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Estate tempo di silenzio, ascolto e preghiera

In questo periodo dell'anno si registra il tutto esaurito in abazie, conventi, monasteri, foresterie di congregazioni religiose. Che cosa si cerca? Che cosa si trova?

C'è un tempo dedicato al riposo, o almeno così dovrebbe. In genere l'estate. In questo periodo dell'anno si registra il tutto esaurito in abazie, conventi, monasteri, foresterie di congregazioni e ordini. Insomma un fenomeno che ogni anno si realizza come d'incanto. Che cosa si cerca, che cosa si trova. Prima di tutto c'è bisogno di "staccare" la spina, di rigenerarsi nei pensieri e nelle relazioni più autentiche ed umane, oserei dire epidermiche. Troppo "virtuale" nuoce alla salute, quindi stop ai social, alle mail, alle password, si ripone il telefono mobile in un cassetto, e di ascolta e si dialogo.

Forse sarebbe necessario adottare questo stile di vita sempre non solo nella pausa estiva, ma intanto è importante questa fase rigenerativa che ci fa pensare a quello che siamo diventati e quello che vorremmo o dovremmo essere. E' il tempo dei bilanci, quando si sommano gioie e dolori, vittorie e sconfitte della vita, si mette un punto per ripartire, ma si fa una "verifica" su ciò che è stato il tempo vissuto nell'ultimo anno, negli ultimi tempi. Solitudine, silenzio, ma anche convivialità, relazioni, ascolto di chi e con chi. Con i propri simili, i familiari, gli amici, coloro che incontriamo lungo i sentieri di montagna, in una città d'arte, nel corso di un viaggio o su una spiaggia. E soprattutto l'ascolto del silenzio o delle Parole della coscienza, di Dio e del suo soffio. Per questo nei luoghi dello Spirito, si rinnovano le cose semplici e vere della vita, ma soprattutto si esce dall'angoscia per contemplare il Mistero di Dio. Ci si inoltra in un itinerario interiore, profondo, denso di domande e qualche luce, di sequela di una Parola che non ci lascia più indifferenti ma cerca di illuminarci il cammino. Il ristoro del pellegrino moderno che può anche essere semplicemente una chiesa nel centro di una città svuotata dai suoi abitanti.

Si entra e si contempla il tabernacolo, si lasciano i pensieri, tutti i pensieri, e ci si concentra sul Centro dell'esistenza, sul paradosso e la splendida realtà della vita, di ogni vita di tutte le vite. E' un attimo, ma che non si può dimenticare. Poi si riaccendono gli strumenti di tutti di lavoro (telefono, pc, le password e i "fiumi" di parole e informazioni), si ripiomba nelle contraddizioni della vita, tra tanto bene e anche molto male (violenza, guerre, tragedie). Ma con il cuore pieno di vita e di sete d'infinito che è poi l'approdo a cui ognuno anela.

Luca Rolandi

© www.vinonuovo.it, 24 agosto 2013

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