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Verità, annuncio e autenticità di vita nell’era digitale

Un gesto piccolo ma molto significativo allora: era il 22 novembre 2001 e il Papa Giovanni Paolo II “cliccando” sul tasto invio del suo pc portatile, inaugurò una nuova era per il mondo cattolico.

Per la prima volta un documento pontificio, l’esortazione apostolica Ecclesia in Oceania, veniva promulgata via e-mail alle diocesi del mondo. Da quel giorno la Parola e il Magistero hanno cominciato a viaggiare anche verso il “virtuale”.

Sono passati quasi dieci anni. Ora il web è una realtà molto importante e consolidata anche nella Chiesa.

Non è un caso che gli ultimi tre messaggi del Papa per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, abbiano avuto la “rete” come filo conduttore.

L’ultimo, presentato alla stampa – com’è tradizione – il 24 gennaio scorso, giorno della memoria di S. Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, ha come titolo Verità, annuncio e autenticità di vita nell’era digitale.

Il messaggio analizza ed in un certo modo elogia il mondo della grande rete, in particolare i Social Network, definendoli strumenti in grado di favorire il dialogo e la condivisone ma esortando i fedeli a non cadere nelle insidie della Rete, sintetizzando perfettamente così le peculiarità del web 2.0. Le community social, infatti, possono apportare infiniti benefici ma allo stesso tempo possono rappresentare dei veri e propri elementi controproducenti.

Il messaggio ha avuto diverse modalità di accoglienza; da quella entusiastica a quella un po’ titubante degli “addetti ai lavori”. Le critiche di questi ultimi possono essere sintetizzate nella frase: “Ma cosa ne sa di internet il Pontefice”?

Come ha ben evidenziato l’Osservatore Romano in un articolo del 24-25 gennaio scorso, Il Papa non naviga in rete, non usa il computer e scrive con la penna, anzi preferibilmente con la matita. Ma il mondo di internet lo stupisce, lo affascina. E da uomo di studio, ma anche e soprattutto di dialogo qual è, auspica fortemente che nel mondo digitale si possa trovare e aprire uno spazio di dialogo e di confronto tra le culture del nostro tempo, un vero “cortile dei gentili aperto nello spazio cibernetico”.

Sembra proprio che il motivo ispiratore del messaggio sia la parola “stupore” con la quale il papa si pone di fronte alla straordinaria potenzialità della rete internet.

Nella sua analisi, il Santo Padre parla della rete come di una nuova rivoluzione-trasformazione culturale: … come la rivoluzione industriale produsse un profondo cambiamento nella società attraverso le novità introdotte nel ciclo produttivo e nella vita dei lavoratori, così oggi la profonda trasformazione in atto nel campo delle comunicazioni guida il flusso di grandi mutamenti culturali e sociali […] Le nuove tecnologie non stanno cambiando solo il modo di comunicare, ma la comunicazione in se stessa, per cui si può affermare che si è di fronte ad una vasta trasformazione culturale. Con tale modo di diffondere informazioni e conoscenze, sta nascendo un nuovo modo di apprendere e di pensare, con inedite opportunità di stabilire relazioni e di costruire comunione.

Non è strano, allora, che il Papa parli di «social network». Il Cristianesimo è parola, racconto, parabola, piazza, incontro. La sua forza, nei secoli, è la capacità di narrare la storia, unica e necessaria, di un Dio che si fa uomo. Anche il web può diventare un mezzo straordinario per raccontare tutto questo perché è piazza, comunione, dialogo, parola.

Ma questo interpella lo stile, l’identità, l’annuncio e la testimonianza.

Lo stile anzitutto: Esiste uno stile cristiano di presenza anche nel mondo digitale: esso si concretizza in una forma di comunicazione onesta ed aperta, responsabile e rispettosa dell’altro. Il messaggio del Vangelo è sempre lo stesso. Così come sempre uguale è lo stile cristiano della testimonianza, basata su una vita coerente e distintiva, capace di essere un “segno” anche nel mondo digitale. Diviene ancor più importante l’azione dei cristiani, affinché non vengano mai meno la verità dell’annuncio e l’autenticità della vita.

