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Udienza. Come essere discepoli di Gesù: papa Francesco dà tre consigli ai giovani preti

Pregare senza stancarsi, condividere con il cuore e camminare sempre sono tre atteggiamenti sottolineati dal Papa nell'incontro con i partecipanti alla Plenaria della Congregazione per il clero

Per essere discepoli missionari di Gesù ai giovani preti papa Francesco ha consigliato di pregare senza stancarsi, camminare sempre e condividere con il cuore.

Riflettendo sul fascino della chiamata e sulle esigenze impegnative il Papa si è chiesto come vive e di cosa ha bisogno il cuore di un giovane sacerdote. "Che cosa porta nel cuore un giovane prete? Di che cosa ha bisogno perché i suoi piedi, che corrono a portare il lieto annuncio del Vangelo, non si paralizzino davanti alle paure e alle prime difficoltà?" si chiede il Papa, riflettendo sul fatto che "bisogna ammettere che, spesso, i giovani sono giudicati in modo un po’ superficiale e troppo facilmente sono etichettati come generazione “liquida”, priva di passioni e di ideali. Di certo ci sono giovani fragili, disorientati, frammentati o contagiati dalla cultura del consumismo e dell’individualismo. Ma questo non deve impedirci di riconoscere che i giovani sono capaci di scommettere “fermamente” sulla vita e di mettersi in gioco con generosità; di puntare lo sguardo verso il futuro e di essere, così, un antidoto rispetto alla rassegnazione e alla perdita della speranza che segna la nostra società; di essere creativi e fantasiosi, coraggiosi nel cambiare, magnanimi quando si tratta di spendersi per gli altri o per ideali come la solidarietà, la giustizia e la pace. Con tutti i loro limiti, essi sono sempre una risorsa".

Nel guardare i giovani preti "lasciamoci anzitutto illuminare dalla Parola di Dio, che ci mostra come il Signore chiama i giovani, si fida di loro, e li invia per la missione".
"Ecco quello che vorrei dire ai sacerdoti giovani - ha proseguito il Papa -: voi siete scelti, siete cari al Signore! Dio vi guarda con tenerezza di Padre e, dopo avere fatto innamorare il vostro cuore, non lascerà vacillare i vostri passi. Ai suoi occhi siete importanti ed Egli ha fiducia che sarete all'altezza della missione a cui vi ha chiamati. Com'è importante che i preti giovani trovino parroci e vescovi che li incoraggiano in questa prospettiva, e non solo li aspettano perché c’è bisogno di ricambio e di riempire posti vuoti!
Mi rallegro sempre quando incontro sacerdoti giovani, perché in loro vedo la giovinezza della Chiesa".

Pregare senza stancarsi

"Perché possiamo essere “pescatori di uomini” solo se noi per primi riconosciamo di essere stati “pescati” dalla tenerezza del Signore. La nostra vocazione è iniziata quando, abbandonata la terra del nostro individualismo e dei nostri progetti personali, ci siamo incamminati per il “santo viaggio”, consegnandoci a quell'Amore che ci ha cercati nella notte e a quella Voce che ha fatto vibrare il nostro cuore. Così, come i pescatori di Galilea, abbiamo lasciato le nostre reti per afferrare quelle che ci ha consegnato il Maestro. Se non rimaniamo strettamente legati a Lui, la nostra pesca non potrà avere successo".

La raccomandazione di papa Francesco è dunque, quella di "pregare sempre, mi raccomando!".

"Ogni giorno abbiamo bisogno di fermarci, metterci in ascolto della Parola di Dio e sostare davanti al Tabernacolo. E avere cura di ascoltare anche il nostro corpo, che è un bravo medico, e ci avvisa quando la stanchezza ha superato i limiti. La preghiera, la relazione con Dio, la cura della vita spirituale danno anima al ministero, e il ministero, per così dire, dà corpo alla vita spirituale: perché il prete santifica sé stesso e gli altri nel concreto esercizio del ministero, specialmente predicando e celebrando i Sacramenti".

Camminare sempre

"Camminare sempre, perché un prete non è mai “arrivato”. Resta sempre un discepolo, pellegrino sulle strade del Vangelo e della vita, affacciato sulla soglia del mistero di Dio e sulla terra sacra delle persone a lui affidate. Mai potrà sentirsi soddisfatto né potrà spegnere la salutare inquietudine che gli fa tendere le mani al Signore per lasciarsi formare e riempire. Perciò, aggiornarsi sempre e restare aperti alle sorprese di Dio! In questa apertura verso il nuovo, i giovani preti possono essere creativi nell'evangelizzazione, frequentando con discernimento i nuovi luoghi della comunicazione, dove incontrare volti, storie e domande delle persone, sviluppando capacità di socialità, di relazione e di annuncio della fede". Il Papa è tornato anche sul tarlo dell’autoreferenzialità che non deve frenare "l’esperienza rigenerante della comunione sacerdotale. In ogni ambito della vita presbiterale è importante progredire nella fede, nell'amore e nella carità pastorale, senza irrigidirsi nelle proprie acquisizioni o fissarsi nei propri schemi".

Condividere con il cuore

Condividere con il cuore, perché la vita presbiterale non è un ufficio burocratico né un insieme di pratiche religiose o liturgiche da sbrigare. Essere preti è giocarsi la vita per il Signore e per i fratelli, portando nella propria carne le gioie e le angosce del Popolo, spendendo tempo e ascolto per sanare le ferite degli altri, e offrendo a tutti la tenerezza del Padre.

Ai giovani preti il Papa ha chiesto "di stare in mezzo ai ragazzi, non soltanto come un amico tra gli altri, ma come chi sa condividere con il cuore la loro vita, ascoltare le loro domande e partecipare concretamente alle diverse vicissitudini della loro vita". "I giovani non hanno bisogno di un professionista del sacro o di un eroe - ha proseguito il Papa - che, dall'alto e dall'esterno, risponda ai loro interrogativi; essi sono attratti piuttosto da chi sa coinvolgersi sinceramente nella loro vita, affiancandoli con rispetto e ascoltandoli con amore. Si tratta di avere un cuore colmo di passione e compassione, soprattutto verso i giovani".

I.Sol.

© Avvenire, giovedì 1 giugno 2017

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