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Mistero della fede

La cosa più stupida e per di più inutile che un ateo può fare, è senz'altro quello di impegnarsi in una guerra contro l'idea religiosa e contro Dio.

É quello che ha fatto nei giorni scorsi Paolo Flores D'arcais, direttore di Micromega, con l'articolo dal titolo “La democrazia deve chiedere l'esilio di Dio” pubblicato lo scorso 9 marzo sul quotidiano La Repubblica. Flores D'arcais parte dalla questione ISIS, il cosiddetto “stato islamico” le cui azioni terroristiche, in particolare quella contro il giornale satirico francese Charlie Hebdo, rappresenterebbero “una dichiarazione di guerra alla libertà d'espressione, alla laicità, al disincanto, alla modernità, cioè alle stratificazioni logiche e storiche via via più lontane e più profonde che fanno da fondamenta della democrazia”. Dopo quell'azione, scrive Flores D'arcais, “La laicità è diventata una questione di vita e di morte, alla lettera”. Da qui egli giunge a chiedere “l'esilio di Dio” dalla vita della società per garantire la sopravvivenza della democrazia. Per Flores D'arcais «L'alternativa perciò è secca. O l'esilio di Dio dall'intera sfera pubblica, o l'irruzione del Suo volere sovrano — dettato come sharia o altrimenti decifrato — in ogni fibra della vita associata. Aut aut. Ecco perché è inerente alla democrazia l'ostracismo di Dio, della sua parola e dei suoi simboli, da ogni luogo dove protagonista sia il cittadino: scuola compresa, e anzi scuola innanzitutto, poiché ambito della sua formazione. Al fedele restano chiese, moschee, sinagoghe, e la sfera privata "in interiore homine"». Il ragionamento di Flores D'arcais credo sia un esempio chiaro di cosa significhi cadere nella trappola della “guerra di religione” che il fenomeno ISIS evoca. Di più, Flores D'arcais passa dalla “guerra fra le religioni” alla guerra “contro le religioni”, che dovrebbe diventare l'imperativo categorico dello stato laico per salvare se stesso. Le uniche religioni compatibili con la democrazia, e quindi ammesse, secondo Flores D'arcais , sarebbero quelle “addomesticate” «cioè convertite all'autonomia assoluta della norma civile rispetto alla legge religiosa», quelle «persuase che la sanzione spirituale del peccato non può pretendere il soccorso del braccio secolare che lo renda reato» e che devono «accettare la libertà del peccato come diritto di ogni cittadino: il peccato mortale garantito e protetto dalla legge, se così ha deciso la sovranità dell' autosnomos. Accettare e interiorizzare.» [1]. Con queste dichiarazioni, in un sol colpo, Flores D'arcais, ha cancellato la libertà religiosa sancita dalla Costituzione e la legittimità per tutte le religioni ad agire nello spazio pubblico e ha prestato il fianco a quanti, da posizioni reazionarie, stanno promuovendo l'islamofobia più estrema usando proprio l'argomento della incompatibilità dell'Islam con la democrazia. Lo sta facendo, anche in questi giorni, Magdi Allam. Chi ha inventato l'ISIS, chi lo ha finanziato, organizzato, addestrato credo contasse proprio sul proliferare di articoli come quello di Flores D'arcais per dare sostegno alla propria guerra. Già è penoso assistere agli interventi di esponenti religiosi contro le altrui religioni, figurarsi quando in questa canea, che suona come musica celestiale per i mercanti di guerra, si inserisce un ateo che, per definizione, non crede nell'esistenza di alcun Dio, ne a quello unico delle fedi monoteistiche, né ai molti dei delle religioni politeistiche. Che senso ha per un ateo chiedere “l'esilio di Dio” se esso per lui non esiste? Si chiede l'esilio del nulla? Caro Flores D'arcais, mi scusi ma non ha alcun senso anche perché non sono le religioni a minare la democrazia in Italia e nel mondo. Flores D'arcais commette l'errore, comune a moltissimi commentatori, che sono caduti nella trappola della guerra di religione. Egli commette l'errore di dare all'ISIS una valenza religiosa, prescindendo da quello che le azioni dell'ISIS hanno provocato, come se fosse possibile dividere i fatti reali dalle intenzioni di chi li ha provocati. Evidentemente i proclami a sfondo religioso dell'ISIS, che i mezzi di comunicazione di massa di tutto il mondo diffondono come se essi fossero di proprietà dell'ISIS stesso, hanno offuscato anche la mente brillante di Flores D'arcais. Lo stesso Obama, che come presidente degli Stati Uniti ha pesanti responsabilità nell'esplodere del fenomeno ISIS, ha affermato che esso è “una parodia dell'Islam”. Come dire: se ISIS è una emanazione dell'islam allora ogni cittadino italiano può dichiararsi convintamente Re d'Italia”. Che l'ISIS abusi della religione islamica è del tutto evidente perché le prime vittime delle sue azioni terroristiche sono proprio i musulmani, sia perché essi sono i primi ad essere uccisi li dove l'ISIS combatte (in Siria, in Irak, in Libia...), sia perché azioni come quelle contro Charlie Hebdo hanno scatenato in Europa una ondata islamofoba senza precedenti nei confronti dei musulmani. Islamofobia che è paragonabile, per intensità e risultati, a quello che è successo in Europa contro gli ebrei fra la prima e la seconda guerra mondiale. Manca solo il passo successivo di uno stermino dei musulmani europei e la loro cacciata verso i paesi arabi, come sognano Salvini e soci. Dio, le religioni, il cristianesimo, l'Islam, l'ebraismo, come accade da millenni, sono utilizzati come condimento