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XIII Domenica del Tempo Ordinario anno C. Con decisione rocciosa

La difficoltà del discepolato cristiano, dunque, è la sequela. Sequela significa concretamente lasciare tutto per seguire Lui la Verità non fatta libro, teoria, scuola, anche se ci saranno libri, teorie e scuole, ma fatta Carne, che una volta accolta ha come scopo di fare la verità in noi, la verità dei motivi che, più o meno consci, di fatto vanno a sovrapporsi a quelli autentici del Regno, nel cammino di un nuovo esodo il cui obiettivo è la purificazione dell'amore prima di e per entrare nella terra promessa.

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Gesù si diresse decisamente verso Gerusalemme

È l'esperienza quotidiana di ognuno di noi per sottrarsi in qualche modo alla vertigine del tempo, vuoi nel suo riuscire ad incapsularci in un'attualità insopportabile, vuoi nel suo risucchiarci fascinatorio in un futuro che inevitabilmente si rivelerà poi di formato ridotto nel suo realizzarsi ed in ogni caso deludente, o magari, vuoi ancora, di un tempo lungo un istante che come Faust di Goethe si vorrebbe inchiodare per l'eternità, ma che sguscia tanto più velocemente dalle mani con quanta più forza lo si stringe. Ecco spiegate allora le frenetiche accelerazioni e di converso rimandi e lentezze, ed ancor più le angoscianti panne in attesa di un filo di vento...

1. Per il Signore Gesù invece, il tempo non scorre, ma si compie, come ama dire Luca, raggiungendo la sua pienezza nella volontà eterna del Padre che vuole l'offerta della sua vita nella città dei sacrifici: Gerusalemme. È questo il cibo che lo nutre e senza il quale non può vivere ed è questo il motivo per cui allora sale decisamente a Gerusalemme contro tutto e contro tutti (è il senso della faccia indurita, come letteralmente bisognerebbe tradurre). Ovvero: "con decisione rocciosa" (C. Marucci).
Tutto: è il peso delle circostanze avverse nel loro complesso, che ne allontanerebbero chiunque, e di cui il Signore è profondamente compreso. Molteplici volte infatti, profeticamente, per preparare i suoi, ne ha parlato descrivendo la somma di obbrobri e sofferenze che vi avrebbe trovato. Tutti: sono i discepoli che, secondo Marco (10,32) lo seguono, ma riluttanti, ad essi infatti stava diventando sempre più palese l'eventualità di un esito tragico della vicenda del Maestro, dopo l'inizio trionfale della predicazione galilaica; i giudei poi nel complesso delle loro fazioni che, nonostante le opposizioni reciproche, in questo troveranno accordo, nel volere la sua morte; i romani per i quali i giudei in generale e Gesù era uno di essi, risultavano nella loro religiosità causa di problemi di ogni sorta, e qui addirittura i samaritani che lo accoglierebbero anche volentieri, se però non fosse diretto verso la capitale degli odiati giudei.
Insomma nessuno vuole quello che il Maestro vuole, ma lo vuole il Padre celeste e questo fa la differenza.
Perciò Gesù, "decisamente", con la faccia indurita, rivolta verso Gerusalemme, sotto lo sguardo compiaciuto del Padre al cui cospetto vive nell'eternità, muove verso di essa e, particolare significativo, ci va attraverso una strada inusitata per un giudeo, ma notevolmente più corta, quella che passa per la Samaria.

