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S.E. Francesco

Cacucci

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“Oggi per questa casa è venuta la salvezza”

Ci accompagna ancora, come dall’inizio di quest’Anno liturgico, l’icona di Zaccheo (Lc 19, 1-10): il pubblicano che si arrampica su un sicomoro perché cercava di vedere chi era Gesù. Il suo desiderio si fa meraviglia nel momento in cui Gesù, sotto quell’albero, si ferma, alza lo sguardo, lo chiama per nome e si invita a casa sua.

Icona Zaccheo.jpg“ … Ci manca l’essenziale. E la vita, così, si spegne. Non è più un canto di festa, ma un gemito di lamento e dolore, alle volte gridato, alle volte tacito. Ma continuo. Crediamo che ci manchi qualcosa, e in realtà ci manca tutto. Ci manca l’Amore, quello «Primo», sorgente di ogni altro amore e senso. (…)

Eppure!... «I giovani» - e non solo loro - «portano una sete nel loro cuore, e questa sete è una domanda di significato e di rapporti umani autentici che aiutino a non sentirsi soli nelle sfide della vita. è desiderio di un futuro, reso meno incerto da una compagnia sicura e affidabile, che si accosta a ciascuno con delicatezza e rispetto, proponendo valori saldi a partire dai quali crescere verso traguardi alti, ma raggiungibili» (Benedetto XVI).

Come proporci e come proporre soprattutto ai giovani questi traguardi, come vincere la solitudine che proviamo davanti alle scelte difficili della vita? Una voce ci incoraggia: «Non temete!». Facciamola nostra e, senza paura, … torniamo a volare alto!... Alziamoci…, andiamo!”(Cacucci Francesco, Cerca e troverai. Lettera alla Chiesa locale nel IV centenario del Seminario diocesano, EDB, Bologna 2012, p. 7-8).

Sono le parole con le quali il nostro Arcivescovo, mons. Francesco Cacucci, inizia la sua “lettera” inviata alla Chiesa locale. Esse non intendono indulgere nel pessimismo, ma desiderano risvegliare in tutti la voglia di cercare. Che cosa cercare? Non qualcosa semplicemente, ma ciò che il Vescovo chiama “l’essenziale”, “tutto”: l’Amore, quello «Primo», sorgente di ogni altro amore e senso”. Con questo “invito” ci piace accogliere il tempo liturgico della Quaresima che ci porta alla Pasqua, quel “tempo favorevole che a noi pellegrini sulla terra fa pregustare i beni del cielo” (Cf. Orazione Super oblate I domenica di Quaresima; Orazione Post Communio II domenica di Quaresima) e scoprire da “pellegrini che allargano lo spazio del cuore… la bellezza del camminare, a piedi, lentamente … verso la fonte”.

Ci accompagna ancora, come dall’inizio di quest’Anno liturgico, l’icona di Zaccheo (Lc 19, 1-10): il pubblicano che si arrampica su un sicomoro perché cercava di vedere chi era Gesù. Il suo desiderio si fa meraviglia nel momento in cui Gesù, sotto quell’albero, si ferma, alza lo sguardo, lo chiama per nome e si invita a casa sua. Proprio dinanzi a quell’Amore, «Primo», che previene e supera di gran lunga ogni aspettativa e desiderio dell’uomo, il peccatore scende da quell’albero, dove credeva di poter rimanere nascosto, e non solo apre la porta della sua casa al Signore, ma da quella casa, “alzatosi”… inizia il suo cammino verso “traguardi alti”, prima forse impensabili, ma ora, “raggiungibili”: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». E si sente rispondere da Gesù: “Oggi per questa casa è venuta la salvezza”.

Zaccheo “si” converte - dicono in tanti - cambia vita, diventa migliore. è vero, ma la forza del cambiamento non sta in quel “si”, che concentra tutto nell’azione e nello sforzo dell’uomo, ma nell’incontro e nell’esperienza dell’Amore «Primo» che lo ha cercato, lo ha rimesso in piedi ed è diventato in lui sorgente di ogni altro amore e senso, “salvezza”. Solo così la vita di Zaccheo non si spegne, ma torna ad essere un canto di festa.