alle guerre che nascono da interessi economici e politici che sfruttano i sentimenti religiosi per meglio raggiungere i propri scopi. Meraviglia che Flores D'arcais non parti da quest'analisi che, pur essendo di origine marxista, credo possa considerarsi una cosa acquisita per la cultura laica di cui lui è un interprete indiscusso. Invece di chiedere “l'esilio di Dio”, di una entità che per Flores D'arcais non esiste, perché egli non chiede ai mass-media, a cominciare dalla Rai, di fornire informazioni su chi ancora oggi finanzia l'ISIS direttamente o attraverso l'acquisto del petrolio, su chi gli vende armi direttamente o attraverso le triangolazioni con altri paesi, su chi fra i paesi occidentali lo ha organizzato e addestrato e ha consentito che migliaia di occidentali, nati e cresciuti in occidente, si arruolassero nelle sue fila? Sono queste persone e gli stati che essi eventualmente rappresentano che mettono in discussione la democrazia e non l'innocuo Dio a cui Flores D'arcais non crede. Le guerre le fanno gli uomini ed un laico dovrebbe interessarsi degli interessi materiali che le generano. Ma dicevo all'inizio che la guerra contro Dio è anche inutile e mi spiego. Anche ammettendo che la soluzione proposta da Flores D'arcais fosse sensata, e non lo è, crede egli che ciò bloccherebbe alla radice il nascere di fenomeni terroristici infarciti di idee religiose? E come si possono imbrigliare le idee religiose o non religiose che siano? La sua ricetta, figlia di un laicismo estremistico, non mette in discussione anche un altro cardine della nostra Costituzione che è la libertà di pensiero? E, infine, chi deciderebbe quali religioni potrebbero essere ammesse allo “stato laicista” propugnato da Flores D'arcais? Rabbrividisco all'idea che possano essere il Salvini o il Le Pen di turno! No, caro Flores D'arcais, il problema non è religioso ma tutto squisitamente politico-economico, tutto legato all'uso e alla gestione delle risorse materiali e alle tecnologie utili per renderle fruibili a tutta l'umanità. Chi e a quale fine deve gestire, che so, i prodotti agricoli, quelli minerari, l'acqua, la fauna marina,...? Chi e a quale fine deve gestire i mezzi di produzione? L'economia deve essere finalizzata al soddisfacimento dei bisogni della popolazione, come prevede la nostra Costituzione, o al massimo profitto dei signori capitalisti come oggi avviene? È ancora accettabile consentire a pochissimi individui a livello mondiale di detenere la stragrande maggioranza delle ricchezze e quindi del potere politico-economico-militare a scapito di tre-quattro miliardi di poveri e di un sistema ecologico oramai al collasso? Ecco queste sono le cose che mettono in discussione la democrazia e non certamente l'idea di Dio. Su Dio aggiungo un'ultima cosa. Per qualsiasi religioso, che sia veramente tale, Dio è inconoscibile ed il suo nome è impronunciabile ed inusabile contro chicchessia. Nessun religioso, che sia veramente tale, userebbe mai Dio come se fosse di sua proprietà. Nessun religioso accetterebbe alcuna definizione filosofica o teologica di Dio, neppure quella della propria religione di appartenenza perché per un religioso Dio è qualcosa da ricercare costantemente durante tutta la propria esistenza. Un religioso ebreo, ad esempio, non userebbe mai neppure la parola “DIO”. Si sono inventati un nome di Dio impronunciabile, il cosiddetto tetragramma [2], di cui non si conosce alcuna vocalizzazione, e usano immagini molto articolate per descriverlo. Un cristiano direbbe, con il Vangelo di Giovanni, “Dio nessuno lo ha mai visto” (Gv 1,18) per dire che nessuno può dire alcuna cosa sensata su Dio. Lo stesso Agostino d'Ippona, colui che ha definito la dottrina della Trinità, parlando della sua dottrina dice: «Quando ci chiedono chi sono questi Tre, dobbiamo riconoscere l'estrema povertà del nostro linguaggio. Diciamo tre Persone per non fare silenzio, non come se pretendessimo definire la Trinità» [3]. Ma basta consultare un qualsiasi dizionario di Filosofia, o di teologia e cercare la voce Dio per rendersi conto che chiunque, anche il più dotto filosofo, faticherebbe non solo a capirci qualcosa nelle definizioni li riportate ma faticherebbe non poco, dopo tale lettura, a mettere insieme un discorso minimamente sensato su Dio. Dio è qualcosa di incomprensibile ed è meglio non abusare del suo nome e dell'uso del suo nome. Allora, per concludere, ma per quale cavolo di motivo un ateo che non crede in alcun Dio ingaggia una singolar tenzone proprio sul nome di Dio che sconcerta e intimorisce anche il più religioso fra i religiosi? “Mistero della fede” dice il prete durante la celebrazione dell'eucarestia. In questo caso bisognerebbe dire “mistero della fede laicista” di cui Flores D'arcais è diventato certamente, con questo articolo, il gran sacerdote.

Giovanni Sarubbi

© www.ildialogo.org, 15 marzo 2015

 

Note

 

[1] I virgolettati sono tratti dall'articolo di Flores D'arcais del 9 marzo scorso reperibile all'indirizzo http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/03/09/la-democrazia-deve-chiedere-lesilio-di-dio52.html?ref=search

[2] Il tetragramma biblico è la sequenza di quattro lettere ebraiche (leggendo da destra a sinistra: yodh-he-waw-he) la cui traslitterazione più diffusa è YHWH

[3] Agostino d'Ippona, De Trinitate, V,9,10, edizione Italiana La Trinità, Città Nuova Roma 1998

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