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Venerdì Santo accanto a chi soffre

Il richiamo a quanti oggi “sono torturati” o “vittime della violenza omicida nel mondo” nella predica di padre Cantalamessa a San Pietro. In serata la Via Crucis con il Papa e le meditazioni di monsignor Corti sui drammi e i dolori d'oggi.

Il racconto della Via Crucis nelle parole di Gesù. Ma anche una rilettura delle 14 stazioni che la compongono alla luce dei drammi e dei dolori d’oggi. È il filo conduttore della Via Crucis che papa Francesco celebrerà come da tradizione al Colosseo. Autore delle meditazioni è il vescovo emerito di Novara Renato Corti, che, per ispirarsi, ha voluto rileggere la prima omelia di Francesco all’inizio del suo pontificato, sulla figura di san Giuseppe.

Ecco allora il tema della custodia, del custodire che Corti ha cercato di declinare alla luce delle tragedie e delle ferite dell’umanità. “È la custodia che Dio ha nei nostri confronti – spiega il vescovo – con l’Amore della sua croce e che noi siamo chiamati ad avere verso gli altri perché siamo figli di Dio”. Il racconto di Gesù e la “risonanza” che quelle parole hanno in noi oggi. Un dialogo che si svolge fino alla dodicesima stazione (la morte di Gesù) della Via Crucis. Dialogo che, tra gli altri temi, tocca “i nostri tradimenti dell’Amore di Dio”, ma anche “gli uomini e donne che vengono trucidati solo perché credenti”.

Meditazioni che affrontano pure “i tanti drammi familiari presenti nel mondo”, “il genio femminile che ci sprona a vivere con affetto verso di Te”, “il dramma dei bambini-soldato e i ragazzi e gli adolescenti derubati di se stessi, feriti nella loro intimità, barbaramente profanati”, “la pena di morte e la tortura”.

Sofferenze che emergono anche nella predica del Venerdì Santo che il predicatore della Casa Pontificia padre Raniero Cantalamessa ha svolto nel pomeriggio nella Basilica Vaticana alla presenza del Papa e della Curia Romana. Sofferenze “non generiche o collettive”, ma “con un nome e un’identità precisa”. Il richiamo Una violenza che “ci assilla, ci scandalizza” e che “oggi ha inventato forme nuove e spaventose di crudeltà e di barbarie”. Riflessioni e meditazioni anche per non dimenticare e per non pensare che sono avvenimenti lontani nel tempo e nello spazio.

Enrico Lenzi

© Avvenire, 3 aprile 2015

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