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XIX Giornata Mondiale del Malato. "Dalle sue piaghe siete stati guariti" (1Pt 2,24)

La Giornata mondiale del malato, fissata significativamente per l’11 febbraio, giorno della memoria liturgica della Beata Maria Vergine di Lourdes, è stata istituita da Giovanni Paolo II agli inizi degli anni ‘90, dietro richiesta del presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale degli operatori sanitari di quel tempo. Perciò quest’anno ne ricorre la XIX edizione.

Essa si propone le finalità indicate dallo stesso papa: la sensibilizzazione della necessità di assicurare la migliore assistenza agli infermi; l’aiuto ai malati a valorizzare sul piano umano e soprannaturale la sofferenza; il coinvolgimento delle diocesi, delle comunità cristiane e delle famiglie religiose nella pastorale della salute; la promozione dell’impegno del volontariato; l’importanza della formazione spirituale ed etica degli operatori sanitari; l’impegno di far comprendere sempre meglio l’importanza dell’assistenza  religiosa ai malati da parte dei sacerdoti diocesani e regolari, e di quanti vivono ed operano accanto a chi soffre (cfr. Giovanni Paolo II, Lettera al card. F. Angelini, 13/5/1992).

I quattro ambiti della celebrazione

La celebrazione annuale della Giornata non si riduce ad un semplice raduno di malati per la celebrazione dell’Eucaristia e dell’Unzione degli infermi, ma può essere vissuta creativamente dalle parrocchie e dalle cappellanie ospedaliere in quattro ambiti:

  1. quello dell’animazione dei molteplici ambienti di vita e di lavoro della società  e della comunità cristiana alla tematica della Giornata (per esempio: scuole, ospedali, associazioni ecclesiali o di volontariato, condomini e famiglie, luoghi delle istituzioni, carceri, farmacie, mercati,…);
  2. quello della formazione ai problemi del mondo della sanità e della cura (con conferenze, tavole rotonde, dibattiti, corsi, aggiornamento professionale ed educazione sanitaria,…);
  3. quello della celebrazione liturgica con momenti di catechesi (Messa ed Olio dei malati, Via Crucis, recita del Rosario, processioni con Gesù eucaristico o con la statua della Madonna di Lourdes per le strade del quartiere o per i corridoi degli ospedali,…);
  4. infine quello della testimonianza della carità con specifici segni di attenzione e premura verso chi soffre e le loro famiglie (momenti di festa comunitaria, visite domiciliari, preparazione e offerta di semplici doni, oppure una iniziativa a favore dei malati, che si estenda per tutto l’anno).

     In questo modo l’appuntamento annuale della Giornata diventa un momento di crescita umana e spirituale della stessa comunità, risulta più feconda di frutti e permette di vivere la beatitudine di Cristo: “Ero malato e mi avete visitato/curato/amato…Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi” (cfr. Mt 25, 31-46).

Il tema della Giornata: “Gesù, il guaritore ferito”

Ogni anno il papa sceglie una tematica per aiutare le comunità cristiane a riflettere e a celebrare la Giornata in modo sempre nuovo; per il 2011 ha proposto : “Il guaritore ferito: Dalle sue piaghe siete stati guariti”. A sua volta il Pontificio Consiglio di settore lo ha indicato a tutte le Chiese particolari, invitandole ad attualizzare il tema nella propria nazione.

Con l’affermazione di Pietro (1Pt 2,24), che è l’eco delle parole di Isaia (Is 53,3-5),  si è voluto indicare il Signore Gesù non soltanto come Maestro che parla e insegna, ma anche come il pastore pieno di misericordia che si fa toccare dalle miserie dei peccatori, come il terapeuta che entra in contatto diretto con l’umanità sofferente, come il guaritore che si prende cura assumendo personalmente il nostro dolore. Egli è in grado di aver compassione dei suoi fratelli, perché, come loro, è “rivestito di debolezza” (Eb 5,2).

In altre parole, Gesù può essere chiamato giustamente il “guaritore ferito”, perché è stato salvatore dell’umanità non con la sua onnipotenza divina ma con le “ferite di amore” dei limiti della natura umana vissuti nell’obbedienza al Padre e nell’amore verso i fratelli. Egli è riuscito a “guarire”/“salvare” la debolezza dell’uomo con la sua fragilità vissuta nella passione  e morte in croce, coronate dalla risurrezione: le “piaghe” del Risorto ricordano per sempre le strade percorse dal suo amore per salvare l’uomo e tutto l’uomo.

L’icona di Gesù, guaritore ferito, diventa il modello pastorale dei responsabili delle parrocchie, delle cappellanie ospedaliere, di ogni cristiano impegnato nella pastorale ordinaria e di settore. “Tutti siamo vulnerabili: nel campo di battaglia che è la vita ognuno riporta delle ferite, anzi, la stessa condizione creaturale è segnata da un primordiale e radicale vulnus. Riconoscere questo rappresenta il primo passo; il secondo passo consiste nell’integrare le ferite nella nostra vita. L’ultimo passaggio avviene quando le nostre ferite diventano risorse per prenderci cura degli altri feriti…Quando si parla di guaritore ferito come modello pastorale si sta indicando una persona le cui ferite hanno già beneficiato degli effetti della ‘risurrezione’, ossia che ha già superato la fase della passione e morte, ed ora le sue ferite possono costituire una fonte di vita sia per lui che le porta sia per chi entra in contatto con lui” (R. Salvatore, Presentazione, in L. Sandrin (a cura di), Il guaritore ferito. Modello pastorale, Edizioni Camilliane, Torino 2011).

