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Scholas Occurrentes: lanciato il primo meeting dei giovani

Organizzati dalla Fondazione Pontificia Scholas Occurrentes più di 120 studenti provenienti da 60 città di tutto il mondo si sono riuniti in rete al Primo incontro mondiale della gioventù sul Coronavirus per affrontare insieme questa sfida globale

I ragazzi di Scholas Occurrentes vogliono condividere e rilanciare l'invito del Papa a stare uniti e a superare insieme questo momento diffiicle. Così da 60 città di tutto il mondo in 120 circa hanno iniziato a connettersi, poco a poco on line, unico luogo di incontro in tempo di pandemia. E così prima piccole immagini, poi un mosaico di volti, tutti giovani, ha inondato lo schermo dal Messico al Giappone.

È stato lanciato così il Primo Incontro Mondiale della Gioventù sul Coronavirus, per dare modo ai ragazzi in uno speciale cyber spazio di condividere tra loro tutto ciò che sta accadendo al proprio paese e alle proprie famiglie, le loro paure e le tensioni sociali con un forte desiderio di empatia e esolidarietà

Gli appelli e il senso di responsabilità

Tanti gli appelli alla responsabilità che vengono dalle testimonianze condivise durante l'incontro: " Dobbiamo restare nelle nostre case per prevenire e prenderci cura di noi stessi", dice Celestino, dal Mozambico. "Qui siamo preoccupati. Se stanno soffrendo i paesi che in genere sono pronti a resistere a questo tipo di crisi, immaginando Haiti, crediamo di non esser pronti" dice Dominique, dall'Isola dei Caraibi . "È giunto il momento di rivendicare la cultura dell'incontro che Scholas difende", ha detto Sergio, dalla Spagna mentre Brayan, di Panama ha voluto ribadire  l'importanza di fare retea: "Vedo sempre qualcosa di positivo in tutto, ed è ciò che stiamo condividendo; non abbiamo perso la rete di comunicazione, e questa è la cosa più importante. Sebbene siamo in un momento di crisi, siamo ancora in piedi; non come amici o conoscenti, ma come la grande famiglia di Scholas”.

Speranza e incontro

Questo primo incontro virtuale globale ha avuto come attività conclusiva la condivisione di parole e idee attorno alle quali continuare a generare un dialogo e una conversazione continua. Sono state condivise parole come fraternità, sacrificio, coraggio, solidarietà, famiglia, fragilità, empatia, incertezza, confusione, comunicazione ... ma due sono state le parole ripetute costantemente e di cui se ne respirava il desiderio: "speranza" e "incontro".

Gabriella Ceraso - Città del Vaticano

© www.vaticannews.va, martedì 31 marzo 2020

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