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Vangelo di Pasqua Gesù sceglie le donne come prime testimoni

«Rabbunì...», maestro mio. È la voce di Maria di Magdala, che aveva pianto la morte del suo Signore e non crede ai suoi occhi quando lì al sepolcro, ancora prima dell’alba, sentendosi chiamare per nome si volta e lo riconosce

È quasi un filo di voce, rotto dallo stupore di quell’istante che l’evangelista Giovanni registra e ci fa sentire nel momento più alto del Vangelo. Tutta la storia della salvezza passa per il filo di voce di questa donna che per prima riconosce Cristo risorto. E Gesù la invia: «Non mi trattenere... vai dai miei fratelli e dì loro...».

Apostola apostolorum la chiama Gregorio Magno. Dagli altri evangelisti sappiamo che Maria di Magdala non era sola, c’erano con lei altre donne «le quali, quando Gesù era in Galilea, lo seguivano e lo servivano» e non lo abbandonarono neppure nelle ore tragiche della morte. Sono loro, dunque, le donne, le prescelte prime testimoni della Risurrezione, le prime chiamate ad annunciare la salvezza, le protagoniste privilegiate della Pasqua. Sono dunque i loro gesti che aprono e la loro voce che annuncia a essere esaltati nell’economia del racconto evangelico. E a conferire veridicità al racconto stesso del Vangelo in una società, quella del tempo del tempo di Gesù, nella quale la donna, era emarginata, esclusa dall’istruzione e la sua testimonianza non valeva in giudizio, era oggetto di proprietà materiale degli uomini al pari del bestiame. È il capovolgimento operato da Cristo sul quale occorre riflettere anche oggi.

«Senza quelle donne la salvezza di Cristo sarebbe caduta nel nulla», afferma il biblista Damiano Marzotto, autore di Pietro e Maddalena. Il Vangelo corre a due voci, che papa Francesco ha definito «un libro bellissimo». E allora «ci farà bene», come ha detto il Papa alla recita del Regina Coeli nel Lunedì dell’Angelo, «prendere e rileggere in questa settimana quei capitoli del Vangelo che parlano della Risurrezione di Gesù». E seguendo il suo invito lo facciamo con l’autore del libro per meglio comprendere anche la dimensione femminile nell’ottica del Vangelo.


Marzotto mettendo a confronto i testi dei singoli evangelisti, evidenzia la presenza, le azioni delle figure femminili e il loro significato all’interno dei racconti. «All’azione maschile si affianca un contrappunto femminile, una testimonianza profetica originale e fondamentale – spiega il biblista –, in particolare le donne, nei sinottici, nel quarto Vangelo così come negli Atti degli apostoli, appaiono particolarmente portate a cogliere in anticipo il dispiegarsi della salvezza, ad accoglierla, meditarla e custodirla in profondità e di farsene annunciatrici privilegiate fino a permettere uno sviluppo più ampio, a spingere oltre gli orizzonti della missione».

Marzotto quindi rintraccia tre caratteristiche, tre momenti propri delle donne che si ritrovano nel racconto di tutti e quattro i Vangeli. Il primo è una capacità di accoglienza che si affianca a un maggior attivismo da parte dell’uomo e, soprattutto in Matteo e Luca, si evidenzia come l’iniziativa venga accolta in profondità e con disponibilità interiore e duratura proprio dalle donne. Secondo, una capacità di anticipazione che precede e prefigura successivi comportamenti maschili, «anzi – spiega Marzotto – le donne hanno talvolta addirittura un’azione di provocazione nei confronti di Gesù e degli apostoli per indurli all’azione di salvezza». Infine le donne fanno superare limiti codificati allargando gli orizzonti della missione.

