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Veglia di Pasqua. «Cristo risorto spezza il silenzio complice di ingiustizie»

Papa Francesco ha presieduto la celebrazione in San Pietro: «Abbiamo bisogno di una fede rinnovata»

È saltata la pietra del sepolcro. È saltata per prima e ha lasciato spazio «al più grande annuncio che la storia abbia mai potuto contenere nel suo seno: “Non è qui. È risorto”». È questa la Pasqua celebrata da papa Francesco ieri sera nella Veglia nella Basilica di San Pietro durante «la madre di tutte le veglie», come la definisce sant’Agostino.

E in questa Veglia che rappresenta il totum pasquale sacramentum perché in essa si celebrano non solo i fatti della Passione di Cristo ma insieme quelli della sua Risurrezione, nella notte dove Cristo «è passato» alla vita vincendo la morte, il Papa ha voluto centrare il suo annuncio sulla vittoria di Cristo che irrompe inaudita oltre ogni attesa nelle vite sconfitte dei discepoli e diventa sorgente di cambiamento e di rinascita. «Celebrare la Pasqua – ha detto ai fedeli riuniti in San Pietro – significa credere nuovamente che Dio irrompe e non cessa di irrompere nelle nostre storie sfidando i nostri determinismi uniformanti e paralizzanti. Celebrare la Pasqua significa lasciare che Gesù vinca quell’atteggiamento pusillanime che ci assedia e cerca di seppellire ogni tipo di speranza».

Una folla ha seguito il rito iniziato nell’atrio della Basilica Vaticana con la benedizione del fuoco e la preparazione del cero pasquale su cui il Papa ha inciso la croce, l’alfa e l’omega. Dopo che le luci si sono accese quando il cero pasquale è arrivato all’altare maggiore con il canto dell’Exultet, nella sua omelia papa Francesco ha voluto ripercorrere il passaggio di questa celebrazione cominciata nell’oscurità della notte e nel freddo che l’accompagna, sentendo il peso del silenzio davanti alla morte, un silenzio «che cala profondo nelle fenditure del cuore del discepolo che dinanzi alla croce rimane senza parole». Papa Francesco ha così descritto le ore drammatiche di quel silenzio: «Di fronte all’ingiustizia che ha condannato il Maestro, i discepoli hanno fatto silenzio; di fronte alle calunnie e alla falsa testimonianza subite dal Maestro, i discepoli hanno taciuto. Durante le ore difficili e dolorose della Passione, i discepoli hanno sperimentato in modo drammatico la loro incapacità di rischiare e di parlare in favore del Maestro; di più, lo hanno rinnegato, si sono nascosti, sono fuggiti, sono stati zitti».

È questa per il Papa la notte del discepolo «frastornato perché immerso in una routine schiacciante che lo priva della memoria, fa tacere la speranza e lo abitua al “si è fatto sempre così”». È questa la notte del discepolo «ammutolito e ottenebrato che finisce per abituarsi e considerare normale l’espressione di Caifa: “Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera”».

È questa la notte del silenzio del discepolo che si trova «intirizzito e paralizzato, senza sapere dove andare di fronte a tante situazioni dolorose che lo opprimono e lo circondano e – ha detto ancora Francesco – questo è il discepolo di oggi, ammutolito davanti a una realtà che gli si impone facendogli sentire e, ciò che è peggio, credere che non si può fare nulla per vincere tante ingiustizie che vivono nella loro carne tanti nostri fratelli». Ma è proprio in mezzo a questi silenzi schiaccianti che, con il Vangelo di Luca, il Papa ha ricordato che «le pietre cominciano a gridare». «La pietra del sepolcro ha gridato e col suo grido ha annunciato a tutti una nuova via». Ed è stato così il Creato il primo a farsi eco «del trionfo della vita su tutte le realtà che cercarono di far tacere e di imbavagliare la gioia del Vangelo».

Il vescovo di Roma ha poi evidenziato come l’annuncio e l’esperienza di Cristo risorto cambino tutto il modo di stare nel mondo. «“Non abbiate paura. È risorto”, sono parole che vogliono raggiungere le nostre convinzioni e certezze più profonde, i nostri modi di giudicare e di affrontare gli avvenimenti quotidiani; specialmente il nostro modo di relazionarci con gli altri – ha spiegato il Papa –. La tomba vuota vuole sfidare, smuovere, interrogare, ma soprattutto vuole incoraggiarci a credere e ad aver fiducia che Dio “avviene” in qualsiasi situazione, in qualsiasi persona, e che la sua luce può arrivare negli angoli più imprevedibili e più chiusi dell’esistenza. È risorto dalla morte, è risorto dal luogo da cui nessuno aspettava nulla e ci aspetta - come aspettava le donne - per renderci partecipi della sua opera di salvezza. Questo è il fondamento e la forza che abbiamo come cristiani per spendere la nostra vita e la nostra energia, intelligenza, affetti e volontà nel ricercare e specialmente nel generare cammini di dignità. Quanto abbiamo bisogno che la nostra fede sia rinnovata, che i nostri miopi orizzonti siano messi in discussione e rinnovati da questo annuncio».

La pietra del sepolcro ha fatto la sua parte, le donne hanno fatto la loro parte, adesso, ha osservato papa Francesco, l’invito «viene rivolto ancora una volta a voi e a me: invito a rompere le abitudini ripetitive, a rinnovare la nostra vita, le nostre scelte e la nostra esistenza. Un invito che ci viene rivolto là dove ci troviamo, in ciò che facciamo e che siamo; con la “quota di potere” che abbiamo. Vogliamo partecipare a questo annuncio di vita o resteremo muti davanti agli avvenimenti?». Nella Veglia Francesco ha battezzato otto adulti. Sono cinque uomini e tre donne provenienti da diversi Paesi: Italia, Perù, Venezuela, Nigeria, Stati Uniti e Albania. Tra di loro il nigeriano di 31 anni, John Ogah, che nel settembre scorso aveva affrontato un rapinatore armato nella periferia di Roma.

Stefania Falasca
 
© Avvenire, sabato 31 marzo 2018
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