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La scelta pastorale: la mistagogia

"Mistagogia" è parola che si potrebbe tradurre con «introduzione al mistero». Significa essere introdotti in modo esperienziale e sapienziale a riconoscere nei segni liturgici la presenza viva di Cristo e della sua azione di salvezza

La scelta mistagogica è legata al cammino pastorale ed episcopale di mons. Cacucci nelle Chiese di Bari-Bitonto e Otranto.

La prospettiva di creare comunità parrocchiali “adulte nella fede” esigeva una nuova impostazione del cammino di iniziazione cristiana. Occorreva cioè interrogarsi sul modo con cui si diventa cristiani in un contesto sociale e culturale sempre più secolarizzato, ripartendo dalla riscoperta del battesimo, inizio assoluto della vita cristiana, sacramento-base della comunità e punto di partenza dell’itinerario di fede personale e comunitario.

Nel suo periodo “otrantino” Mons. Cacucci propose con chiarezza la nuova prospettiva pastorale, quella mistagogica con la lettera pastorale alla diocesi del 1995, L’«Arca» di tutti. Iniziazione cristiana e progetto pastorale diocesano. La prospettiva mistagogica, già presente nel primo periodo barese, si chiarì durante il periodo otrantino.

Nel settembre 1999, lasciata la sede di Otranto, Mons. Francesco Cacucci prendeva possesso della diocesi di Bari-Bitonto e riproponeva l’invito dei Padri della Chiesa a “colligere fragmenta, perché i frammenti non diventino cocci e vadano dispersi nella ‘spazzatura, secondo un’espressione ricorrente”. E lo riproponeva proprio attraverso la strada seguita dai Padri in un contesto, quello del IV-V secolo, che secondo molti studiosi presenta particolari affinità con quello della nostra società post-moderna, la strada della pastorale mistagogica, capace di risanare la separazione tra fede, celebrazione e vita.

La scelta della pastorale mistagogica, proposta e accolta nel Sinodo diocesano, si è andata precisando negli anni di preparazione al XXIV Congresso Eucaristico Nazionale (21-29 maggio 2005), per il quale era stata scelta come sede Bari.

Il tema del Congresso, “Senza la domenica non possiamo vivere”, che riprendeva la celebre testimonianza dei 49 martiri di Abitene, che, durante la persecuzione di Diocleziano (1904), risposero ai carnefici che volevano proibire loro la celebrazione eucaristica domenicale: sine dominico non possumus, ha favorito una lunga e meditata riflessione sullo stretto legame tra catechesi, liturgia e vita, e di riscoprire le ragioni profonde e più vere di un impegno nel mondo.

Si comprendevano meglio le parole del Concilio: "Il distacco che si constata [...] in molti tra la fede che professano e la loro vita quotidiana, va annoverato tra i più gravi errori del nostro tempo. Il cristiano che trascura i suoi impegni temporali, trascura i suoi doveri verso il prossimo, anzi verso Dio stesso, e mette in pericolo la propria salvezza eterna" (Concilio ecumenico Vaticano II, Gaudium et spes, 43).

All'indomani del Congresso eucaristico Mons. Cacucci definiva e proponeva alla chiesa locale il 'programma', che è tuttora l'unico programma del suo episcopato, quello appunto della pastorale mistagogica. Lo proponeva a tutto il popolo di Dio, invitando a porre la Parola di Dio e l'eucaristia a fondamento del loro impegno nella città terrena. Riprendeva ancora l'insegnamento del Concilio: "La liturgia domanda che i fedeli esprimano nella vita quanto hanno ricevuto mediante la fede" (Concilio ecumenico Vaticano II, Sacrosanctum concilium, 10). E ribadiva: "Per il fedele che ha compreso il senso di ciò che ha compiuto, la celebrazione eucaristica non può esaurirsi all'interno del tempio. Al termine dell'assemblea eucaristica, egli deve tornare nel suo ambiente abituale con l'impegno di fare di tutta la sua vita un dono, un sacrificio spirituale gradito a Dio (cf. Rm 12,1)" (F. Cacucci, La mistagogia. Una scelta pastorale, Bologna 2006, 68).

La pastorale mistagogica proposta ormai da anni da Mons. Cacucci alla diocesi di Bari-Bitonto si propone di recuperare, alla scuola dei Padri, “un incontro sempre più coinvolgente con il Cristo presente nella liturgia eucaristica”; si propone di recuperare questo tesoro di grazia per tutti, ragazzi, giovani, adulti, di ogni condizione. Una scelta «capace di armonizzare tra loro catechesi, liturgia e vita e di favorire il coinvolgimento della comunità, in tutte le sue componenti, nell’opera pastorale».

È una scelta che trova le sue radici non solo nella tradizione patristica, ma anche nella linea del Concilio Ecumenico Vaticano II, che, anche se non utilizza espressamente il termine mistagogia, ne propone però ampiamente contenuti e metodo.

In un momento in cui la Chiesa italiana si interroga su come ripensare la comunicazione della fede e come organizzare itinerari di fede per i credenti praticanti, per chi torna dall'indifferenza o per gli immigrati che chiedono il battesimo, l'Arcivescovo propone la mistagogia come una scelta pastorale complessiva.

Mistagogia è parola che si potrebbe tradurre con «introduzione al mistero».

Mistagogia, dunque, significa essere introdotti in modo esperienziale e sapienziale a riconoscere nei segni liturgici la presenza viva di Cristo e della sua azione di salvezza. La mistagogia è sintesi tra Parola, celebrazione e vita; tende a edificare la Chiesa, a fortificare la sua testimonianza nel mondo. Senza questa dimensione, i sacramenti diventano solo luoghi di appartenenza sociale, con tutte le possibili distorsioni connesse (basti pensare a cosa sono diventate in certi posti le prime comunioni o le cresime!), non momenti di crescita evangelica di una comunità cristiana che vuole essere Chiesa a tutti gli effetti.

 

Prof. Giuseppe Micunco

Direttore Ufficio Laicato

 

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