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Nella devozione a Wojtyla scorre un fiume di grazia

«Grazie a Dio di averti messo sulla mia strada, di avermi fatto udire quelle parole: non abbiate paura aprite le porte a Cristo! Quando apri il tuo cuore a Lui non hai più paura, tutto acquista un valore diverso, anche la prova, anche il dolore». E poi: «grazie per la grandezza dei sentimenti che ci hai trasmesso, che riesci a comunicarci sempre».

E ancora: «grazie per tutti i doni che hai fatto, fai e farai a tutta l’umanità attraverso la tua dolce intercessione». Ad un anno dalla beatificazione di Giovanni Paolo II, nelle moltissime testimonianze che continuano ad arrivare al postulatore della Causa di beatificazione, quel «grazie» rivolto a Dio, o con tono familiare al «caro papà», si ripete incessante. Quasi all’unisono. Come quel saluto finale: «ti voglio bene», «un forte abbraccio», detto con commozione.

Parole di affetto e di gratitudine che accomunano credenti che hanno ottenuto dal Papa beato aiuto e protezione, ma anche tante persone che proprio grazie al suo esempio hanno ritrovato la fede. «Ti ringrazio Karol per avere ascoltato la nostra preghiera ed aver presentato all’Altissimo il nostro desiderio di avere un figlio», scrive Gianna Pedroni, una delle tante mamme che hanno testimoniato di avere ricevuto «la grazia di un figlio» proprio per intercessione di Giovanni Paolo II. Ma sono anche numerose le lettere delle persone che ringraziano papa Wojtyla perché i loro cari, «inspiegabilmente per la scienza», sono guariti da gravi malattie, come testimonia per esempio Annarita Miroglio da Genova.

È un altro tipo guarigione quella che invoca invece Marcella Biribò: «ogni giorno – scrive – chiedo a Dio tramite la tua intercessione, che lo sguardo di Dio si posi e scaldi il cuore degli uomini soprattutto quelli lontani da Lui. Solo nel suo abbraccio è gioia piena». La stessa gioia che ha ritrovato Maria Vadalà. «Grazie a te – racconta – ho sperimentato l’amore di Dio, ho avuto questo grande dono della fede, ho dato un senso alla mia vita». «La fede dell’uomo – scrive poi Tommaso Diego – non è perfetta e costante, non è libera da domande, dubbi, ripensamenti. Tu, però, sei riuscito a farmi capire di non aver paura di cercare, di domandare e di trovare dentro me stesso quel filo che ci unisce con Dio Padre».

Storie di fede, dunque, che spesso si è rafforzata proprio in occasione della beatificazione. Come è accaduto a Ernesto Sallese, che ricorda: «caro Papà, il 1 maggio 2011 ero lì con te in piazza: ora mi sento più ricco nel cuore e avverto una enorme sicurezza in me, la sicurezza del coraggio di sentirmi cristiano, di non sentirmi mai più solo nell’abbraccio di Gesù misericordioso che Tu mi hai insegnato. È la stessa sicurezza e forza che Gesù ha mostrato nella Sua sofferenza e Tu nella Tua. Vivo nel Tuo ricordo. Grazie Amico, Fratello e Padre».

Tra le testimonianze di affetto e gratitudine, non mancano ovviamente quelle dei giovani, che delle parole di incoraggiamento di Giovanni Paolo II oggi più che mai hanno tanto bisogno. E vi si aggrappano con forza per non soccombere. «Grazie perché mi hai dato il coraggio di non avere paura quando la paura stava di nuovo per sconfiggermi», scrive Annalinda Monticelli, dopo essersi laureata.

«Grazie per la tua intercessione e per il tuo grande amore che mi sorride sempre e mi incoraggia sempre, anche se – aggiunge poi – è tanto difficile vivere per noi giovani con le prospettive che ci sono date dal mondo di oggi». «Il calore di padre di Giovanni Paolo II – racconta poi Caterina Cicerone – il suo voler essere sempre accanto a noi giovani come Guida, come Testimone dell’Amore di Cristo ha cambiato la mia vita e quella di molti miei coetanei. Ancora oggi lo sento vicino nella mia vita e nella preghiera. Grazie di averci insegnato a "non avere paura"».

Graziella Melina
 
© Avvenire, 2 maggio 2012
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