morto, dopo l’eclissi di luna dell’8-9 novembre del 2 d.C., che fu la prima dell’era cristiana ad essere visibile ad occhio nudo da Gerusalemme. La collocazione nel 3 a.C. dell’inizio della co-reggenza del re idumeo con i figli eredi è frutto della convergenza di tanti elementi cronologici riportati da Giuseppe Flavio in Antichità Giudaiche. La durata del periodo di co-reggenza, terminato all’inizio del 3 d.C. trova un’indiretta conferma, dal punto di vista archeologico, dal non aver mai trovato monete indicanti un anno di regno inferiore al quinto per Erode Archelao, Filippo Erode ed Erode Antipa, figli di Erode il Grande. Ciò implica che i figli di Erode il Grande siano stati co-reggenti con il padre per circa quattro anni, e che appena morto il re loro predecessore, iniziarono a coniare monete con il riferimento al loro regno, conteggiando nel computo totale anche gli anni di co-reggenza con il padre.

La nuova datazione proposta permette di collocare tutte le notizie storiche fornite da Giuseppe Flavio in un quadro coerente, e permette anche di recuperare la tradizione rabbinica sul giorno della morte di Erode, il 2 di Shevat (24 Gennaio 3 d. C.). In tal modo la dipartita del re idumeo sarebbe separata dall’eclissi e dalla successiva Pasqua di quell’anno (6 aprile) da un periodo di tempo sufficientemente lungo per permettere a tutti gli avvenimenti descritti da Giuseppe Flavio di essere effettivamente accaduti.

Infatti, proprio a riguardo del periodo intercorrente tra l’eclissi di luna e la pasqua seguente, diversi studi hanno sollevato delle obiezioni pertinenti sulla datazione classica della morte di Erode. I dubbi nascono dalla constatazione – leggendo le Antichità Giudaiche – che gli eventi narrati da Giuseppe Flavio sono troppi per essere avvenuti in soli 29 giorni, quelli che separano l’eclissi di luna del 13 marzo e la data della Pasqua dell’anno 4 a.C. Ricordiamo, giusto per fare qualche esempio, i diversi spostamenti di Erode in cerca di qualche rimedio poiché gravemente malato, o gli spostamenti dei suoi sudditi, che dovrebbero essere avvenuti in quei 29 giorni:

Benché straziato da forti e insopportabili dolori, si lusingava nella speranza di guarirne fidando nei medici che chiamava, e nei rimedi che suggerivano e che lui mai ricusava. Quindi, passato il Giordano, si bagnò nelle sorgenti calde di Calliroe (Antichità Giudaiche, XVII, 171); Poi si recò nuovamente a Gerico… (Antichità Giudaiche, XVII, 173). Ai Giudei notabili era stato ordinato di recarsi da lui da ogni parte della nazione: vi si recarono molti poiché era stata convocata tutta la nazione, e tutti avevano obbedito a questo ordine (Antichità Giudaiche, XVII, 174).

Tutti questi spostamenti dovrebbero aver richiesto tempi non trascurabili, ad esempio affinché i messi del re abbiano raggiunto i “notabili” con l’ordine di recarsi da lui, e affinché questi ultimi abbiano adempiuto a tale ordine. Ed anche le “cure termali” di Erode nelle sorgenti calde di Calliroe certamente saranno durate diversi giorni. Inoltre, l’uccisione del figlio Antipatro, la morte di Erode dopo cinque giorni, il tempo necessario per preparare dei funerali solenni degni della morte di un re e il periodo di lutto della durata minima di una settimana sono tutti avvenimenti da porsi in quei 29 giorni, prima della Pasqua, festa in cui il lutto era proibito e se ci fosse stata questa concomitanza Giuseppe Flavio l’avrebbe certamente annotata. Ma di questo non c’è alcuna traccia nei suoi scritti.