Prima dell’incontro con Gesù, Zaccheo era posseduto da tutto ciò che possedeva, come tutti quelli (giovani e meno giovani) che sono posseduti dall’autosufficienza, dalle proprie “idee” e dai propri “ideali”, dal narcisismo, dalla preoccupazione della propria immagine e dalla certezza che tutto dipenda dalle proprie “capacità” e “qualità”. Ora, se la conversione fosse stata solo opera sua e della sua buona volontà, Zaccheo sarebbe stato ancora troppo ricco di sé e povero dell’“essenziale”, del “tutto”. Dopo l’incontro con Gesù, Zaccheo ricorda anche a noi che Dio vede e ama nell’uomo non tanto ciò che c’è, quanto ciò che deve ancora nascere e che può nascere dentro di lui: l’uomo nuovo salvato da Cristo. “Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”. Nella casa di Zaccheo, in lui, “figlio di Abramo ritrovato”, è venuta la salvezza! L’ha portata Cristo! Sia questa, anche per noi, la riscoperta più bella in questa Quaresima.

Per Zaccheo, “risorto”, “redento” già da quella cena in casa sua, preludio di un’altra cena, l’ultima di Gesù, tutta protesa alla Croce, non c’è più un futuro incerto, né un passato da temere. Tutto è salvo. “La salvezza è venuta, oggi”. E non quando lui sarà più buono, non quando lui sarà più bravo, non quando lui non farà più peccati. Ma da quando Gesù lo ha cercato, lo ha trovato, e la salvezza è venuta nella sua casa.

Non è questo il frutto più autentico e più bello della Pasqua di Cristo? La nostra salvezza… Ed essa è frutto di un altro Albero, quello della Croce. Zaccheo per cercare Gesù era salito su un albero di sicomori; Gesù per cercare l’uomo è salito sull’albero della Croce e dalla Croce l’ha salvato. Sulla Croce fino alla fine, avrà sete … di noi, “di quella sete che noi portiamo nel nostro cuore”. Alla Croce, Albero di vita, durante questa Quaresima (Anno B), volgiamo lo sguardo (per questo accanto all’icona di Zaccheo sarà bene collocare la Croce con il Crocifisso) per essere guardati da Colui che da lì può vedere tutti e darci tutto, dandoci la Sua Vita affinché noi vivessimo in Lui. Aveva ragione il Concilio Vaticano II ad affermare che quel Gesù cercato, incontrato e riconosciuto « ... svela pienamente l’uomo all’uomo e gli fa conoscere la sua altissima vocazione» (cf. GS 10).

Anche in questo tempo di Quaresima-Pasqua, diversi sussidi aiuteranno, con le loro proposte, la preghiera e il cammino personale e delle comunità. Oltre al sussidio liturgico-pastorale a cura dell’Ufficio Liturgico è stato preparato il prezioso strumento della Lectio, indirizzato ai giovani, ma che può essere affidato anche agli adulti delle nostre comunità parrocchiali: un’esperienza avviata già negli anni scorsi, voluta insieme e curata dalla Pastorale Giovanile e dall’Ufficio Liturgico e realizzata con le meditazioni sui brani evangelici e le preghiere per ogni giorno, nello stile della lectio quotidiana, scritte da alcuni sacerdoti della nostra Diocesi che hanno messo il loro cuore e la loro mente a servizio di tutti.

A tutti e a ciascuno auguro, in questo tempo meraviglioso, di sperimentare in Cristo quella “compagnia sicura e affidabile, che si accosta a ciascuno con delicatezza e rispetto” e di ascoltare la sua voce che - come ci ricorda l’Arcivescovo - ci incoraggia e ci ripete: “Alziamoci…, andiamo!”

 

Sac. Mario Castellano

Direttore Ufficio Liturgico

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