Arcivescovo

S.E. Francesco

Cacucci

IN AGENDA

Mugerli: «Il codice di prima era meglio La solo tecnologia non basta»

«Per 22 anni le famiglie italiane sapevano che durante la giornata e in prima serata i loro figli non avrebbero visto programmi vietati ai minori di quattordici anni o nocivi per lo sviluppo. Da adesso si cambia. E ne prendiamo atto con rammarico».

Franco Mugerli sa bene di quello che si parla. È il presidente uscente del Comitato Media e Minori e ha vigilato sulla nuova normativa che Governo e Parlamento hanno varato per ridefinire il rapporto fra ragazzi e tv sulla base delle indicazioni Ue.

«Le contestazioni giunte dall’Europa riguardavano soprattutto la mancanza di un divieto assoluto per la trasmissione di programmi pornografici, violenti o vietati ai minori di diciotto anni». E il blocco è arrivato con le recenti disposizioni. Ma le nuove regole permettono anche di aggirare lo «stop» ai programmi vietati ai minori di quattordici anni dalle 7 alle 23 se c’è il filtro elettronico sul televisore che ne impedisce la visione ai più piccoli. «Su questo terreno – spiega Mugerli – il nuovo testo riprende le parole di una direttiva europea del 2007, ma elimina tutti i limiti che dal 1990 hanno caratterizzato in Italia il dialogo fra tv e minori. E l’Europa consente disposizioni più restrittive che il Governo e il Parlamento avrebbero potuto adottare».
Adesso l’argine diventa il parental control o, secondo la dizione della norma, l’«accorgimento tecnico» sul televisore che ferma i programmi nocivi. «Ad oggi non ci sono meccanismo davvero efficaci anche se le emittenti televisive e l’Agcom sono del parere opposto – sostiene Mugerli –. Di fatto adesso tocca alla famiglia attivare il blocco. Invece il Comitato Media e Minori aveva suggerito di procedere in altro modo: occorreva inibire la visione di tutte le trasmissioni nocive e lasciare all’utente la possibilità di sbloccare i contenuti».

Resta aperta anche la questione della classificazione dei programmi: chi deciderà quali sono inadatti ai ragazzi? «Il decreto prevede solo la classificazione dei "programmi gravemente nocivi", affidandone la definizione all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Poi nel testo non c’è più il Comitato Media e Minori il cui coinvolgimento era stato previsto nel dispositivo iniziale. E la classificazione dei "programmi che possono nuocere" viene lasciata alla discrezionalità di ciascuna emittente. La conseguenza sarà una grande confusione per gli utenti».

Così, di fronte allo scenario che la normativa lascia intravedere, diventa essenziale investire sul fronte culturale. «Se le norme di tutela si allentano – conclude Mugerli –, ancora più determinante resta l’educazione. Occorre tornare a riscoprire quel desiderio di bello, giusto e bene che alberga dentro di noi. Solo in questo modo sapremo suscitare nei ragazzi la capacità di giudicare se ciò che viene rappresentato dai media corrisponde o meno alle esigenze del nostro cuore».

Giacomo Gambassi
 
© Avvenire, 31 luglio 2012
Prossimi eventi