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Tv e minori, botta e risposta fra governo e associazioni

Restano le fasce che per più di vent’anni hanno fatto da salvagente per i ragazzi di fronte alla tv. Ma «viene introdotto un sistema alternativo e graduato come ci è stato richiesto dalla Commissione europea».

È quello degli «accorgimenti tecnici come filtro stringente per poter trasmettere programmi che possono nuocere» senza limiti di orari. Il sottosegretario allo Sviluppo economico, Massimo Vari, ha seguito in prima persona l’iter della nuova normativa che disciplina il rapporto fra tv e minori. E, con la sua delega alle comunicazioni, spiega il senso della riforma che rischia di liberalizzare i palinsesti e di consentire alle tv di mandare in onda programmi inadatti ai più piccoli in ogni momento.

In queste ore le nuove disposizioni varate dal Governo vengono pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale. Ma sono accompagnate dalle critiche di chi è impegnato da anni nella tutela degli spettatori. Il vulnus si nasconderebbe nell’espressione di un comma: i programmi nocivi possono essere trasmessi senza paletti se c’è un «qualsiasi altro accorgimento tecnico» che ne impedisce la visione ai minori.

Vari, i dissensi che Avvenire ha raccolto partono da un timore: le fasce protette che il decreto include potrebbero essere vanificate dalle novità tecnologiche.
Non è assolutamente così. Intanto continuano a essere applicate misure specifiche a tutela dei minori nella programmazione dalle 16 alle 19. Poi i programmi che possono nuocere allo sviluppo dei ragazzi e i film vietati ai minori di quattordici anni saranno trasmessi solo fra le 23 e le 7, sia in chiaro sia a pagamento.

Però col filtro elettronico sul televisore la messa in onda potrà avvenire anche nelle altre ore.
La normativa prevede che ci siano accorgimenti tecnici che ne escludano totalmente la possibilità di visione da parte del minore. Se gli idonei accorgimenti non sono presenti, la legge parla chiaro: la trasmissione non potrà esserci. E comunque non va trascurata la facoltà di intervento sanzionatorio da parte dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

Ma il parental control è davvero un sistema efficace?
Innanzitutto nel testo non si parla di parental control, frase assolutamente generica. Invece, riprendendo la locuzione della direttiva europea, si fa riferimento a meccanismi specifici. E l’introduzione di questa disposizione che è derivata dalla necessità di evitare una procedura di infrazione comunitaria consente una tutela articolata ed efficace che è all’altezza degli sviluppi tecnologici nel settore delle telecomunicazioni.

Perché lasciare tutto in mano alle famiglie e deresponsabilizzare le tv?
La tutela dei minori è un tema delicato che chiama in causa la responsabilità e l’impegno delle famiglie. Lo Stato deve ovviamente fare la sua parte, ma avendo come riferimento anche il principio della sussidiarietà. Dal canto nostro vi è anche la disponibilità a collaborare per la promozione di campagne di sensibilizzazione e formazione.

Le voci critiche su questa rivoluzione normativa sostengono che abbia vinto la lobby delle emittenti e del business televisivo.
Si tratta di argomentazioni pretestuose e prive di fondamento. Anzi, posso dire di aver riscontrato la scontentezza di molti operatori televisivi per l’introduzione di una normativa assai più stringente.

Infatti il Governo ha presentato le recenti disposizioni come un giro di vite.
Il ministero è intervenuto su una materia di grande importanza sociale dopo i rilievi avanzati dalla Commissione europea che riteneva non adeguata l’attuale tutela dei minori in Italia legata alla programmazione televisiva. E il nostro intervento rafforza, e non indebolisce, la tutela.

Dietro le norme c’è una direttiva europea del 2007 che in parte era stata disattesa.
Il decreto stabilisce per la prima volta che le trasmissioni gravemente nocive allo sviluppo del minore vengano assolutamente vietate nell’intero arco dell’intera giornata.

Si tratta di quelle pornografiche, con violenza o di film vietati ai minori di diciotto anni. E per quelle che comunque non sono considerate idonee per i più piccoli?
È prevista una maggiore tutela. Nelle trasmissioni che possono nuocere allo sviluppo psico-fisico è ricompreso un ventaglio molto più vasto di programmi inadatti. In precedenza tutto era limitato ai soli film vietati ai minori di quattordici anni.

La Ue chiedeva anche altri passi in avanti.
Da adesso nelle trasmissioni nocive è obbligatoria l’imposizione del «bollino rosso» per tutta la loro durata, mentre finora il segnale era collocato solo all’inizio. La definirei una novità particolarmente importante che consente in qualsiasi momento di verificare se il programma sia adatto alla visione del minore.​

Giacomo Gambassi
 
© Avvenire, 31 luglio 2012
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