Per ognuno di questi momenti si hanno degli esempi precisi. Per quanto riguarda il motivo dell’anticipo e dell’annuncio, il cuore di questa capacità è proprio nel gruppo di donne, tra le quali la Madonna, che accompagnano Gesù nella sua Passione, nella deposizione fino nella Risurrezione. «Le donne presso la croce al Golgota partecipano dell’offerta di Cristo al Padre, è una partecipazione profonda – spiega Marzotto – quando tutti sono scappati, tranne Giovanni; segue poi la loro corsa al sepolcro, quando tutto è crollato, quando tutto è ancora notte.

Quelle donne hanno, in qualche modo, accolto lo Spirito di Gesù morente e hanno intuito il senso del mistero della sua morte, hanno colto il significato delle parole dell’angelo al sepolcro e si sono fatte prime promotrici. Gli apostoli poterono allora trovarsi poi all’appuntamento con Gesù grazie a quelle donne che sono state testimoni della sua manifestazione al mondo come vero "Figlio di Dio"» (Mt 27,54). «Agli apostoli dunque la missione di fare discepoli ma l’incontro con Gesù risorto è stato possibile perché le donne hanno avuto la forza e il coraggio di seguire Cristo fino alla morte in croce, non staccandosi da Lui neppure dopo la sepoltura; essi non avrebbero potuto trovarsi all’appuntamento con il Risorto senza la fedeltà delle donne che attraversa la notte. Questa fedeltà Gesù ha premiato».

«È significativo – spiega ancora Marzotto – che chi pronuncia la professione cristologica più compiuta del quarto Vangelo è Marta nel capitolo 11, versetto 27, che è centrale di tutta la narrazione, quando dice: "Sì, o Signore io credo che tu sei il Cristo il Figlio di Dio che deve venire nel mondo". Questa definizione cristologica piena viene messa sulla bocca di una donna, Marta appunto, in un momento che rappresenta il vertice del Vangelo di Giovanni. E sarà Marta ad affrettare il tempo della Passione incoraggiando Gesù al grande gesto di generosità».

Le donne anticipano anche un altro aspetto molto importante della realtà cristiana: quello del servizio. È Gesù stesso nel capitolo 9 del Vangelo di Marco a richiamare a questa dimensione fondamentale, mentre i discepoli litigano tra loro per chi deve essere il primo: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti». «La parola "servire" – spiega il biblista – nei Vangeli ricorre nei gesti compiuti da donne, vedi la suocera di Pietro che guarita da Gesù si mette a servirlo, ma anche Maria a Betania, che nel Vangelo di Giovanni prese il profumo e con esso unse i piedi di Gesù e glieli asciugò con i suoi capelli. È il gesto che anticipa quello di Cristo stesso nell’Ultima cena. Alla fine dunque chi ha aperto questo importante aspetto? Sono le donne ad averlo compiuto per prime, e senza fare tanti discorsi l’hanno vissuto». Le donne nei Vangeli annunciano e aprono le porte alla missione, allargano i confini. L’emorroissa permette a Gesù di allargare la cerchia dei destinatari della salvezza. La Samaritana in Giovanni è la prima che apre la porta della Samaria, tenuta fino a quel momento lontana, e così è la donna Cananea ad aprire la porta ai pagani.

«Come si può vedere – conclude Marzotto – l’attività dell’uomo esige un contrappunto femminile, la presenza delle donne favorisce l’apertura universalistica, sia nei momenti fondanti, originari, decisionali, in cui si tratta di accogliere tutta la forza propulsiva dello Spirito, sia in quelli del suo avvio concreto in cui occorre superare le pesantezze di schematismi consolidati e le ostilità connesse. Nel Vangelo come negli Atti degli apostoli le donne si presentano non solo come il luogo dell’accoglienza e dell’ospitalità ma come luogo della libertà e dell’universalismo, capaci cioè di rigenerare, di ridonare quello slancio che spinge agli spazi universali e quindi di far progredire la via della salvezza. Tale dinamica si è compiuta di fatto, quindi si compie e può compiersi, solo in una piena sinergia di maschile e femminile».

Stefania Falasca

© Avvenire, 23 aprile 2014

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