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La nuova nascita

La figura di Nicodemo è da annoverarsi tra le molteplici peculiarità del testo giovanneo, che è presente solo in 3 brevi pericopi e completamente estranea ai Vangeli sinottici

Attratto dai segni di Gesù, ma non ancora convinto, Nicodemo cerca di incontrare il misterioso Taumaturgo nelle tenebre della notte, che alludono sia alla sua mancanza di fede-luce sia alla situazione già pericolosa in cui viveva Cristo, e proprio in quel contesto, a quattrocchi, i due intrecciano un colloquio ricco di pathos (Gv 3,1-15), che solo successivamente diventa monologo, mentre Nicodemo scompare nel sottofondo, per manifestarsi allo scoperto solo nel prosieguo, nel ruolo di avvocato difensore di Gesù (Gv 7,44-52) ed ancora, nell’ultima pericope, a conclusione di un vero cammino spirituale, addirittura nel ruolo di discepolo, riconoscendo la regalità di Cristo (Gv 19,38-42), avvalorata dalla scelta degli aromi, quale simbolo di immenso amore, proprio per ungere e profumare il Corpo Santo.

Provocato dai sacerdoti e dai farisei, Gesù parla a più riprese del Suo rapporto con Dio-Padre e così facendo scandalizza chi non vuole riconoscerlo come Messia; sennonché mescolati tra i nemici vi sono anche persone che già credono in Lui, ma che non si palesano pubblicamente, e molti curiosi che cercano un contatto diretto con quel Personaggio straordinario. A costoro appartiene Nicodemo, il cui nome significa “popolo vittorioso”, che lascia presagire già il futuro cristiano di vincitore e vittorioso e che compare solo nel Vangelo di Giovanni. Il ruolo che Nicodemo svolge nel dramma emerge sin dalle prime battute della conversazione, ambigua e piena di fraintendimenti, in cui i verbi singolari mutano d’un tratto in plurali, quando Gesù estende a tutti i lettori il Suo messaggio, che non può e non deve essere circoscritto all’interlocutore del momento.

Per inquadrare il personaggio occorre sapere che Nicodemo, che interpella Gesù chiamandolo subito “Rabbi”, riconoscendo nei Suoi “segni” il Suo ruolo di inviato di Dio, è un membro del Sinedrio, l’organismo politico-religioso che governava la Palestina giudaica sotto l’amministrazione romana: quindi non semplicemente un giudeo pio o solo un buon conoscitore della Legge, ma un vero e proprio “maestro d’Israele” e come tale vero e proprio capo degli intellettuali di quella società. Con poche battute dimostra di essere un uomo avveduto e posato, schietto nel parlare, ma anche misurato nei giudizi; onesto perché difende Gesù avvalendosi della Legge, seppur frenato proprio da questa; dotato di una sapienza troppo limitante, sebbene affascinato da Gesù, che gli ha come scosso il cuore: dietro i Suoi miracoli ha riconosciuto l’esistenza di una nuova realtà divina, di cui vorrebbe farvi parte anche lui e chiede qual è la strada per arrivarvi, cioè per diventare capaci di vedere il Regno di Dio.

Nicodemo cerca di parlare con Gesù ed è significativo che non osi accostarlo di giorno, a conferma del fatto che il clima fosse già molto rovente per la quantità dei Suoi nemici.

Nicodemo va di notte da Gesù, non necessariamente per paura, ma perché la notte secondo la concezione giudaica, era la più indicata per lo studio della legge, e, nel contesto della teologia giovannea, per far sottilmente capire che questo influente personaggio viene dalle tenebre della notte alla luce, che è Cristo. L’andare a Gesù in Gv indica la fede.

Tra i due uomini si sviluppa all’inizio del cap.3° un interessantissimo dialogo, unico nel suo genere nei quattro Vangeli, in cui Gesù, forse per la prima e unica volta, si trova alla presenza di un uomo molto profondo e proprio per questo motivo in certo qual modo scavalca le parole che questi proferisce, rispondendo a ciò che l’interlocutore pensa in profondità: ecco perché Nicodemo si sente pienamente compreso e non esita ad esprimere sino in fondo il suo pensiero con franchezza, dopo un primo momento di comprensibile reticenza. L’incontro tra i due mette anche in luce due fatti inseparabili attinenti al tema della salvezza, che, essendo un argomento essenziale nell’economica cristiana, non può essere meramente speculativo: da un lato, l’opera di salvezza compiuta in Gesù Cristo e, dall’altro, l’acquisto della salvezza da parte di ogni uomo.

Nella prima pericope Nicodemo si arena di fronte all’idea di rinascere, dal momento che non può concepire una vita al di là e al di sopra della natura umana. Ma Gesù scarta immediatamente l’assurdità supposta e precisa di quale parto si tratta, conducendo l’interlocutore lungo la catechesi giovannea, legata indissolubilmente ai due Sacramenti fondamentali della fede cattolica: il Battesimo (con riferimento all’acqua) e l’Eucaristia (con riferimento alla croce e al sangue), dove tra i due il primo risulta essere essenziale alla salvezza (Gv 3, 5), quale porta d’ingresso alla fede, che può essere rifiutata consapevolmente e quindi colpevolmente a rischio della dannazione eterna. Per conoscere il Regno di Dio, dice Gesù, occorre rinascere dall’acqua e dallo Spirito, cioè essere trapassati dallo Spirito, diventare una sola cosa con Lui. Gesù sottolinea il fatto che la rinascita avviene “in acqua e Spirito Santo”, cosicché lo Spirito di Dio è identificato con l’acqua viva.

L’inserimento in Cristo e, al contempo, nella Chiesa, per mezzo dallo Spirito Santo, implica un profondo rinnovamento interiore, anche perché il Battesimo non è un semplice suggello alla conversione individuale, ma comporta una nuova nascita e nuovi legami con le tre Persone della Trinità.

Nella misura in cui Dio, mediante il Suo Spirito, prende possesso dell’uomo, la nuova vita determina pure l’agire dell’uomo, irradiandosi in azioni di verità e di giustizia, in opere di pace e di riconciliazione, perché la vita nuova di Dio deve diventare concretamente visibile attraverso segni che la rivelano, in quanto l’amore per Dio deve incarnarsi e concretizzarsi nell’amore per il prossimo.

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