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La pazza estate del folletto da spiaggia

I racconti del buonumore 14

Mazapégul è un follettone peloso e bruttone che odia il mare perché ci sono i pesci gatto che pungono i piedi dei bambini. Un giorno il Mazpegul arriva al mare con un costume verde pisello a pallini rossi. Tutti si mettono a ridere, ma lui fa un rutto così forte che le persone che sono sulla spiaggia prendono paura e si buttano in mare. Quando la situazione è più tranquilla, Mazapégul decide di fare un bel bagno: fa così caldo! Ma proprio quando si sta avvicinando alla riva per tuffarsi ecco che Ugone il pescegattone si muove dal suo nascondiglio sotto la sabbia e pensa:
– Mo’ gli pungo il gran piedone... –
Mentre Ugone il pescegattone è quasi arrivato sotto l’acqua al piedone di Mazapégul, ecco che il Mazapégul comincia a fare il suo gioco preferito: le capriole nell’acqua. Dovete vederlo, così contentone... Solo che fa un gran risucchio e delle gran schiume e la gente intorno scappa e grida e manda accidenti. Ugone si sente centrifugato come uno strofinaccio nella lavatrice e ha le traveggole e non capisce più niente. A riva, intanto, il Bambino Più Antipatico del mondo ride e prende in giro il Mazapégul che fa le capriole. Gli dice:
– Guarda quello... sembra uno stupidone con quel costume verde pisello a far le capriole –.
Ma proprio mentre ridacchia, dall’acqua tutta spruzzona delle capriole del Mazapégul, il povero Ugone pescegattone viene schizzato via e vola, vola, vola... fino a cadere sul pollicione del bambino più antipatico del mondo, che si chiama Gustavo. Neanche a farlo apposta gli dà una pungiglionata sul ditone... così quello comincia a saltare e a urlare – Uuauuuuuu! Uuuaaaaauuuuu! –.
Mazapégul lo vede dall’acqua, pensa che sia una danza degli indiani e si mette a fare anche lui – Uasuuuu! Uauuuu! –.
Gustavo, pensando che Mazapégul lo stia prendendo in giro, si arrabbia ma non può fare niente perché il pungiglione gli fa un sacco male. Allora chiama il bagnino, che arriva di corsa con una pinza grande un metro e mezzo, ottima per togliere spine, schegge pungiglioni e aghetti. Gustavo, il BPA, liberato dal pungiglione di Ugone, va a chiamare i suoi amici antipatici: Cicca Morta, Orecchia Mozza, Dente Cariato e Chiappa Puzzona, una banda di bulli da spiaggia. Tutti insieme circondano il povero Mazapégul che era tornato a riva tutto bagnato, pelosone e felice. Lo minacciano. Lo spintonano. Il Mazapégul che pur è grande e grosso, ma si impressiona per la violenza del mondo, sta per mettersi a piangere, quando si ricorda di avere un’arma micidiale. Solo che ce l’ha nello zainetto che è lontano, sotto l’ombrellone. Allora prova a convincere i suoi nemici :
– Posso andare un attimo in bagno e poi mi menate quanto volete? –.
– No! –, gli dicono.
– Posso andare a prendere le chiavi della cabina e poi torno e mi massacrate di botte? –.
– No! –.
– Posso andare a comprare un ghiacciolo per tutti voi e poi mi riempite di calci e pugni fino a farmi svenire? –.
– Ah beh, allora... – dicono gli antipatici – Un ghiacciolo è quel che ci vuole con questo caldo... –.
Mazapégul va verso il bar, ma, con un balzo incredibilissimo, arriva al suo zainetto lasciato sotto l’ombrellone e tira fuori la sua arma segreta.. Un misterioso oggetto. Sembra una pistola, ma non lo è. I suoi assalitori lo guardano sgomenti mentre lui torna con passo sicuro e sorrisetto trionfante verso di loro. Non ha preso il ghiacciolo, no. Ma la sua fida "sparacacchedicapra" calibro 45. Una specie di pistola che spara a velocità supersonica palline di cacca di capra dure come sassi. La tira fuori solo nei momenti di maggior pericolo. Una volta impedì solo agitandola che un puzzone gli sgonfiasse la ruota della bici per fargli dispetto. E un’altra volta con un solo colpo in fronte stese un antipatico che dava fastidio a una bambina portandole via un gelato e un hi-pod. Quando gli assalitori antipatici vedono tornare Mazapégul si mettono a gridare:
