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«Ricco di misericordia»… ricchi di grazie

“Come vorrei che, nel corso del Giubileo Straordinario della Misericordia, tutti i battezzati potessero sperimentare la gioia di appartenere alla Chiesa! E potessero riscoprire che la vocazione cristiana, così come le vocazioni particolari, nascono in seno al popolo di Dio e sono doni della divina misericordia”

Queste parole che Papa Francesco ha rivolto a tutta la Chiesa per la prossima Giornata Mondiale di Preghiera per la Vocazioni ci aiutano a introdurci nel migliore dei modi a questa celebrazione.

Il Santo Padre ci invita a riscoprire due concetti fondamentali per chi lavora nel delicato campo delle vocazioni: il primo consiste nel fatto che la vocazione è sempre un dono, che come tale va’ invocato e accolto. Ogni vocazione, infatti, ha la sua origine nello sguardo compassionevole di Gesù. L’azione misericordiosa perdona i nostri peccati e ci apre alla vita nuova che si concretizza nella chiamata alla sequela e alla missione.

Il secondo concetto che il Papa nel suo messaggio ci ricorda è il seguente: l’annuncio vocazionale è generativo e fecondo solo in una “Chiesa madre di tutte la vocazioni”. “La Chiesa è la casa della misericordia, ed è la “terra” dove la vocazione germoglia, cresce e porta frutto”. (Papa Francesco); la chiamata di Dio avviene attraverso la mediazione comunitaria e il cammino vocazionale si fa insieme ai fratelli e alle sorelle che il Signore ci dona: è una con-vocazione. Lo stile di questa pastorale vocazionale ecclesiale e generativa deve essere quello di far emergere, nella comunità cristiana, figure che sappiano essere madri e padri capaci di vivere la prossimità e la compagnia nel cammino della vita, in quella logica di tenerezza che aiuta l’altro a “rientrare dolcemente in se stesso” (A. de Saint-Exupery).

L’anno straordinario della misericordia è dunque l’orizzonte nel quale collocare la prossima Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che si celebrerà il 17 Aprile 2016, dal titolo “Vocazioni e santità: grati perché amati”.

Lo slogan scelto per esprimere e focalizzare in maniera sintetica questo tema è: Ricco di Misericordia…ricchi di grazie.

Siamo stati invitati quest’anno a riflettere in maniera particolare sulla tematica della gratitudine.

Esiste un legame strettissimo tra gratitudine e vocazione: entrambe si configurano originariamente come risposta all’amore ricevuto. Nella vita cristiana questo circolo di gratuità donata e ricevuta è rappresentato dal gesto sacramentale sommo, l’Eucaristia. Ha in sé la parola “charis”, che lega insieme grazia, gratitudine e gioia.

La gratitudine esprime più di tutti gli altri atteggiamenti la natura autentica di ogni vocazione. Non è solo un sentimento, ma è propriamente una virtù, un habitus, una “postura” dell’anima, una posizione costante del cuore che risponde con gioia a una chiamata.

È tanto più grande quanto maggiore è il dono e chi lo dona. Ha amato molto perché le è stato perdonato molto (Lc. 7, 47), dice Gesù.

La gratitudine diventa sinonimo dell’amore, anzi, è la manifestazione concreta, visibile dell’amore. Un amore senza gratitudine, che non si esprime in gesti o parole di riconoscenza, è come un albero senza foglie o senza frutti.

La gratitudine mostra il volto della fede, che non ha origine nell’uomo, ma è originata da Dio. Come il sorriso di un bambino di pochi mesi è suscitato e destato dal continuo e dolce sorriso dell’amore materno, così l’uomo risponde al sorriso di Dio con un cuore sorridente e grato.

È difficile seguire il Signore Gesù, il Risorto, senza l’habitus della gratitudine, senza conformarci a Lui che vive in perenne rendimento di grazie al Padre e che nello Spirito esulta di gioia.

L’educazione alla gratitudine è, dunque, impegno centrale in un cammino vocazionale. Insieme all’esistenza riceviamo un’infinità di doni, che spesso neppure sappiamo di avere! Doni e grazie di ogni genere: a livello fisico e spirituale, a livello di mente, volontà, cuore, relazioni…Siamo portati più a pensare a ciò che ci manca, che a ciò che abbiamo, mentre siamo avvolti da una sovrabbondanza di doni.

Come sono belle le parole del beato Paolo VI che nel tentativo di trovare una nozione capace di esprimere i propri sentimenti nei confronti del mondo e della vita riesce a sintetizzare tutto in una sola parola: riconoscenza.

“Quanto a me vorrei avere finalmente una nozione riassuntiva e sapiente sul mondo e sulla vita: penso che tale nozione dovrebbe esprimersi in riconoscenza”. (Beato Paolo VI, Pensiero alla morte, 14 luglio 1973).

Solo a partire dalla gratitudine può nascere un’autentica risposta nei confronti dell’esistenza, che tende a concretizzarsi in una risposta nella linea della gratuità. Solo a questo punto è possibile e convincente una proposta di vocazione cristiana forte.

In concreto, quanto più il giovane viene formato con naturalezza alla gratitudine per il dono ricevuto della vita alla gratuità del bene donato, tanto più sarà possibile proporgli il dono totale di sé a Dio come esito naturale e per taluni inevitabile (NVNE, 26d).

La vocazione è una risposta, non iniziative del singolo: è essere scelti, non scegliere.

“La pastorale vocazionale è diretta a formare a questa logica della riconoscenza-gratitudine; molto più sana e convincente, sul piano umano, e più teologicamente fondata della cosiddetta “logica dell’eroe”, di colui che non ha abbastanza maturato la consapevolezza d’aver ricevuto e si sente lui stesso autore del dono e della scelta (NVNE, 36c).

Il segno di questa giornata siano quelle mani aperte che troviamo sul manifesto che dicono invocazione, accoglienza, disponibilità a ricevere e a donare. Nella gratitudine. Così la vita fiorisce.

 

Don Pierpaolo Fortunato

Direttore del Centro Diocesano Vocazioni

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