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Corea, tanti fedeli: «ora cresca la fede»

Verso l'anno della Fede. Dossier La sfida di credere 9.

Davanti all’ovvia constatazione che l’Anno della Fede offre occasione di rinnovamento e di nuovo slancio, la Chiesa coreana presenta una situazione per molti aspetti unica.
Il cristianesimo nel suo complesso ha avuto in Corea una crescita incontenibile negli ultimi decenni, facendone oggi un paese in maggioranza cristiano (quasi il 30 per cento degli abitanti), almeno per quanti – e sono poco più della metà – si dichiarano in qualche modo religiosi. I cattolici sono 5,3 milioni, ovvero il 10,3 per cento dei sudcoreani. Le ragioni di questa avanzata davvero trionfante non mancano, ma gli esperti ne analizzano le ragioni in modo non sempre concorde.

Da parte sua, la Chiesa cattolica sostiene che è la conseguenza della ricerca di spiritualità e religiosità di una società che sta attraversando un rapidissimo processo di sviluppo economico. Il cristianesimo ha fornito a molti la risposta che cercavano, con un clero, dei religiosi, una gerarchia che hanno saputo trovare strumenti spirituali e pastorali adeguati. I particolare, con un’attenzione maggiore ai poveri e agli emarginati, in uno spirito di impegno attivo. In questo spirito va anche compreso l’impegno sociale di alcun membri della Chiesa, che ha accompagnato negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso la lotta per la democrazia contro la dura dittatura militare. Questo coinvolgimento ha guadagnato alla Chiesa stima e rispetto da parte della società nel suo complesso.

Tuttavia – spiegano i responsabili ecclesiali – oggi si avvertono i segnali di stagnazione, anche di declino della crescita numerica e questo sia per il cattolicesimo che per il protestantesimo. La ragione prima è nello sviluppo socio-economico accelerato e nel secolarismo che va pervadendo ogni settore della vita coreana. Sono sempre di più, all’interno della Chiesa cattolica, coloro che richiamano a un impegno di evangelizzazione più radicale, che non miri soltanto a uno sviluppo numerico.

In questo contesto si situa quindi l’attesa per l’Anno della fede, le iniziative che lo precedono e quelle in elaborazione che lo accompagneranno numerose. Una capillarità d’impegno che si basa anche sul numeroso personale religioso in un paese che vede da anni un boom di vocazioni in linea con l’aumento dei nuovi battezzati. Lo scorso anno, le statistiche ecclesiali ufficiali hanno mostrato come vi siano attualmente 4.621 preti. Un incremento di nove volte rispetto a cinquant’anni prima, quando i sacerdoti erano 503 a servire una popolazione complessiva che era allora di 26 milioni di abitanti e oggi è quasi raddoppiata.

Il clero gioca oggi un ruolo molto importante nell’impegno di evangelizzazione e nelle attività pastorali, e la gerarchia è affollata e solida. Molte diocesi sono in grado di inviare missionari fidei donum in diverse aree del mondo, tuttavia il numero di quanti aspirano alla vita consacrata va declinando e finora gli sforzi per contenere il calo da parte della gerarchia, come pure degli istituti religiosi, hanno dato scarsi risultati.

In questo senso, l’evento che avrà inizio ad ottobre e si protrarrà per dodici messi potrà fornire anche ai responsabili ecclesiali occasioni di riflessione e – questo è l’augurio – spunti di rilancio.
La Chiesa cattolica coreana – avverte nelle sue analisi l’Istituto pastorale cattolico, che dipende direttamente dalla Conferenza episcopale – sta affrontando proprio la crisi di fede che il Papa ha ricordato con preoccupazione nella lettera apostolica Porta Fidei.

A questo proposito, l’annuario statistico della Chiesa cattolica in Corea fornisce importanti dati di riferimento. Ad esempio, il numero dei fedeli attivamente impegnati nella vita sacramentale è in tendenza discendente. In calo sono pure i battesimi di bambini, la prima comunione e la frequenza del catechismo, tutti legati alla trasmissione della fede cristiana alle giovani generazioni.

A livello di leadership ecclesiale si punta il dito soprattutto sull’invecchiamento della società, con un numero di fedeli al di sotto dei 19 anni in drastico calo e quello degli ultrasettantenni in aumento.
Nell’anno che avrà davanti, la Chiesa del paese asiatico – legalmente tutt’una con quella del Nord, dove i cattolici sono in numero esiguo ma nemmeno censibile e dipendono dall’arcidiocesi di Seoul – dovrà affrontare in particolare due impegni. Il primo, recuperare l’interesse delle giovani generazioni; il secondo, operare per gli anziani. Per entrambi, con rinnovata generosità.

Attenzione maggiore sarà data inoltre alle Chiese sorelle, nel tentativo di comunicare e ricevere esperienze, ma anche di ritrovarsi di più in una universalità a volte sacrificata alle necessità e situazioni locali. In particolare in una Chiesa ricca di storia e di successi dell’evangelizzazione alternata a momenti di persecuzione e chiusura, in un paese assediato per buona parte della sua storia da potenti vicini.
Anche in questo caso, qualche segno positivo viene dalle statistiche che registrano 899 missionari coreani impegnati in 77 paesi, e tra questi 79 fidei donum, raddoppiati rispetto a dieci anni fa. Una situazione che mostra ulteriori possibilità di sviluppo e impegna attivamente la Chiesa locale.


Stefano Vecchia
 
© Avvenire, 1 ottobre 2012
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