Arcivescovo

S.E. Francesco

Cacucci

IN AGENDA

Puglia. Aborti in aumento: che fare?

Il 2 novembre u.s. il Ministro perla Salute ha pubblicato il Rapporto annuale al Parlamento sullo stato di attuazione della legge sulla interruzione volontaria della gravidanza

forumfamiglie.jpgDai  dati preliminari relativi al 2014 si deduce un progressivo decremento degli aborti in Italia, eccezion fatta per la Regione Puglia che, nel 2014, ha fatto rilevare un tasso di abortività (numero di IVG per mille donne in età fertile) pari a 9, con un aumento  del  1 % rispetto al 2013, ed un rapporto di abortività (numero di aborti volontari per 1000 nati vivi) di 268.2, con un incremento del 3.8% rispetto al 2013. In totale, gli aborti volontari in Puglia, nel 2014, sono stati 8514. E’ evidente che tali numeri non comprendono gli aborti dovuti alla cosiddetta  “pillola del giorno dopo”, per il cui meccanismo d’azione, come recita il bugiardino, non può essere escluso l’effetto inibente l’annidamento dell’embrione, azione evidentemente  comunque  abortiva.

Nel 2014, la Puglia è seconda fra le regioni italiane, dopo la Liguria, sia per tasso che   per rapporto di abortività: tristi primati!

Considerando l'anno 2013 si può notare inoltre che per le cittadine italiane la più alta frequenza di aborti ripetuti  si ha nelle regioni del Sud con il 23.8%. Considerando tutte le donne,  la percentuale maggiore di ripetizioni al Nord si ha in Liguria (31.7%); al Centro, in Toscana (30.7%); al Sud, in Puglia (31.6%): secondi, con appena un -0.1% rispetto alla Liguria, anche rispetto al tasso di recidive!

Abortiscono di più le donne nubili, occupate, con un  livello culturale medio.

E’ importante in Puglia anche il tasso di abortività delle minorenni, (4.9  vs 4.1  di media nazionale), dopo Liguria, Emilia e Abruzzo. Da segnalare, un paradosso interessante: negli in cui la Regione aveva provveduto alla distribuzione gratuita dei contraccettivi nei consultori pubblici alle minorenni che avevano abortito, il tasso di abortività era più elevato rispetto a quello attuale, registrato ad intervento ormai da tempo terminato.

In generale il contributo delle minorenni all’IVG in Italia rimane basso (3.2% di tutte le IVG nel 2013) con un tasso pari a 4.1 per 1000, valore molto più basso di quello delle maggiorenni (7.9 per 1000) e di quello riscontrato negli altri paesi europei, pur a fronte di un maggior investimento dei governi in programmi di informazione contraccettiva e sessuale nelle scuole. Basti ricordare il dato della Gran Bretagna, il cui governo propone tali interventi fin dalla scuola primaria, che ha fatto registrare fra le sue teen agers un non invidiabile tasso di abortività di 17.7. Sarebbe interessante, a questo proposito, approfondire adeguatamente il contributo che recenti ricerche regionali hanno portato per chiarire  cosa significhi davvero educare l’affettività e la sessualità degli adolescenti.

“La prevenzione dell’IVG è obiettivo primario di sanità pubblica”, dichiara nella sua Relazione  la ministra Lorenzin.  Che fare, allora?

E’ chiaro che la struttura cardine  da chiamare in causa  per tentare di realizzare una più concreta prevenzione  sono i consultori familiari, il cui  contributo è innanzitutto rappresentato dall’effettuazione di uno o più colloqui con membri delle loro équipes professionali ,al momento della richiesta del documento preliminare all’IVG, per valutare le cause che inducono la donna alla richiesta di aborto  e la possibilità, in applicazione degli articoli 2 e 5 della Legge 194/1978,   di rimuovere le cause che la inducono a richiederlo. Anche in Puglia, l’afferenza delle donne ai consultori è finalmente in aumento.

E’ dunque fondamentale  implementare misure necessarie per il rilevamento delle cause di aborto e per il loro superamento, sostenendo le maternità difficili e la promozione dell’informazione sul diritto a partorire in anonimato, nonché su tutta la legislazione a tutela della maternità.

A tal fine sarebbe fondamentale favorire la collaborazione fra consultori pubblici e  società civile (associazioni familiari, associazioni di volontariato…) eventualmente accreditate, anche mediante l’istituzione di uno specifico Albo Regionale. La collaborazione con tali associazioni potrebbe assicurare accompagnamento e sostegno alle tante gravide in difficoltà che non vogliono rinunciare alla libertà di diventare madri. Ciò avviene già da anni con successo in regioni come la Toscana, l’Emilia Romagna, il Trentino Alto Adige.

Recita la Relazione ministeriale: “Va sottolineato che i consultori familiari sono i servizi di gran lunga più competenti nell’attivazione di reti di sostegno per la maternità, in collaborazione con i servizi sociali dei comuni e con il privato sociale”. Proprio a tal fine sarebbe finalmente    da realizzare concretamente quanto previsto dal piano regionale di Salute approvato il 10.9.2008, secondo cui, al punto 3.1.1., “i Consultori Familiari istituti da Enti privati ed Associazioni , autorizzati a sensi dell’art. 5, legge regionale n.30/77 (…) costituiscono parte integrante della rete consultoriale regionale”.  Dal 2008 ad oggi, non si è ancora giunti alla definizione delle modalità di accreditamento di queste preziose strutture che operano con migliaia di consulenze annue su tutto il territorio regionale, la cui documentazione è annualmente presentata alla Regione, ed il cui impatto determina un notevole risparmio per le casse regionali.

Non possiamo che condividere l’invito del  Ministero alle Regioni a continuare un approfondimento dettagliato dei dati, predisponendo anche una reportistica dedicata all’IVG nella nostra  regione, per individuare i bisogni del territorio, le più frequenti cause di abortività e mettere a punto concrete politiche preventive.

 

Il Forum delle Associazioni Familiari di Puglia

Prossimi eventi