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Battesimo del Signore

“Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto” (Lc 3,22): le parole che il Padre rivolge a Gesù al momento di ricevere il battesimo al Giordano da Giovanni Battista... queste parole, se le abbiamo udite o no, sono state dette a ciascuno di noi nel giorno del suo battesimo: “Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.

 

Siamo ancora all’inizio dell’anno, magari in molti abbiamo un'agendina su cui scrivere gli impegni, le date importanti, i compleanni delle persone.

Ebbene, c’è una data importante, un momento preciso nella vita passata di ciascuno di noi che potremmo aggiungere sull’agenda, e se vi chiedessi ora di dirmi qual è esattamente, non so quanti saprebbero rispondere.. Scatta un momento nella maturazione della nostra vita cristiana, in cui ci facciamo questa domanda.. e ci viene voglia di conoscere quella data, e non per curiosità.. ma perché improvvisamente ci rendiamo conto almeno un po’ del dono incomparabile che abbiamo ricevuto quel giorno...

Oggi potrebbe essere che scatti questo desiderio.. forse rovistando a casa, nel nostro “cassetto dei ricordi” c’è anche quella foto con la data dietro, la foto che uno dei nostri parenti o amici di famiglia ha scattato quel giorno: il nostro battesimo.

Tutta l’avventura della nostra vita di fede è iniziata proprio lì! Quel giorno ci è stato fatto un dono immenso, immeritato, totalmente gratuito.. e la liturgia odierna, nel farci fare memoria del battesimo del Signore, ci permette di pensare a questo sacramento dell’iniziazione cristiana.

“Iniziazione”... Sì, c’è bisogno di essere “iniziati” alla fede, c’è bisogno di essere istruiti, di “andare a scuola di fede”, perché quanto abbiamo ricevuto in dono possa mettere radici profonde, possa fruttificare e orientare la nostra vita secondo il vangelo. C’è qualcosa che deve essere abbandonato e qualcosa coltivato, per giungere alla piena maturità di Cristo. Il battesimo è dono ma anche impegno e responsabilità..

La frase centrale del Vangelo di questa domenica, sarebbe bello che potessimo memorizzarla per sempre, scolpirla a lettere di fuoco, per renderla incancellabile nella nostra mente e nel nostro cuore: “Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto” (Lc 3,22): le parole che il Padre rivolge a Gesù al momento di ricevere il battesimo al Giordano da Giovanni Battista... queste parole, se le abbiamo udite o no, sono state dette a ciascuno di noi nel giorno del suo battesimo: “Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.

Oggi queste parole risuonano per ciascuno di noi. È nello Spirito Santo che possiamo udire questa voce di Dio Padre: una parola che ci genera, come ha generato il Figlio. Siamo stati resi “figli nel figlio” e Dio ci tratta realmente come figli (cf. Eb 12,7). “Parlate al cuore della gente e gridatele che è finita la sua schiavitù” – come ci invitava a fare la prima lettura con le parole del profeta Isaia.

Parlare al cuore della gente significa risvegliare nel cuore di ogni uomo e di ogni donna la sua identità di figlio di Dio, figlio amato e prediletto.

Viene un giorno per ciascuno di noi, spero che per tanti sia già arrivato, in cui si fa esperienza di sentire rivolgere personalmente a lui/lei questa parola... “Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto”, tu sei il mio figlio amato, io ti amo, ti amo così come sei, in te è tutta la mia gioia..

È quello il giorno in cui improvvisamente questa Parola-esperienza diventa il fondamento e insieme il motore di tutta l’esistenza: fare esperienza del grande dono e sentire il forte desiderio di comunicarlo..

Penso che molti avranno visto il film trasmesso qualche anno fa in TV, “la meglio gioventù”; ebbene, c’è una frase che esprime proprio ciò che voglio dire (la dice il papà alla figlia che è piena di gioia per le proprie nozze): “Quando si è felici è il momento di essere generosi”.

Finisco con un breve racconto che forse può dirci qualcosa di profondo sul nostro battesimo:


La bottega di Dio


Una notte ho sognato che in una via del mio quartiere era stata aperta una nuova bottega con l’insegna: “Dono di Dio”.

Entrai e vidi un angelo dietro al banco. Meravigliato, gli chiesi: “Che vendi, angelo bello?”.

Mi rispose: “Ogni ben di Dio!”.

“Fai pagare caro?”

“No, i doni di Dio sono tutti gratuiti”.

Contemplai il grande scaffale con anfore d’amore, flaconi di fede, pacchi di speranza, scatole di salvezza… e così via.

Mi feci coraggio e, poiché avevo un immenso bisogno di tutta quella mercanzia, chiesi all’angelo: “Dammi un bel po’ d’amore di Dio, tutto il perdono, un cartoccio di fede e salvezza quanto basta!”.

L’angelo, gentile, mi preparò tutto sul bancone.

Ma quale non fu la mia meraviglia vedendo che, di tutti i doni che avevo chiesto, l’angelo mi aveva fatto un piccolissimo pacco! Esclamai: “Possibile, Tutto qui?”

Allora l’angelo, solenne, mi spiegò:

“Eh si, mio caro! Nella bottega di Dio non si vendono frutti maturi, ma soltanto piccoli semi da coltivare”!

 

 Fonte: Omelie.org

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