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La rivoluzione copernicana del beato Puglisi

Quando un bambino del catechismo chiederà chi era capirà che forse quella stessa mafia che dà lavoro a suo padre e a suo zio non è poi così buona e giusta

Fa un certo effetto sentire parlare don Pino Puglisi con la sua voce, in un video dei primi anni Novanta. Lui, così allergico ai riflettori, lavorava nel silenzio del quotidiano, in una parrocchia di periferia, dove in appena tre anni di attività ha innescato una rivoluzione culturale. Per questo è stato ucciso, racconta con un cappuccio sul viso Salvatore Grigoli, il killer reoconfesso dell'omicidio del parroco di San Gaetano, avvenuto a Brancaccio il 15 settembre 1993. La vittima e il carnefice parlano con la loro voce nel documentario di Rai Vaticano "Lascia perdere chi ti porta a mala strada" e la cosa che mi passa in mente è che don Puglisi non sarà mai "un santino", di quelli che si mettono nel portafogli perché ti proteggano. Il martirio di don Puglisi, riconosciuto dalla Chiesa, ha cambiato la storia.

Don Pino, il sacerdote mite dalle orecchie grandi, sarà martire perché ucciso in odio alla fede anche se killer e mandanti erano battezzati e magari tenevano la Bibbia sul comodino e si affidavano alla protezione di Dio prima di compiere l'ennesimo omicidio. Una rivoluzione copernicana per la Chiesa certamente, ma soprattutto per la società siciliana, quella che si dice cristiana e vive cercando scorciatoie, scendendo a compromessi, chiudendo gli occhi davanti a soprusi e illegalità.

Don Puglisi è una provocazione per la Chiesa e per l'intera società, ripete don Franco Stabile, che conobbe don Pino da giovane e fu poi delegato arcivescovile nella commissione diocesana che aveva il mandato di richiedere l'apertura del processo canonico di beatificazione del prete di Brancaccio. Con l'approvazione del decreto sul martirio di don Puglisi, la Chiesa universale scrive a chiare lettere che la mafia (si chiami Cosa nostra, 'Ndrangheta, Camorra, Sacra Corona Unita) è incompatibile, contraria, opposta al Vangelo, a quello che Gesù ha predicato e testimoniato con la sua vita, con la sua morte e con la sua risurrezione. Giovanni Paolo II per primo, Benedetto XVI, i vescovi, i documenti della Cei lo hanno messo nero su bianco più volte negli ultimi vent'anni. E questo ha segnato un punto di non ritorno, un cambiamento definitivo e irreversibile che, però, adesso riceve il più sacro dei sigilli.

Padre Puglisi sarà beato perché ucciso da chi odia Cristo e il suo insegnamento, quello dell'amore. La portata rivoluzionaria di questo messaggio è straordinaria. Significa che quando un bambino del catechismo chiederà chi è questo beato Pino Puglisi e gli sarà risposto che era una sacerdote ucciso dalla mafia e per questo martire, capirà che forse quella stessa mafia che dà lavoro a suo padre e a suo zio, che viene rispettata dai vicini di casa e onorata dai suoi amici non è poi così buona e giusta. Significa che il cristiano, che deciderà di pagare il pizzo a un picciotto o di votare il politico che è appoggiato da un boss o di favorire in un appalto la ditta di un mafioso, avrà finanziato, aiutato, favorito un'organizzazione che odia Cristo. Non ci sono più sconti e giustificazioni per nessuno. "Puglisi aveva capito con chiarezza - osserva don Stabile - che il cristianesimo non è preminentemente messaggio che deve diventare esperienza di vita, ma esperienza di vita che diventa messaggio".

Alessandra Turrisi

© www.vinonuovo.it, 5 luglio 2012

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