2. Nel cammino l'evangelista Luca pone tre incontri con tre personaggi che nel loro anonimato definiscono universalmente le condizioni della sequela. La rinuncia ad ogni tipo di sicurezza e la vita randagia il primo, che nel suo entusiasmo rivela forse una scarsa consapevolezza di quello che comporta seguire il Maestro; il secondo invece, l'esigenza di una volontà più radicale nel distacco da quelli che hanno scelto come destino di rimanere nella morte, fossero anche i propri parenti, perché l'annuncio dell'unica speranza immortale non ammette ritardi; una volontà più decisa e risoluta il terzo, che vorrebbe sì seguirlo con un'elegante dichiarazione d'intenti, ma deviando o ritardando, sia pure per motivi plausibili, come il commiato da quelli di casa.
Quanta difficoltà dunque c'è ad essere discepoli!
Prima di tutto è necessario accogliere il Signore, rinunciando a tutto quello che pregiudizialmente ce lo impedisce. È il problema dei samaritani, i quali sono anche curiosi di conoscere Gesù, la fama dei prodigi del quale era certamente arrivata fino a loro, ed anche le sue difficoltà nei rapporti con le autorità giudaiche, punto questo a favore, dato l'odio primordiale che nutrivano per i giudei, ma quando poi vengono a sapere della direzione verso Gerusalemme, allora tutto cambia. Questo particolare è rivelatore della superficialità del loro interesse nei suoi confronti; c'è un bene, per loro più grande, che gli preferiscono, l'orgoglio nazionale, e questa la conosciamo, è la storia di sempre: l'altro ha valore, ma solo nella misura e nella finalità che io decido di riconoscergli.
C'è poi l'esigenza della docilità, che è l'attitudine non solo a imparare, ma nel caso del discepolato cristiano, di imparare a fare, ed a fare tutto ciò di cui c'è bisogno per raggiungere il fine percorrendo tutta intera la via che si apre davanti a noi, appunto senza ripensamenti, con decisione rocciosa. Si tratta insomma di accogliere non una verità semplicemente, ma colui che, definendosi la Verità e l'unica Verità, quella che dà consistenza a tutte le altre, entrando nel tempo della storia e desiderando incrociare tutte le storie si è fatto anche Via.
Cristo è il Profeta escatologico che non solo apre ai nostri passi una via nel mare della vita, ma che si pone davanti a noi per attirarci, trascinarci se ce ne fosse bisogno, ed accanto a noi per sostenerci, dal momento che siamo fragili, deboli, e per lo più irresoluti nel nostro volere. La difficoltà del discepolato cristiano, dunque, è la sequela. Sequela significa concretamente lasciare tutto per seguire Lui la Verità non fatta libro, teoria, scuola, anche se ci saranno libri, teorie e scuole, ma fatta Carne, che una volta accolta ha come scopo di fare la verità in noi, la verità dei motivi che, più o meno consci, di fatto vanno a sovrapporsi a quelli autentici del Regno, nel cammino di un nuovo esodo il cui obiettivo è la purificazione dell'amore prima di e per entrare nella terra promessa.

3. "Signore, dove abiti?", avevano chiesto all'Agnello che passava, poco convinti, Giovanni ed Andrea, tanto forte era il legame col loro maestro Giovanni Battista. Ma tant'è, incuriositi dal personaggio che riscuoteva tanta venerazione presso il loro maestro, avevano accolto l'invito e l'avevano seguito per la via concreta che s'era aperta davanti ai loro passi. Quel giorno, all'ora decima, fecero esperienza della Vita diventando suoi ospiti; La Vita diventò la loro vita nel tempo. Ora il cammino continua verso Gerusalemme, motivato da una logica incomprensibile e da uno spirito di pace che non ha riscontri nella storia d'Israele, ora debbono continuare a seguire il Maestro, fidandosi di Lui e affidandosi a lui.
Seguiamo anche noi il Signore; noi che ne abbiamo conosciuto il mistero di gloria, noi che lo abbiamo accolto, dal momento che siamo qui attorno a questo altare nella sosta che ci rinfranca nel cammino verso la patria. È questo il senso dell'incontro nella liturgia eucaristica, cui partecipiamo nel giorno ottavo, il primo dopo il settimo, giorno eterno su cui non tramonterà mai il sole, perché è Lui il Sole di giustizia. Qui lo incontriamo il Signore, e dopo aver accolto nella sua parola l'invito, godiamo della sua amicizia! Tra poco per "fare la Comunione" con Lui, ci incammineremo simbolicamente, con un gesto che ci verrà chiesto di confermare di certo nei giorni che verranno, nel passo segreto dell'anima verso il venerdì santo delle prove che ci aspettano. Da Lui ristorati e rifocillati, riprenderemo il cammino, lo sguardo più profondo ed il passo più spedito.

Commento tratto da "Il pane della Domenica. Meditazioni sui vangeli festivi" Anno C - Ave, Roma 2009

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