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La storia. Medjugorje, ecco che cosa sappiamo fino ad adesso

Dal 1981 la cittadina dell'ex Jugoslavia sulla ribalta per le presunte apparizioni mariane. La missione dell'inviato speciale di papa Francesco. Due milioni i "pellegrini" che ogni anni la visitano

È iniziata a marzo e si concluderà entro l’estate la missione a Medjugorje dell’inviato speciale di papa Francesco, l’arcivescovo polacco Henryk Hoser. Il 74enne vescovo di Varsavia-Praga non entrerà nel merito delle presunte apparizioni della Vergine che sei ragazzi (oggi adulti) affermano di vedere dal 1981 e che viene chiamata con il titolo di “Regina della pace”. La missione «ha lo scopo di acquisire più approfondite conoscenze della situazione pastorale di quella realtà e, soprattutto, delle esigenze dei fedeli che vi giungono in pellegrinaggio e, in base ad esse, suggerire eventuali iniziative per il futuro». Si tratta di un incarico che «avrà, pertanto, un carattere esclusivamente pastorale». Ciò significa che «non entrerà nel merito alle apparizioni mariane che sono questioni dottrinali di competenza della Congregazione per la dottrina della fede», ha chiarito il “portavoce” vaticano Greg Burke parlando con i giornalisti. La Sala Stampa vaticana ha già fatto sapere che Hoser «completerà il suo mandato» a Medjugorje «entro l’estate prossima». Non è un mistero il contrasto che divide i francescani, legati alla nota località, e la diocesi competente con il suo pastore, che è quella di Mostar-Duvno. In ogni caso, ha sottolineato il direttore della Sala Stampa vaticana, «è una missione per i pellegrini, non è contro nessuno».

Ogni anno sono due milioni le persone che da tutto il mondo giungono nella cittadina della Bosnia-Erzegovina che da 36 anni è associata al nome della Madonna nell’immaginario collettivo. Medjugorie sollecita: per i suoi frutti spirituali (dalle Confessioni alle conversioni) oppure per la vita “insolita” dei presunti veggenti, ad esempio. Sulla veridicità delle apparizioni la Chiesa non ha ancora assunto una posizione definitiva. È stato sotto il pontificato di Benedetto XVI, nel marzo 2010, che presso la Congregazione per la dottrina della fede era stata istituita una «Commissione internazionale di inchiesta su Medjugorje» sotto la presidenza del cardinale Camillo Ruini. Composta da cardinali, vescovi, periti ed esperti, ha lavorato «in maniera riservata» fino al 14 gennaio 2014 quando ha sottoposto l’esito dell’indagine al dicastero vaticano e quindi al Papa, in questo caso Francesco. Sul dossier il porporato aveva riferito con poche e misuratissime frasi: «Non so quale sarà il giudizio conclusivo. Noi abbiamo fatto solo un proposta articolata, dopodiché sarà la Congregazione per la dottrina della fede a prendere le decisioni che poi saranno presentate al Papa: l’ultima parola, com’è naturale, sarà quella del Santo Padre».

In prima istanza il “caso Medjugorje” era stato affidato a una commissione diocesana la quale aveva ritenuto che l’evento fosse ben più ampio della competenza della diocesi e aveva passato la mano alla Conferenza episcopale locale che allora era quella della Jugoslavia. Quindi i vescovi della Bosnia ed Erzegovina avevano chiesto alla Congregazione per la dottrina della fede di affrontare la situazione per esprimersi sulla natura di quanto accade nella cittadina anche perché in seno all’episcopato si era verificata una spaccatura. È risaputo che il vescovo di Mostar-Duvno, Ratko Peric, mantiene un giudizio negativo sui cosiddetti “fenomeni” di Medjugorje. Dove quindi non sono permessi pellegrinaggi ufficiali diocesani, benché non manchino quelli privati, anche di autorevoli personalità ecclesiastiche. Lo scorso febbraio Peric aveva parlato di «figura ambigua», «segni ingannevoli», «messaggi strani», «profezie false», «manipolazioni intenzionali» nell’intervento a sua firma pubblicato nel sito diocesano in concomitanza con l’inizio della missione dell’inviato del Papa a Medjugorje. Un testo dove il presule affermava che «la Madonna non è apparsa» nella cittadina all’interno del territorio diocesano. E sottolineava di aver rivelato, come il suo predecessore Pavao Zanic, «la non autenticità delle apparizioni che finora hanno raggiunto la cifra di 47.000»

La Commissione guidata da Ruini, la cui prima riunione si era svolta nel dicembre 2010, era formata anche dai cardinali Jozef Tomko, Vinko Puljic, Josip Bozanic, Julián Herranz e Angelo Amato e annoverava esperti in varie discipline – teologia, diritto canonico, psicologia... – provenienti da diversi Paesi. Il suo compito è comunque già terminato. Una delle conclusioni alle quali era arrivata riguardava proprio i problemi pastorali. Tra le proposte quella di trasformare la parrocchia di Medjugorje in santuario alle dirette dipendenze della Santa Sede. Ad Avvenire padre Salvatore Maria Perrella, preside della Pontificia Facoltà Teologica “Marianum” di Roma e membro della Commissione, aveva indicato quali possono essere le tre opzioni in mano al gruppo di studio istituito da papa Ratzinger. «Può dire con certezza morale che il fatto consta di soprannaturalità. Oppure che esso è frutto di dolo e quindi non viene da Dio. Ma ha anche una terza possibilità che non è prevista nelle disposizioni della Santa Sede ma è stata contemplata dai teologi: la Commissione non si dichiara né per il sì, né per il no ma attesta che al momento non è evidente in modo eclatante un'apparizione soprannaturale».

Due volte papa Francesco aveva parlato durante la Messa mattutina a Casa Santa Marta di «veggenti» legati a presunte apparizioni mariane. Il 14 novembre 2013 aveva affermato: «Io conosco un veggente, una veggente che riceve lettere della Madonna, messaggi della Madonna. Ma, guarda, la Madonna è madre! E ama tutti noi. Ma non è un capo ufficio della posta, per inviare messaggi tutti i giorni». E il 9 giugno 2015, sempre nell’omelia dell’Eucaristia mattutina, aveva detto: «Ma dove sono i veggenti che ci dicono oggi la lettera che la Madonna manderà alle 4 del pomeriggio? E vivono di questo». Un altro intervento di Francesco è quello relativo all’udienza all’Unione internazionale dei superiori generali svoltasi lo scorso 25 novembre e pubblicato da padre Antonio Spadaro sul numero 4mila di La Civiltà Cattolica in cui Francesco rifletteva: «La Madonna vera! Non la Madonna capo di un ufficio postale che ogni giorno manda una lettera diversa, dicendo: “Figli miei, fate questo e poi il giorno dopo fate quest’altro”. No, non questa. La Madonna vera è quella che genera Gesù nel nostro cuore, che è Madre. Questa moda della Madonna superstar, come una protagonista che mette se stessa al centro, non è cattolica».

Giacomo Gambassi

© Avvenire, sabato 13 maggio 2017

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