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Lode e impegno per il creato

Acqua e foreste: dalle Clarisse di Cortona una traccia per lodare Dio di questi suoi doni, ma anche per riflettere sull'uso che ne facciamo

Lunedì 21 marzo era il Giorno dedicato alle Foreste (e il 2011 è proclamato dall'ONU Anno internazionale delle Foreste), ieri 22 marzo, la Giornata dell'Acqua.

"I fiumi battano le mani; acclamino tutti gli alberi della foresta" recitano i Salmi 98 e 96: è la preghiera di lode che le creature rivolgono al loro Creatore, ma noi, schiacciati da ritmi frenetici ce ne dimentichiamo spesso.

Così diventa prezioso l'intervento delle Clarisse di Cortona che hanno predisposto una traccia per una celebrazione innanzitutto di ringraziamento e di lode a Dio per i doni del Creato e di riflessione per tutti, perché siamo capaci di conservarli per gli anni a venire, per quanti verranno dopo di noi. Le Sorelle di Santa Chiara lavorano all'interno del JPIC, la Commissione Internazionale per la Giustizia, la Pace e l'Integrità della Creazione. Fondamentale è il partire dalla Dottrina sociale della Chiesa.

"L'aspetto di conquista e di sfruttamento delle risorse è diventato predominante e invasivo, ed è giunto oggi a minacciare la stessa capacità ospitale dell'ambiente: l'ambiente come "risorsa" rischia di minacciare l'ambiente come "casa".

La distruzione delle foreste, anche tramite sconsiderati incendi dolosi, accelera i processi di desertificazione con rischiose conseguenze per le riserve di acqua e compromette la vita di molti popoli indigeni e il benessere delle future generazioni".

(Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 461.466).

Non mancano riferimenti a situazioni concrete.

Il Congo è il secondo fiume più largo della terra per volume ed ha la seconda foresta pluviale più vasta del mondo - ricordano le Clarisse -. Il bacino del Congo alimenta una larga porzione della biodiversità dell'Africa con più di 600 specie di alberi e 10000 specie animali. Il milione e mezzo di chilometri quadrati del bacino del Congo è diviso tra sei nazioni. Quello del Congo è uno degli ecosistemi più minacciati al mondo. Il taglio degli alberi per fini commerciali, l'abbattimento per un'agricoltura di sussistenza e la guerra civile dilagante hanno devastato le foreste, hanno disperso i suoi abitanti e hanno determinato l'espandersi del commercio di frodo. A partire dagli Anni Ottanta, l'Africa ha avuto il tasso di deforestazione più alto di qualunque altra area del globo.

L'Indonesia ha un'area forestale pari al 10% della restante foresta tropicale, ma nel paese del sud-est asiatico - le cui foreste sono un tesoro di piante e di speci animali compresi gli orangotango la cui esistenza è minacciata - ha già perduto, secondo le stime, il 72% della sua originale foresta. Attualmente il paese è il secondo produttore mondiale di olio di palma ed ha circa 5 milioni di ettari di piantagioni di palma da olio. Nella provincia indonesiana di Riau, le compagnie del settore stanno bruciando le foreste di torba per diboscare la terra e crearvi piantagioni, nonostante l'impegno del governo a porre fine agli incendi della foresta. Questi costituiscono ogni anno una minaccia per l'Indonesia e i paesi limitrofi, sempre più frustrati per l'apparente insuccesso nel tenere sotto controllo nella stagione secca le fiamme e le nubi di fumo o la foschia, che soffocano la regione. Oltre a mettere a rischio la salute di milioni di persone e a danneggiare l'ambiente, il fumo rilascia grandi quantità di diossido di carbonio, alimentando il riscaldamento globale.

L'introduzione di coltivazioni europee e di tecniche di gestione dell'acqua ha avuto un effetto drammatico sull'ambiente australiano. La salinità è una delle cause più serie del degrado dell'acqua che i fiumi dell'Australia si trovano oggi ad affrontare. Un altro problema è che dai fiumi australiani viene attinta più acqua di quanta ne venga immessa. Poiché l'Australia è un territorio molto arido, solo una quantità limitata di acqua è disponibile. Un fiume ha bisogno di un certo volume di acqua per poter scorrere in modo corretto, per fornire condizioni di vita adeguate agli animali e al pesce e per dare acqua sufficiente alle piante.

Sono in tanti a pregare che la nostra terra sia salvata dalla distruzione:

"Io sono la foresta che viene tagliata.

Io sono i fiumi e l'aria che vengono inquinati.

E sono io anche colui che taglia la foresta

e che inquina i fiumi e l'aria.

In ogni specie vedo me stesso

e in me stesso vedo tutte le specie.

(Thich Nhat Hanh in Plum Village Chanting and Recitation Book)

 

E una rivisitazione di una parte del Cantico delle Creature di San Francesco d'Assisi:

 

Per sorella acqua,

la quale è molto umile ed utile e preziosa e casta:

benedetto sii tu, Signore, che l'hai creata!

 

Per le foreste che purificano l'acqua e l'aria

che proteggono dall'erosione del suolo e dai venti impetuosi,

che preservano la diversità biologica

benedetto sii tu, Signore, che le hai create!

 

Per i ruscelli e i fiumi,

per le sorgenti e le piogge,

per i mari e gli oceani:

benedetto sii tu, Signore, che li hai creati!

 

"Dio stesso offre all'uomo l'onore di cooperare con tutte le forze dell'intelligenza all'opera della creazione.

Tutti, individui e soggetti istituzionali, devono sentirsi impegnati a proteggere il patrimonio forestale e, dove necessario, promuovere adeguati programmi di riforestazione.

L'utilizzazione dell'acqua e dei servizi connessi deve essere orientata al soddisfacimento dei bisogni di tutti e soprattutto delle persone che vivono in povertà. Senza acqua la vita è minacciata. Dunque, il diritto all'acqua è un diritto universale e inalienabile"

(Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 460.466.484.485).

 

La traccia delle Povere Sorelle di Santa Chiara diventa nel finale un autentico manifesto politico dal momento che contiene una serie di interrogativi che, come diciamo spesso, non dovrebbero lasciarci dormire sonni tranquilli. Provo a sintetizzarli in breve.

In che modo siamo solidali con quei paesi citati durante la preghiera? Abbiamo provato a riconoscere qualche sentimento particolare che ci renda disponibili alla chiamata di essere strumenti di vita? Come possiamo prenderci carico di foreste e persone che da esse fanno dipendere la loro esistenza? C'è qualcosa di pratico che possiamo fare?

E' solo una traccia, ma diventa uno spunto da cui partire per riflessioni in varie sedi, famiglie comprese. Ci pensiamo sempre troppo poco ai doni che abbiamo ricevuto: non sono scontati - e diciamolo ai nostri figli - soprattutto sono fragili e precari. Sono un tesoro da conservare per il futuro.

Maria Teresa Pontara Pederiva

© www.vinonuovo.it, 23 marzo 2011

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