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Santi di campagna, che protettori!

Tradizioni. Chi lo sapeva che san Martino da Tours ha dato avvio alla professione dei «cappellani», un tempo i custodi della «cappella», il mantello corto del generoso cavaliere, poi inglobato nel tesoro dei Merovingi? Sul santo di Francia prevalse in fine il suo significato agricolo: «fare San Martino» è ancora sinonimo di traslocare. La tradizione identificava nell’11 novembre il giorno in cui i fittavoli facevano i conti finali coi padroni. Se non erano corretti, erano «costretti» a traslocare.

E chi invece conosce chi può proteggere dal fuoco? Santa Barbara (il 4 dicembre la sua festa) vanta tale riconoscimento a causa del suo martirio: uccisa dal padre che la decapitò perché cristiana (siamo nel 306 d.C.), lo stesso genitore - racconta la tradizione - venne fulminato da una saetta. Di qui la speciale intercessione della santa per chi ha a che fare con scintille e simili: artificieri, minatori, vigili del fuoco. In tempi di mala giustizia ci si potrebbe riscoprire pupilli di santa Klaus, pardon san Nicola da Bari, nato in Licia. La leggenda narra che, passato vicino alla casa di un ricco decaduto, lo sentì dire che, per sfamare la prole, avrebbe fatto prostituire le tre figlie. Allora Nicola gettò dalla finestra tre fazzoletti pieni di oro per salvare le fanciulle.

Ma da dove deriva la metamorfosi di san Nicola nel vecchio con barba bianca, rosso vestito e slitta con renne al traino? Lo spiega, come altri particolari curiosi, Anastasia Zanoncelli nel suo Piccolo atlante dei Santi di campagna da poco edito per le Edizioni del Baldo (pp. 128, euro 5; tel. 0458960275). «Questa trasformazione della figura del Santo sembra sia avvenuta perché, durante il suo episcopato (inizio del IV secolo, ndr), aveva fatto pressione perché anche i bambini partecipassero all’Eucaristia. Aveva esortato i suoi sacerdoti a uscire tra le case, portando qualche dono ai bambini e raccontando la storia di Gesù, in modo da invogliarli a frequentare la chiesa».

L’esempio di san Nicola, che rappresenta il «battesimo» di altre figure mitologiche (vedi il dio Odino in ambiente germanico o nonno Gelo nella tradizione russa) dedite ai doni ai piccoli, rappresenta per l’autrice un esempio della saggezza cattolica dell’«et et», cioè del saper incardinare la mentalità pagana entro il nuovo panorama dottrinale cristiano. «Uno dei molti meriti del cristianesimo è stato l’aver saputo far confluire tale sentire religioso in una religiosità che rispondeva in maniera più ragionata ai bisogni di sempre. Le antiche raffigurazioni di forze ctonie e di divinità pagane si sono fuse con le iconografie istituzionali dei nuovi santi e martiri».

Così viene riletta la protezione dei vari santi: per esempio san Biagio da Sebaste (ricordato il 3 febbraio, custode della gola) a Salemi, provincia di Trapani, dove, in ricordo della grazia di liberare le campagne dalle cavallette che avrebbero causato una grave carestia, ancor oggi si preparano delle pagnotte a guisa di insetti, chiamati «cavaduzzi». Sempre in Sicilia sant’Agata (5 febbraio) è celebre per il suo velo, che ha soccorso le popolazioni contro le eruzioni dell’Etna. Ad un certo santo ci si rivolge come auspicio: è il caso di san Isidoro, patrono di Madrid. Nel suo giorno (10 maggio) ci si reca al fiume Manzanares per bere l’acqua, considerata miracolosa, che sbocca dalla fonte dedicata a lui, protettore dei fittavoli.

A volte il culto dei santi crea «guerre» tra città per accaparrarsene le reliquie: esemplare la storia di san Vito (15 giugno: a lui si rivolgono i ballerini), il cui corpo è conteso da 150 località d’Europa. Sant’Apollonia (9 febbraio), invocata contro il mal di denti, si è vista «moltiplicare» i suoi canini e incisivi, tanto che papa Pio VI, a fine ’700, fece requisire tutti i denti della santa reclamati in Italia: pesavano 3 chilogrammi! Ma oggi in Francia si contano ben 500 denti della protettrice dei dentisti.

E quando non esistevano le previsioni meteo su internet, i beati celesti venivano invocati per scrutare il futuro. Il 25 gennaio, conversione di san Paolo (caro ai cordai), i contadini usavano mettere fuori dall’uscio 12 gusci di noci spaccate con del sale, una per ogni mese dell’anno. Alla mattina, nel «mese» dove il sale si era sciolto, ci sarebbe stato secco; laddove era intatto, era da prevedersi la pioggia. Il 29 giugno, solennità di san Pietro, patrono dei tagliapietre, si ricorre ad altro: un albume d’uovo in un bottiglione d’acqua coperto. Al mattino, se si è formata la cosiddetta «barchetta di san Pietro» nel contenitore, l’anno sarà positivo. Altrimenti, … qualche santo provvederà!

Lorenzo Fazzini
© Avvenire, 21 gennaio 2011
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