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Sermig, il mondo si può cambiare

Sabato 16 ottobre, a Torino, si svolge la terza edizione dell’incontro mondiale “Giovani per la pace“, promosso dal Servizio missionario fondato a Torino da Enersto Olivero.

Ne sono attesi almeno diecimila. All’appuntamento si sono iscritti già migliaia di giovani: frequentano gruppi, movimenti e parrocchie in un po’ tutte le regioni italiane, ma arrivano anche da Paesi come l’Albania, la Giordania, la Romania, il Brasile, la Repubblica democratica del Congo e il Ghana. Sabato 16 ottobre, a Torino, si svolge la terza edizione dell’incontro mondiale “Giovani per la pace“, un evento promosso dal Sermig (Servizio missionario giovani), fondato e animato da Ernesto Olivero.

Il programma abbraccia l’intero pomeriggio. Si comincia alle 14, nella centralissima piazza San Carlo e lì si termina alle 19. «Il mondo si può cambiare». si legge nel sito realizzato apposta per l’occasione (www.mondialedeigiovani.org). «”Giovani per la pace” non è una “giornata”, non è uno spettacolo: è un percorso», viene precisato, prima dell’invito formulato dal Sermig: «Diamo appuntamento ai giovani come noi che decidono di mettersi in gioco per cambiare questo mondo, partendo dal proprio stile di vita».

Restituzione, sobrietà, dialogo, pace, silenzio sono le parole-chiave suggerite. «Crediamo che occorra oggi una riconciliazione tra la generazione dei padri e quella dei figli, per gettare insieme basi nuove per un futuro diverso», prosegue il documento preparatorio del Sermig. «Vogliamo percorrere un cammino di formazione permanente che duri tutta la vita e per tutte le sue stagioni. Un cammino che porti ognuno di noi ad essere una persona completa, attenta ai segni dei tempi, capace di comprendere ed esprimere la complessità dei problemi, pronta a tradurre in operatività il pensiero maturato.

Dire "Io ci sto" non è per noi l’impegno episodico di un momento di emotività, ma diventa scelta quotidiana che si allarga ai nostri amici, ai nostri gruppi». «Per nutrire il nostro "Io ci sto" abbiamo bisogno di un cammino di formazione permanente che si sviluppi su tre dimensioni», puntualizza la presentazione: «Il lavoro su noi stessi, il primo e più importante, perché dà valore assoluto alla persona, ci rende consapevoli delle nostre potenzialità, ci aiuta ad entrare nell’equilibrio di tutto il nostro essere; un impegno coerente nella realtà in cui viviamo, che sia il mondo della scuola, la parrocchia o altri ambiti aggregativi - il quartiere, il paese, la città - come studenti o lavoratori, figli o genitori, laici o religiosi, condotto sempre con spirito di servizio, e, infine, una capacità di sguardo sul mondo: impariamo a guardare al mondo come la casa comune dell’unica famiglia umana. Qualunque gioia o sofferenza, ovunque accada, ci è vicina, attende la nostra commozione e il nostro interessamento».

© Famiglia Cristiana, 12 ottobre 2010

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