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San Giovanni Rotondo. Il Papa: «Tutti ammirano Padre Pio, ma quanti lo imitano?»

All'omelia: «Molti sono disposti a mettere un "mi piace" sulla pagina dei grandi santi, ma chi fa come loro? Perché la vita cristiana non è un "mi piace" ma un "mi dono"»

La vita cristiana non è una pagina di facebook. Non basta mettere "mi piace". Bisogna vivere e donarsi da cristiani. Dalla città dove visse e morì san Pio da Pietrelcina il Papa ricorre ad una metafora dei nostri tempi per invitare tutti alla conversione. Di padre Pio, sottolinea «tutti ne sono ammirati; ma pochi fanno lo stesso. Tanti parlano bene ma quanti lo imitano?». Il monito giunge al culmine dell'omelia della Messa che il Pontefice, giunto in elicottero a San Giovanni Rotondo dopo la tappa di Pietrelcina, celebra sul sagrato della chiesa di san Pio, davanti a 30mila fedeli, che gremiscono anche le vie limitrofe.

«Molti sono disposti a mettere un 'mi piace' sulla pagina dei grandi santi - fa notare Francesco -, ma chi fa come loro? Perché la vita cristiana non è un 'mi piace' ma un 'mi dono'. La vita profuma quando è offerta in dono; diventa insipida quando è tenuta per sé».

All'omelia: le 3 eredità preziose di san Pio

Papa Bergoglio ripercorre nell'omelia «le tre eredità preziose» del cappuccino con le stigmate, ricevute in maniera permanente giusto cento anni fa. I gruppi di preghiera, gli ammalati della Casa Sollievo, il confessionale, di cui il santo cappuccino è stato «un apostolo». «Tre segni visibili» traducibili con la preghiera, la piccolezza e la sapienza di vita.

Francesco comincia proprio dalla preghiera. «Possiamo chiederci: noi cristiani preghiamo abbastanza? Spesso, al momento di pregare, vengono in mente tante scuse, tante cose urgenti da fare. A volte, poi, si mette da parte la preghiera perché presi da un attivismo che diventa inconcludente». Invece padre Pio invitava alla preghiera incessante. Preghiera, sottolinea il Pontefice, innanzitutto di lode e di adorazione. «E allora ci domandiamo - dice Francesco -: le nostre preghiere assomigliano a quella di Gesù o si riducono a saltuarie chiamate di emergenza? Oppure le intendiamo come dei tranquillanti da assumere a dosi regolari, per avere un po' di sollievo dallo stress? No - risponde il Papa -, la preghiera è un gesto di amore, è stare con Dio e portargli la vita del mondo». In sostanza, citando padre Pio «è la preghiera, questa forza unita di tutte le anime buone, che muove il mondo, che rinnova le coscienze».

La piccolezza è la seconda parola. Dio «predilige i piccoli, si rivela a loro, e la via per incontrarlo è quella di abbassarsi, di rimpicciolirsi dentro, di riconoscersi bisognosi». Ricordando la fondazione di Casa Sollievo della sofferenza, il Papa aggiunge: «Nell'ammalato si trova Gesù e nella cura amorevole di chi si china sulle ferite del prossimo c'è la via per incontrarlo. Chi si prende cura dei piccoli sta dalla parte di Dio e vince la cultura dello scarto, contro i profeti di morte di ogni tempo. Oggi si scarta la gente, i bambini, gli anziani, perché non servono. A scuola ci insegnavano la storia degli Spartani, che gettavano dalla cima del monte i neonati malformati. E noi dicevamo: "Quanta crudeltà". Noi oggi facciamo lo stesso con più crudeltà. Ciò che non produce lo scartiamo».

Infine la sapienza: che «non risiede nell'avere grandi doti e la vera forza non sta nella potenza. Non è sapiente chi si mostra forte e non è forte chi risponde al male con il male. L'unica arma sapiente e invincibile è la carità animata dalla fede, perché ha il potere di disarmare le forze del male». Ecco la lezione del santo cappuccino. «San Pio ha combattuto il male per tutta la vita e l'ha combattuto sapientemente, come il Signore: con l'umiltà, con l'obbedienza, con la croce, offrendo il dolore per amore». E il mezzo decisivo è stato il sacramento della riconciliazione. «San Pio ha offerto la vita e innumerevoli sofferenze per far incontrare il Signore ai fratelli».

La visita ai bambini malati di tumore

Un dolore che Papa Francesco aveva potuto toccare con mano poco prima visitando in forma privata il reparto di oncoematologia pediatrica del poliamulatorio "Giovanni Paolo II".

I ventuno bambini ricoverati, con i loro genitori e con una cinquantina di sanitari, lo accolgono con emozione e gioia e gli mostrano i disegni gli striscioni, le letterine che avevano preparato per lui. Le immagini diffuse qualche minuto dopo mostrano il Pontefice, sorridente, che passa stanza per stanza, accarezza i piccoli, consola i genitori sul volto dei quali si alternano lacrime e sorrisi, dialoga con tutti, informandosi delle loro condizioni di salute. Al suo fianco il primario, Saverio Ladogana e la dottoressa Lucia Miglionico che Francesco conosce perché ha partecipato al Sinodo sulla famiglia.

Il Papa ha venerato il corpo di Padre Pio e il Crocifisso delle Stimmate

Successivamente il Papa entra nel santuario di Santa Maria delle Grazie, salutando a uno a uno i frati cappuccini, a cominciare dal ministro generale, frate Mauro Jhori e dal provinciale, frate Maurizio Placentino e sostando in preghiera silenziosa davanti all'urna con il corpo di san Pio e al Crocifisso davanti al quale il 20 settembre 1918 ricevette il dono delle stimmate permanenti che sarebbero scomparse solo qualche giorno prima della sua avvenuta nel 1968. Il Pontefice prima si avvicina al Crocifisso toccandolo e baciandolo, poi all'urna trasparente, segnandosi e deponendovi sopra una stola rossa. Successivamente si reca a visitare monsignor Antonio Santucci, vescovo emerito di Trivento, nell'infermeria provinciale dei frati. E all'uscita dal santuario abbraccia alcuni bambini che gli corrono incontro.

L'arcivescovo Castoro: «Grazie per essersi chinato sulle ferite»

Quindi l'ingresso in papamobile sul sagrato per la Messa, solcandolo tra l'entusiasmo della folla, fino al palco con l'altare, addossato alla facciata della chiesa nuova. All'inizio della celebrazione monsignor Castoro, nel suo saluto sottolinea: «In questi anni Lei ci sta facendo vivere una nuova stagione ecclesiale, una nuova primavera dello Spirito, ha riaperto le finestre del nostro cuore per far entrare aria nuova, ha riaperto soprattutto alcune pagine del Vangelo, per farci risentire la freschezza della tenerezza di Dio e la carezza della sua misericordia».

Molte volte l'arcivescovo ripete il suo grazie a Francesco. In particolare «perché - dice -, ancora una volta, si è chinato sulle ferite di chi soffre, soprattutto dei nostri bambini ammalati e delle loro famiglie, recandosi nel reparto di oncoematologia pediatrica, in continuità con la sua "enciclica dei gesti" che ogni giorno ci presenta la Chiesa come la locanda del buon samaritano». E poi per i giovani, per il suo magistero e anche, in chiave personale, «per la premura e l'affetto che ha voluto manifestare - ha ricordato - verso la mia persona, in special modo in questo periodo segnato dalla fragilità della malattia».

 

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Mimmo Muolo, inviato a San Giovanni Rotondo

© Avvenire, sabato 17 marzo 2018