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Udienza. Papa Francesco: la nostra anima è migrante, la vita è un pellegrinaggio

Nella catechesi sulla speranza, il Papa: «Nel suo cammino nel mondo, l’uomo non è mai solo». «Non ci sarà giorno della nostra vita in cui cesseremo di essere una preoccupazione per il cuore di Dio»

Papa Francesco all'udienza generale - proseguendo nel ciclo di catechesi dedicate alla speranza cristiana - si soffermato sulla nostra esistenza in cammino, e in particolare sul nostro essere pellegrini, anime migranti.

Sul sito della Sala Stampa Vaticana è pubblicato il testo integrale.

Il video della catechesi.

  

Nelle foto la gioia dei 6 bambini che oggi sono saliti con papa Francesco sulla jeep bianca scoperta. Appena cominciato il giro tra i fedeli, Francesco ha invitato a bordo i sei piccoli, maschi e femmine, muniti di cappellini colorati blu e arancioni. Tra lo spaesato e il divertito, si sono goduti tutto il tragitto tra le migliaia di fedeli presenti all'odierna udienza in piazza San Pietro. Molti gli altri piccoli protagonisti che il Papa, come di consueto, ha baciato e accarezzato.

«La nostra esistenza - ha sottolineato il Papa - è un pellegrinaggio, un cammino. Anche quanti sono mossi da una speranza semplicemente umana, percepiscono la seduzione dell'orizzonte, che li spinge a esplorare mondi che ancora non conoscono. La nostra anima è un'anima migrante. La Bibbia è piena di storie di pellegrini e viaggiatori. La vocazione di Abramo comincia con questo comando: 'Vattene dalla tua terra'. E il patriarca lascia quel pezzo di mondo che conosceva bene e che era una delle culle della civiltà del suo tempo. Tutto cospirava contro la sensatezza di quel viaggio. Eppure Abramo parte».

«Non si diventa uomini e donne maturi - ha aggiunto papa Francesco - se non si percepisce l'attrattiva dell'orizzonte: quel limite tra il cielo e la terra che chiede di essere raggiunto da un popolo di camminatori. Nel suo cammino nel mondo, l’uomo non è mai solo. Soprattutto il cristiano non si sente mai abbandonato».

Il nostro Dio è appassionato all'uomo

«ll nostro - ha aggiunto - non è un Dio assente, sequestrato da un cielo lontanissimo; è invece un Dio appassionato dell'uomo, così teneramente amante da essere incapace di separarsi da lui. Noi umani siamo abili nel recidere legami e ponti. Lui invece no. Se il nostro cuore si raffredda, il suo rimane incandescente. Il nostro Dio ci accompagna sempre, anche se per sventura noi ci dimenticassimo di Lui. Sul crinale che divide l'incredulità dalla fede, decisiva è la scoperta di essere amati e accompagnati dal nostro Padre, di non essere mai lasciati soli da Lui».

«Non ci sarà giorno della nostra vita in cui cesseremo di essere una preoccupazione per il cuore di Dio. E perché questo"? Perché lui ci ama, ci ama! E Dio sicuramente provvederà a tutti i nostri bisogni, non ci abbandonerà nel tempo della prova e del buio».

La nostra fede è la nostra àncora al cielo

Tra i simboli cristiani della speranza c’è l’àncora, strumento per i navigatori, che gettano sulla spiaggia e si aggrappano alla corda per avvcinare la barca alla riva, «la fede nostra - ha affermato Francesco - è l'àncora al cielo, la fede ci avvicina al cielo».
«La speranza cristiana, infatti, trova la sua radice non nell'attrattiva del futuro, ma nella sicurezza di ciò che Dio ci ha promesso e ha realizzato in Gesù Cristo. Se Lui ci ha garantito di non abbandonarci mai, se l’inizio di ogni vocazione è un “Seguimi”, con cui Lui ci assicura di restare sempre davanti a noi, perché allora temere? Con questa promessa, i cristiani possono camminare ovunque. Anche attraversando porzioni di mondo ferito, dove le cose non vanno bene, noi siamo tra coloro che anche là continuano a sperare. Dice il salmo: «Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me» (Sal 23,4). È proprio dove dilaga il buio che bisogna tenere accesa una luce».

Il mondo refrattario alle leggi dell'amore, ma Dio non ci abbandona

Davanti alle notizie preoccupanti che arrivano dai tanti scenari di crisi, Papa Francesco non si lascia andare allo scoraggiamento. «Se facessimo affidamento solo sulle nostre forze, avremmo ragione - ha confidato - di sentirci delusi e sconfitti, perché il mondo spesso si dimostra refrattario alle leggi dell'amore. Ma se sopravvive in noi la certezza che Dio non ci abbandona, che Dio ama teneramente noi e questo mondo, allora subito muta la prospettiva».

«È bella la vita nel matrimonio cristiano»

Nel saluto ai pellegrini italiani il Papa non solo ha salutato i ragazzi della professione di fede di Treviso ma ha anche chiesto alle coppie dell’arcidiocesi di Ancona-Osimo che hanno partecipato all'udienza generale per celebrare il cinquantesimo anniversario di matrimonio di dire ai giovani che «è bella la vita nel matrimonio cristiano».

I.Sol.

© Avvenire, mercoledì 26 aprile 2017

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