– No! La tremenda sparacacchedicapra no! –.
E fuggono in tutte le direzioni. Ma Mazapégul si ferma, si mette in posizione, si bilancia bene sulle gambe. Stringe l’occhio sinistro. E mira un colpo solo. Là, mentre fugge, mira al sederino del BPA Gustavo che corre come un dannato verso le cabine. Ma proprio mentre sta per girare l’angolo al sicuro ecco che una signora cicciona uscendo da una cabina apre la porta e Gustavo dà una craniata bestiale. Non fa neanche in tempo a gridare – Ahiiiiii – per la porta in faccia che deve rigridare: – E ri-ahiiiiii!!! che male pazzesco!! –.
Il colpo della sparacacchedicapra è arrivato preciso sulla chiappa sinistra. All’improvviso però dietro Mazapegul si alza un’ombra enorme, minacciosa... Cosa sta arrivando alle sue spalle? La grande ombra di chi è? È la zia Teresa con un coltellaccio da cucina che vuole affettarlo? È il meccanico Ipponatte che vuole tagliargli il pelo perché l’ultima volta non ha pagato la foratura della bici? O forse è il malefico CiccioBagiggio, il nemico di tutti i Mazapégul del mondo, divoratore e imbalsamatore di Mazapégul? L’ultima volta fu avvistato a Budapest dove divorò sei Mazapégul con la maionese e il tonno. No, è la Nuvolona Gigiona, e sta per venire un temporale fantastico! Al Mazapégul si drizzano tutti i peli, inizia a correre, mentre l’aria si fa elettrica e cominciano a cadere dei goccioloni grossi così. Ma dove trovare riparo? Sotto il gabbiotto del bar sono già tutti fitti. Sotto la tettoia della cabine non c’è posto neanche per uno spillo. Povero Mazapégul, rimane in balia degli elementi. Tuoni lampi fulmini e saette. Una saetta per l’appunto gli finisce a un passo e fulmina un cretino di uno scarafaggio che era rimasto ad abbronzarsi con gli occhiali da sole e non s’era accorto del cambio di tempo. Al Mazapégul viene un gran pippachiappa per la saetta e guardando i rimasugli dello scarafaggio cretino pensa: la prossima toccherà a me? Tuoni lampi fulmini e saette. E sbattimento di ombrelloni. Ma d’improvviso da dentro una cabina sente una vocina:
– Mazyyyyy, Mazyyyy? –.
Chi lo chiama così? Che cosa gli ricorda questa voce dolcissima in mezzo al temporale? Sapete di chi è la vocina dolce dalla cabina che chiamava il Mazapégul? Di una bella Mazapégulina, sua ex compagna d’asilo diventata intanto istruttrice di sci nautico... Bella pelosona e sorridente. Una volta era brufolosissima. Ora è una bella Mazapégulina… E col suo amico e corrono corrono sulla sabbia fino a dove un motoscafo sta per partire. La nuvolona li insegue ma loro si attaccano gli sci ai piedoni da Mazapégul e partono con la fatica che si fa a partire e la bellezza che si fa a partire quando si è in sci nautico. E partono in scia del motoscafo velocissimi e lontano dalla tempesta che scuote ombrelloni, spettina signore con la messa in piega e fa volare via i bomboloni degli antipatici. Eccoli là i due Mazapégul al largo che fanno sci nautico cantando canzoni romagnole d’amore e di allegria. Se guardi il mare li puoi vedere ogni tanto passare. E se non li vedi puoi forse sentire la loro canzone. Ma devi tendere l’orecchio...


 
Davide Rondoni
 
© Avvenire, 17 agosto 2012

 

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