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XI Domenica del tempo Ordinario

La narrazione dell'episodio della peccatrice nella casa di Simone è speculare al racconto del tradimento di Davide. Davide fa esperienza della sua bassezza, la peccatrice della sua grandezza. Davide riconosce Dio nell'uomo, nell'amico tradito, la peccatrice riconosce nell'amore di Gesù la gratuità e la purezza dell'amore per l'uomo a lei fino allora del tutto sconosciuta.

* Tu sei quell'uomo! Urla Natan a Davide e a ciascuno di noi.
Sì, tu ed io siamo quell'uomo o possiamo esserlo. Tu ed io siamo fatti della stessa stoffa di Davide. Capaci di grandezza d'animo, di generosità, di magnanimità, di rapporto intimo con Dio, di fede autentica, di speranza viva, di carità operosa. Tu ed io abbiamo fatto esperienza di Dio in mille occasioni, tanto da poterci sentire come Davide dei prescelti, degli "eletti" dei toccati dalla grazia divina. Tu ed io siamo stati testimoni convinti e spesso convincenti della nostra fede. Stimati, rispettati, talvolta emulati. Eppure proprio tu ed io come Davide siamo "quell'uomo" capace di un tradimento e di un delitto odiosi, meschini, raccapricciante. Sì, anche noi come Davide siamo capaci di cadere nell'abisso del male, di sciupare in una azione tutta la ricchezza di grazia accumulata in tanti anni. Sì, il nostro cuore è un abisso, un gran guazzabuglio, e satana come leone ruggente è continuamente in cerca della sua preda pronto a sbranarci al primo cenno di debolezza e acquiescienza. Ed una delle conseguenze più terribile del peccato è l'inconsapevolezza di averlo commesso. Davide avvinto dalla passione ritiene suo diritto perpetrare il tradimento, in quel momento Uria non è più il valoroso e fedele soldato, è solo un impedimento. Il male acceca lo sguardo sulle cose e sull'uomo. Scolorisce, confonde, sfuma i contorni, annebbia la vista prima ancora della coscienza. Il male è talmente contrario alla natura vera dell'uomo fatto a immagine e somiglianza di Dio che prima di uccidere deve snaturare l'avversario, deve farlo diventare altro da me, razza inferiore gli ebrei per i nazisti, scarafaggi gli schiavi neri per i negrieri bianchi. Tu ed io, come Davide, abbiamo bisogno di qualcuno che ci faccia tornare in noi stessi, che ci metta di fronte alle nostre responsabilità, che ci faccia vedere il nostro peccato, se necessario urlando "Tu sei quell'uomo"! Come hai potuto. Possa il Signore donarci l'umiltà di tornare in noi stessi come Davide e confessare la nostra colpa contro Dio. Sì, perché ogni offesa all'uomo è offesa a Dio, ogni insulto all'uomo è insulto a Dio, ogni volta che uccidiamo un uomo nel nostro cuore o nei fatti uccidiamo Dio. Ecco perché Davide, ritornato in se stesso, esclama "ho peccato contro il Signore!" non contro Uria l'Hittita ma contro Dio. Riconosce la divinità e l'inviolabilità dell'altro e, al tempo stesso, come minacciato da Natan, la giustizia di Dio che si realizza nella storia dell'umanità e di ognuno di noi.

* Ma tu ed io siamo "quell'uomo" e anche quella donna, peccatrice, capace in un minuto di guadagnarsi il paradiso dopo aver trascorso tutta la sua vita all'inferno. Come dopo di lei farà il buon ladrone sulla croce, e chissà quale infinità di uomini e di donne che in un minuto di grazia si sono conquistati la gloria eterna. Sì, per grazia di Dio, siamo capaci anche di questa grandezza, di questa esplosione di santità dopo una vita di vizi e depravazione.

* Simone non capisce. Tu ed io talvolta non capiamo la logica di Dio, la logica della salvezza. Ci sentiamo come Simone giustificati dalle "opere della legge", dall'obbedienza alle prescrizioni. Come Simone ci sentiamo borghesemente a posto, tranquilli nella nostra vita senza scossoni. Ci aggrappiamo alla legge, ai doveri sociali e religiosi per dormire sonni tranquilli. Ma se non fosse entrata quella donna probabilmente questo avvenimento non ci sarebbe stato nemmeno riportato. Per Simone la presenza di Gesù era irrilevante. Un ospite di riguardo, da onorare secondo le regole, niente di più. Probabilmente Simone avrà continuato a non capire anche dopo la "spiegazione" di Gesù. La legge, le regole, le prescrizioni da rispettare sono molto più rassicuranti dell'abbandono incondizionato, totale e definitivo all'amore di Dio.

* La narrazione dell'episodio della peccatrice nella casa di Simone è speculare al racconto del tradimento di Davide. Davide fa esperienza della sua bassezza, la peccatrice della sua grandezza. Davide riconosce Dio nell'uomo, nell'amico tradito, la peccatrice riconosce nell'amore di Gesù la gratuità e la purezza dell'amore per l'uomo a lei fino allora del tutto sconosciuta. "La parola evangelica rende l'uomo alla propria verità, alla propria spontaneità, lo porta là dove egli vuole e deve essere per natura; cioè fiducioso, impegnato, capace di rischiare, capace di amore, di affetto profondo, capace di esprimere anche pubblicamente la propria libertà raggiunta" (C.M. Martini). L'evangelista non ci rivela il nome della peccatrice quasi a farne il simbolo universale di una umanità confusa, travolta dal peccato ma ancora capace in un momento di divina tenerezza di conquistare il paradiso.

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Commento a cura di Stefano e Teresa Cianfarani

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