I sussidi per l’approfondimento del tema scelto

Ogni anno l’Ufficio nazionale CEI per la pastorale della sanità prepara e diffonde alcuni sussidi che illustrano e approfondiscono il contenuto del tema indicato dal papa: in ogni Chiesa locale gli Uffici diocesani si premurano di far pervenire tutto il materiale alle molteplici comunità cristiane.

  • Messaggio del papa - Benedetto XVI si sofferma a meditare sull’amore di Gesù in croce che diventa la chiave interpretativa e di senso dell’intera esistenza umana. Rivolgendosi ai giovani, poi, aggiunge: “Spesso la Passione, la Croce di Gesù fanno paura, perché sembrano essere la negazione della vita. In realtà, è esattamente il contrario! La Croce è il ‘sì’ di Dio all’uomo, l’espressione più alta e più intensa del suo amore e la sorgente da cui sgorga la vita eterna”. Continuando, li invita a scoprire e incontrare Gesù sia nell’Eucaristia ma a riconoscerlo e a servirlo anche nei poveri, nei malati, nei fratelli sofferenti e in difficoltà.   
  • Messaggio per la Giornata della vita - Il Consiglio permanente della CEI, per la 33a Giornata nazionale per la vita (6 febbraio 2011) ha inviato un messaggio sul tema “Educare alla pienezza della vita”. Questa Giornata si collega in modo profondo con la Giornata del malato per il contenuto del messaggio e per la vicinanza delle due ricorrenze. I nostri vescovi  invitano a prendere consapevolezza della grande responsabilità educativa che abbiamo nei riguardi del bene e del valore della vita. Ciascuno è chiamato a dare il proprio contributo perché le fragilità delle varie fasi della vita (nascita, giovinezza, malattia, anzianità) siano prese in carico con coraggio e abnegazione.
  • Manifesto murale e depliant – L’icona scelta per illustrare visivamente il tema della Giornata è stata presa dalla Basilica di San Marco, Volta ovest della cupola dell’Ascensione, in Venezia. L’immagine del XII secolo si chiama “La Santa Anàstasi” e presenta il Cristo risorto, che con la mano sinistra stringe la croce, mezzo della salvezza, e con quella destra solleva e tira a sé un morto che sta negli inferi. Il messaggio molto bello e significativo, a livello teologico, è quello dei segni dei chiodi lasciati sulle mani e sui piedi con evidenza voluta: attraverso questi segni di amore Egli ha potuto portare a termine la salvezza dell’umanità.
  • Scheda illustrativa – L’Ufficio nazionale si è preoccupato di preparare due schede: la prima per illustrare il cammino triennale degli operatori della pastorale della salute che ruoterà sui temi: “Prima di tutto…la vita”, “Curare tutto l’uomo”, “La salute, un bene per tutti”. La seconda scheda, di contenuto liturgico, propone una celebrazione della Parola da realizzare in un momento più opportuno con la propria comunità o con associazioni specifiche.
  • Immagine – Sul davanti ripete l’immagine del Cristo risorto del manifesto e sul retro una breve preghiera trinitaria: “Padre, che ami la vita, Ti imploriamo nella salute e nella malattia. Tu non vuoi il nostro male, né ci lasci soli nel dolore. / La Pasqua del tuo Figlio, Gesù Cristo, ci ha salvato per sempre dalla morte. Dalle sue piaghe siamo veramente guariti! / Spirito del risorto, consolaci e rendici fratelli nella sofferenza. Fa’ che le mani di chi cura siano piene dell’amore e della tenerezza di Maria, madre della Misericordia. Amen!”. 
  • Preghiera dei fedeli – L’Ufficio diocesano aggiunge anche uno schema di preghiera dei fedeli da usare nell’Eucaristia della Beata Vergine Maria di Lourdes o nelle altre celebrazioni liturgiche che la comunità può organizzare con i malati.

Una Giornata che duri tutto l’anno: quattro strade

La Giornata del malato naturalmente non si può esaurire nell’arco di ventiquattro ore, sia pure con una molteplicità di iniziative: sarebbe solo una piccola parentesi di premura verso chi soffre. Il malato ha bisogno di amore in modo continuativo.

Per questo indico le quattro strade di servizio della pastorale della salute che si estende per tutto l’anno: la risposta ai bisogni dei malati e delle loro famiglie a livello fisico, psicologico e spirituale; le proposte formative ai temi della vita e della salute, della malattia e della morte nei vari settori della pastorale; la moltiplicazione dei segni di carità verso gli ultimi; la promozione e l’educazione alla salute globale delle persone.

 
Scarica il messaggio del Papa per la Giornata del Malato: clicca qui
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