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Quale Dio nell'Europa che cambia

A Varsavia l'incontro dei responsabili delle Chiese cristiane del Vecchio Continente (cattolici, protestanti, ortodossi e anglicani). Quale fede in un contesto che muta rapidamente?

In un’Europa attraversata da una crisi economica senza precedenti e da profondi cambiamenti che la stanno rendendo «sempre più fragile», le Chiese cristiane rappresentano una «forza di ispirazione arricchente» perché possono svolgere un importante ruolo di unità tra i popoli fondata sui «comuni valori cristiani». Di questa «sfida e opportunità» parlano a Varsavia le presidenze del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) e della Conferenza delle Chiese europee (Kek) all’incontro del loro comitato congiunto che si è aperto lunedì 4 febbraio.

Le due delegazioni sono guidate dal cardinale Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest e presidente Ccee, e dal metropolita Emmanuel di Francia, del Patriarcato ecumenico e presidente Kek. L’incontro si è aperto nella nuova sede della Caritas polacca. «I cambiamenti che attraversano l’Europa oggi la stanno rendendo fragile», ha detto il metropolita Emmanuel in apertura dell’incontro. «La crisi economica dei Paesi dell’area sud del continente - ha aggiunto - stanno accrescendo le ineguaglianza con il Nord. È resa più problematica anche l’integrazione europea. La montata dell’estrema destra fa temere la frammentazione mentre l’immigrazione accresce il fenomeno del ripiegamento identitario».

Anche il “paesaggio religioso” dell’Europa è in progressivo cambiamento. Nel suo saluto iniziale, il metropolita ha accennato anche ad un aumento di presenza dell’Islam nel nostro continente sia «a livello demografico che in termini di visibilità». Dunque, quale ruolo sono chiamate a svolgere le Chiese in questo contesto? «La realtà ecumenica - ha detto il metropolita Emmanuel - non è poi così lontana della costruzione europea». E per spiegarsi ha aggiunto: «Le Chiese incoraggiano una unità del continente europeo. Senza valori comuni, l’unità non può essere raggiunta in modo durevole. Siamo pertanto convinti che l’eredità spirituale del cristianesimo rappresenta una forza di ispirazione arricchente per l’Europa. Riunendoci, non abbiamo intenzione di porci come modelli, ma di cercare la via per incarnare la nostra fede comune in una società tentata dalla divisione, che ha perduto il gusto del vivere insieme. I cristiani devono riportare in Europa il gusto della comunione e per questo diventare il sale dell’Europa per ridarle un senso».

Le Chiese cristiane storiche, in Europa, subiscono, tra l'altro, una lenta erosione da parte dei nuovi movimenti cristiani, evangelici e pentecostali. Sebbene nel Vecchio Continente cattolici e ortodossi rappresentino oggi il 75% dei cristiani i “cristiani indipendenti marginali” (indipendent marginal christians) sono in veloce crescita. A fare il “punto” della situazione religiosa nel continente europeo è stato Stanislaw Wargacki dell’Università cattolica di Lublino. Secondo le statistiche 2013 - riportate dal settimanale “Riforma” - in Europa, sarebbero 20 milioni le persone che aderiscono ai movimenti evangelici e pentecostali. «In molti Paesi europei - ha detto il professore polacco - le comunità cristiane hanno fortemente risentito dell’impatto dei flussi migratori provenienti dal Sud». Alcune delle più grandi congregazioni di cristiani si trovano oggi proprio in chiese costituite da immigrati africani. E ciò avviene anche per i latino americani e gli asiatici.

 

 

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© Famiglia Cristiana, 5 febbraio 2013

 

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