  1. E. Steinmann ha calcolato che la sequenza di avvenimenti descritti da Giuseppe Flavio, dopo l’eclissi lunare, per aver avuto effettivamente luogo dal punto di vista temporale, avrebbe richiesto non meno di 41 giorni di tempo consecutivi. Quest’autore sottolinea come tale numero debba essa considerato il valore minimo ammissibile sotto il quale non si può scendere se si vuole dare un minimo di credibilità alla narrazione degli avvenimenti riportata da Giuseppe Flavio riguardo alla morte di Erode, e ricorda come altri autori abbiano calcolato intervalli temporali più ampi, sino a 60 giorni. Anche per i suddetti motivi diversi autori sostengono che non possa essere stata quella del 4 a.C. l’eclissi da associare alla morte del re idumeo.

Alla luce di tutte le precedenti considerazioni, assume una valenza particolare l’aver dimostrato nel nostro precedente studio del 2017 che l’indicazione dei “46 anni del tempio” del vangelo giovanneo, posta in relazione ad una datazione della crocifissione nel 34 d.C. e ad un primo anno di vita pubblica di Gesù nel 31, permette di collocare l’inaugurazione del santuario del tempio, fatto ricostruire da Erode il Grande, nel 16 a.C. Infatti, l’ipotesi che l’inizio dei turni delle classi sacerdotali sia avvenuto in occasione dell’inaugurazione cultuale del nuovo santuario, in concomitanza della pasqua del 16 a.C., ha permesso di ottenere che uno dei turni della classe di Abia (cfr. Lc 1,8), cui apparteneva Zaccaria, sarebbe caduto dal 20 al 27 settembre del 2 a.C., in perfetto accordo con la tradizione della Chiesa d’Oriente che pone l’annuncio dell’angelo della nascita del Battista proprio al 23 settembre. Conseguentemente, dal precedente quadro cronologico, deriva che anche la datazione che la tradizione propone per la nascita di Gesù, all’inizio dell’inverno dell’1 a.C. – fine dicembre dell’1 a.C. o inizio gennaio dell’1 d.C.[3]- potrebbe avere una sua valenza storica, poiché la narrazione lucana chiarisce che al momento del concepimento di Gesù da parte di Maria, Elisabetta, madre di Giovanni, era nel sesto mese di gravidanza (cfr. Lc 1,26).

È interessante anche notare che la ricostruzione cronologica ottenuta si correla perfettamente con il dato riportato dall’evangelista Matteo (cfr. Mt 2,16) dei bambini uccisi per ordine di Erode di età sotto i due anni. Assumendo, infatti, la storicità del racconto, questo implicherebbe che Gesù dovrebbe essere nato circa due anni prima della morte del re idumeo. Si tratta di una condizione che non abbiamo imposto ma che ritroviamo come risultato della ricostruzione cronologica. Dall’inizio dell’inverno dell’1 a.C., infatti, sino al gennaio del 3 d.C., momento in cui porre la morte di Erode dopo il periodo di co-reggenza con i figli, intercorrono circa due anni, in perfetta sintonia con il testo dell’evangelista Matteo. Alla luce di tutte le precedenti considerazioni, l’attendibilità dell’ipotesi secondo cui la nascita di Gesù di Nazaret sia stata posta all’inizio dell’inverno per sostituire una festa pagana – quella del Sol invictus – con una cristiana, andrebbe attentamente riconsiderata. Anche l’affermazione che il calcolo effettuato da Dionigi il Piccolo sulla datazione della Natività, che dà inizio convenzionale all’era cristiana, debba essere sbagliato di circa quattro anni, non sarebbe più giustificata.

 

Liberato De Caro

 

Per saperne di più:

 

[1]    F. La Greca e L. De Caro, La datazione della morte di Erode e l’inizio dell’Era Cristiana, Annales Theologici 33 (2019).

[2]    F. La Greca e L. De Caro, Nuovi studi sulla datazione della crocifissione nell’anno 34 e della nascita di Gesù il 25 dicembre dell’1 a.C., Annales Theologici 31 (2017).

[3]    L’anno “zero”, infatti, non è contemplato nel nostro calendario e, nel conteggio, si passa dal 31 dicembre dell’1 a.C. direttamente al primo gennaio dell’1 d.C.

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