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Lega, l'opposizione del cotechino

Fantacronache leghiste: ecco le prossime durissime interpellanze del Carroccio; dalle cravatte di Mario Monti alla lacca della signora Elsa.

Dopo la durissima interpellanza leghista sulla cena di San Silvestro a Palazzo Chigi che ha messo alle corde il presidente Monti (chi ha pagato il cotechino e le lenticchie? Chi ha cucinato? Chi ha rassettato dopo la cena? C’era anche personale pagato dallo Stato? E soprattutto: il cotechino era padano come il grana, a dimostrazione che la Padania esiste?) siamo in grado di anticipare le prossime mosse dell’implacabile battaglia che la Lega sta conducendo ormai da settimane dagli scranni dell’opposizione.

Interrogazione parlamentare su Keynes, il cagnolino dei coniugi Monti. Si chiede se anche il barboncino abbia partecipato alla famosa cena di San Silvestro, se il “Ciappi” acquistato sia stato finanziato dalla famiglia o messo a pié di lista sulle spese di Palazzo Chigi, se portasse il collare antipulci, se abbia nel pedigree, come si vocifera in alcuni rumours raccolti dalla Lega, anche tracce della razza di mastino napoletano.

Cravatte. Dopo aver definito il Capo dello Stato “Cetto La Qualunque”, l’ex ministro della Semplificazione Calderoli non si ferma. Nella tradizionale tenuta di mocassini neri senza calze, bermuda arancioni e giacca classica, fronte lampadata e rayban scuri, cravatta e pochette verde, annuncia in mondovisione che sta studiando il “dossier cravatte di Monti”, poiché anche l'abito fa il monaco. Al vaglio le famigerate cravatte azzurre che pare il professore acquisti in una sordida e sconosciuta bottega sul lungomare napoletano, tale “Marinella o Maruzzella”, ancora non è chiaro il nome del negozio.

Figaro qua, figaro là. Dopo l’interrogazione alla Camera sul parrucchiere aperto anche di domenica del professor Monti - il quale non ha ancora dato informazioni precise sulla cittadinanza del suddetto (il solito pugliese o siciliano venuto negli anni Cinquanta a rubare il lavoro ai “figaro” padani?)  e se abbia rilasciato la ricevuta dopo shampoo, taglio e tradizionale sfumatura appena accennata dietro la nuca - è già pronta una mozione sul parrucchiere della signora Monti: in particolare si chiede se la provenienza della lacca adoperata dalla first Lady sia di origine cinese e se non sia applicata in dosi eccessive visto il momento di austerity che stanno vivendo tutti gli italiani.

Manifestazione davanti a Palazzo Chigi sull’imbarazzante stile di vita di Mario Monti: non beve, non fuma, non guida la moto, non ha mai partecipato a un bunga-bunga, va a messa, è nato a Varese, ha rinunciato allo stipendio di presidente del Consiglio e di ministro dell’Economia, gira su una Lancia scassata, per spostarsi usa il treno di linea, non ha alle spalle nemmeno un matrimonio con rito celtico e non conosce nemmeno una nipote di Mubarak.

Democrazia anglo-veneta. Per un inesorabile e stringente controllo dei “guardiani del potere” leghista nei confronti della compagine di governo è stato istituito, nel solco della democrazia anglosassone (lo storico e glorioso “shadow government”), senza dimenticare le tradizioni locali, il “governo ombretta”. Il “governo ombretta”, composto in gran parte, come si può facilmente intuire, da parlamentari del Veneto, si occuperà di passare al vaglio, senza tregua, tra un brindisi e l’altro, ogni atto dei ministri del gabinetto Monti.  

Blitz nel rione di Totò. Dopo il blitz della Finanza a Cortina d’Ampezzo, la perla padana delle Dolomiti, il Carroccio ha messo in atto un’eclatante protesta dimostrativa dal sapore controrivoluzionario. Durante le feste una pattuglia di camicie verdi fa irruzione tra i vicoli e le botteghe del Rione Sanità a Napoli (scelto in quanto rione di Totò, "terùn" come il Napolitano), in nome della “par condicio”. In base ai controlli l’acquafrescaio Ciro ha raddoppiato il fatturato (passando così da una a due limonate con emissione di scontrino) e così pure i due zampognari del vicolo Martiello che ricevevano le offerte senza ricevuta. Circondati da una decina di “muschilli” della camorra mandati dal boss locale don Ciccillo O'Evasore,  gli ispettori in camicia verde, constatato che nella zona non esistono ronde padane e alquanto preoccupati per l'incolumità personale, timorosi che la faccenda da scontrino finisca in scontro, sono poi venuti a patti con i suddetti  mediante un concordato fiscale con l’acquafrescaio (nipote alla lontana di don Ciccillo), denominato “concordato tarallucci e vino”. La pattuglia, dopo aver fraternizzato con gli indigeni del rione, è ritornata in Padania con parecchie confezioni di mozzarelle di bufala al seguito a mo' di ricordo, cantando “Chi ha avuto a avuto / chi ha dato ha dato”. Gli ispettori padani sono stati immediatamente espulsi dalla Lega già al loro arrivo arrivo alla stazione di Curno, mentre anziché gridare Padania Libera ostentavano dal finestrino il caratteristico "corniciello" appeso al collo, scambiato con gli elmi bicorna celtici, divenuti oggetti molto ricercati del mercato nero dei Quartieri Spagnoli.

 
Francesco Anfossi
 
© Famiglia Cristiana, 8 gennaio 2012
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