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Nel 2011 il boia molla la presa: meno esecuzioni

Sono state almeno 5mila le esecuzioni capitali nel mondo nel 2011, registrando una diminuzione rispetto alle 5.946 del 2010 e alle 5.741 del 2009: una diminuzione dovuta da un significativo calo delle esecuzioni in Cina che sono passate dalle 5mila del 2010, alle circa 4mila del 2011.

Sono poi 155 i paesi che hanno deciso per legge o in pratica di abolire la pena di morte, di questi 99 paesi sono totalmente abolizionisti, sette gli abolizionisti per i crimini ordinari, cinque sono i paesi che hanno attuato una moratoria delle esecuzioni e 44 sono i paesi abolizionisti di fatto cioè che non eseguono sentenze capitali da almeno dieci anni o che si sono impegnati internazionalmente ad abolire la pena di morte. Sono alcuni dei dati contenuti nel rapporto annuale sulla pena di morte nel mondo redatto da "Nessuno tocchi Caino" e presentato oggi nella sede dei Radicali a Roma.

Ancora una volta, l'Asia si conferma essere il continente dove si pratica la quasi totalità della pena di morte nel mondo (nel 2011 il 98,6 per cento). A partire dalla "primatista" Cina, con circa 4mila esecuzioni nel 2011, pari all'80 per cento del totale. Nel Dragone le esecuzioni continuano ad essere considerate un segreto di Stato anche se - dal gennaio 2007, quando è entrata in vigore la riforma in base alla quale ogni condanna a morte emessa da tribunali di grado inferiore deve essere rivista dalla Corte Suprema - si è registrato un certo calo. In Cina si muore con un colpo di fucile sparato a distanza ravvicinata al cuore oppure alla nuca con il condannato in ginocchio, le caviglie ammanettate e le mani legate dietro la schiena.

Quanto all'Iran, anche nel 2011 si è piazzato secondo per numero di esecuzioni, pari ad almeno 676 secondo un monitoraggio effettuato dall'ong Iran Human Rights (IHR): un aumento spaventoso rispetto agli anni precedenti e con una drastica impennata delle impiccagioni in piazza, più che triplicate. Nel Paese degli ayatollah, in aggiunta, vengono giustiziati anche minorenni; almeno quattro, nel 2011, sono morti per mano del boia per reati commessi quando avevano meno di 18 anni. Per non parlare delle condanne a morte per "reati" non violenti: a settembre, tre uomini sono stati impiccati nel carcere di Ahwaz, dopo essere stato giudicati "colpevoli" di omosessualità.

Anche in Arabia Saudita si segnala un netto peggioramento della situazione: nel 2011 sono stati giustiziate almeno 76 persone, il triplo dell'anno precedente, secondo un conteggio dell'Agence France Presse. Ma Amnesty afferma che le esecuzioni sono state addirittura 82, tra cui cinque donne e 28 stranieri.

© Avvenire, 3 agosto 2012

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