Importante dunque è l’atteggiamento con il quale ci si accosta a questo mondo: è necessario mantenere la correttezza del proprio agire nonché l’autenticità del proprio essere.

Lo stile cristiano di presenza dà significato al titolo stesso del messaggio, nel senso che la testimonianza degli operatori cattolici non può esaurirsi nella semplice trattazione di temi religiosi, ma chiama a manifestarsi sul piano della concreta testimonianza personale. La coerenza di vita con il Vangelo è essa stessa una forma di comunicazione esplicita che rende credibile l’annuncio. Più che mai, l’esigenza di far conoscere il Vangelo nella sua integrità deve manifestarsi come un segno distintivo dell’era digitale. Comunicare il Vangelo non è solo inserire contenuti dichiaratamente religiosi nelle varie piattaforme, ma è soprattutto testimoniare con coerenza scelte, preferenze e giudizi che siano in linea con gli insegnamenti del Vangelo stesso, anche se e quando non si parla direttamente di esso.

Lo stile richiama l’identità: il Papa chiede di testimoniare con coerenza, nel proprio profilo digitale e nel modo di comunicare, scelte, preferenze, giudizi che siano profondamente coerenti con il Vangelo, anche quando di esso non si parla in forma esplicita. Il rischio del web - e dei social network in particolare - è proprio questo: crearsi una faccia indefinita, un avatar, una proiezione, qualcosa di meno artefatto di una maschera, ma che comunque resta rarefatta. È carne e anima. Ma in questa ambiguità rischia di superare il limite tra vero e falso. È verità e bugia.

Cosa chiede il Pontefice? Non mascherarsi, non rinnegate il proprio avatar, non creare falsi profili: Nella ricerca di condivisione, di amicizie, ci si trova di fronte alla sfida dell’essere autentici, fedeli a se stessi, senza cedere all’illusione di costruire artificialmente il proprio profilo pubblico.

Si dirà che queste cose le persone «sane» non le fanno. Non è così scontato. Ci stiamo abituando all’idea del verosimile. L’importante non è che la storia sia vera o falsa, ma che sia razionale o ben raccontata. Una storia appare vera quando il narratore è bravo, quando ha successo, quando è un simbolo.

Il Papa è più cauto: Dobbiamo essere consapevoli che la verità che cerchiamo di condividere non trae il suo valore dalla popolarità. Il Verbo sul web non va alla ricerca di contatti. Non si maschera. La storia più vera non è quella più condivisa.

Di conseguenza il richiamo e l’impegno all’annuncio e alla testimonianza: anche nel mondo digitale non vi può essere annuncio di un messaggio senza una coerente testimonianza da parte di chi annuncia. Il Papa chiede di far conoscere la verità del Vangelo nella sua integrità, non cercando di renderla accettabile, popolare, “annacquata”: la verità del Vangelo non è qualcosa che possa essere oggetto di consumo, o di fruizione superficiale, ma è un dono che chiede una libera risposta. Essa, pur proclamata nello spazio virtuale della rete, esige sempre di incarnarsi nel mondo reale e in rapporto ai volti concreti dei fratelli e delle sorelle con cui condividiamo la vita quotidiana. Per questo rimangono sempre fondamentali le relazioni umane dirette nella trasmissione della fede!

L’esempio è quello di Gesù che si fece compagno nel cammino dei discepoli di Emmaus, i quali furono condotti gradualmente alla comprensione del mistero mediante il suo farsi vicino, il suo dialogare con loro, il far emergere con delicatezza ciò che c’era nel loro cuore.

Il credente è chiamato a testimoniare le sue più profonde convinzioni, a dare il suo contributo prezioso perché il web non sia uno strumento che riduce le persone a categorie e che manipola emotivamente: al contrario, i credenti incoraggiano tutti a mantenere vive le eterne domande dell’uomo, che testimoniano il suo desiderio di trascendenza e la nostalgia per forme di vita autentica, degna di essere vissuta. È proprio questa tensione spirituale propriamente umana che sta dietro la nostra sete di verità e di comunione e che ci spinge a comunicare con integrità e onestà.

 

sac. Carlo Cinquepalmi

Direttore Ufficio Comunicazioni Sociali

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