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Solo Dio-Parola risponde alla sete del cuore di ogni uomo

“Riapriamo all’uomo di oggi l’accesso al Dio che parla, e che ci comunica il suo amore, perché abbiamo vita in abbondanza….Dio non è superfluo o estraneo alla vita e ai problemi dell’uomo, né minaccia la sua autonomia”. (Benedetto XVI, La Parola del Signore, N.2)

L’Esortazione apostolica post sinodale, datata 30 settembre 2010 e resa pubblica il successivo 11 novembre, conclude il lungo iter percorso dal Sinodo (assise del Papa, di Vescovi, di laici su di un tema prescelto) su “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”.

In precedenza, il 12 giugno 2008, era stato messo a disposizione lo “Strumento di lavoro”; sono seguite diverse assemblee generali, dal 5 al 26 ottobre, con interventi del Papa e di altri relatori; è stato redatto e diffuso il messaggio finale, contemporaneamente alle 55 proposizioni presentate al Papa per l’approvazione.

Il tutto è stato sintetizzato nella suddetta Esortazione.

E’ facile notare la laboriosa attenzione all’argomento. Si tratta infatti di realtà “cuore stesso della vita cristiana”, che fonda la Chiesa e la fa vivere. E’ mancata però, anche questa volta, la dovuta attenzione. Vorrei, anche con questo scritto, testimoniare “quanto sia bello l’incontro con la Parola di Dio e farci suoi annunciatori perché il dono della vita divina si dilati sempre più in tutto il mondo”.

Gesù Cristo è la Parola.

L’Esortazione si articola in tre parti: Dio parla, la Parola nella vita della Chiesa, la Parola nella vita del mondo.

Inizia con una Introduzione (i primi 6 numeri) e si conclude con l’invito ad “incrementare la nostra familiarità con la Divina Parola per vivere quella beatitudine che nasce dalla Parola accolta e messa in pratica”.

Dio si fa conoscere nel dialogo che desidera avere con noi, parla a noi come ad amici, si intrattiene con noi e ci ammette alla comunione con Lui.

L’autore del libro dell’Antico Testamento, il Deuteronomio, scrive che la Parola di Dio è non solo scritta, ma è nel cuore e sulla bocca di ognuno, facendo di noi delle parole viventi. Sappiamo anche che Dio ha parlato in ogni tempo ed in tanti modi: la stessa creazione è Parola di Dio. In modo particolare ha parlato in Gesù Cristo: tutto quello che Dio doveva dirci, l’ha detto in Lui. Infatti troviamo quello che Dio ha detto prima di Lui nella creazione e nella storia sacra; in Lui si raccoglie tutto quello che Dio dice nei nostri cuori sino alla fine del mondo. Questa Parola che è Cristo, è vicina a noi, è dentro di noi in una intimità profonda, difficile da descrivere; ci considera amici, fratelli, santi, sue parti, come i tralci sono parte della vite; “dimorate in me ed io dimoro in voi”, ci assicura. Impariamo a leggere Gesù nella Sacra Scrittura.

La Parola nella vita della Chiesa.

E’ la seconda parte della Esortazione, che si estende dal n. 50 al n. 89 e riflette su argomenti molto pratici: la liturgia, L’Eucaristia ed i Sacramenti, i Lezionari e la proclamazione della Parola, il Benedizionale, la liturgia delle Ore, le Celebrazioni, il canto ed il silenzio.

Nei numeri seguenti si tocca un argomento vitale: come realizzare un servizio della Bibbia che ne rispetti l’identità umana e divina, su cui innestare un dialogo più efficace tra i diversi operatori: esegeti, teologi, pastori.

Seguono pressanti inviti all’impegno formativo riguardanti i presbiteri, i futuri preti, le persone di vita consacrata, i laici, i giovani, ogni cristiano.

L’elenco degli argomenti – non è possibile uno sviluppo in questo scritto -  vuole sollecitare l’attenzione su qualcuno di essi, a seconda delle proprie sensibilità.

Mi limito a due riflessioni: il valore della Parola, l’importanza del silenzio.

Si sottolinea l’unità tra Parola e Sacramento nel ministero della Chiesa (n. 53).

Nella reciproca relazione tra Parola e gesto si mostra l’agire proprio di Dio nella storia mediante il carattere “performativo” della Parola stessa: infatti non c’è separazione tra ciò che Dio dice e ciò che opera. Anche nell’azione liturgica siamo di fronte alla Parola che realizza ciò che dice.

Non pochi interventi dei Padri sinodali hanno sottolineato il valore del silenzio nelle celebrazioni, ricordando che solamente nel silenzio esteriore ed interiore la Parola può essere pronunciata ed udita. Occorre educarci al valore del silenzio nella nostra epoca in cui, a volte, non riusciamo a staccarci dagli strumenti di comunicazione sociale.

L’esempio dei Santi (nn. 48 e 49) è la interpretazione più profonda della Parola: “ogni Santo costituisce come un raggio di luce che scaturisce dalla Parola di Dio”.

La “lectio divina” (cosa dice a me la Parola, cosa dico io come risposta) schiude a noi il tesoro della Parola e cura l’incontro con Cristo, parola divina vivente.

Parola ed impegno nel mondo.

La consapevolezza che quanto è rivelato in Cristo è realmente la salvezza di tutte le genti impegna a non tenere per noi le parole di vita eterna che ci sono date nell’incontro con Gesù Cristo: tutti ne abbiamo bisogno.

A ciascuno e a tutti la responsabilità di annunciare e di vivere una parola dirompente, che chiami a conversione, perché fiorisca una umanità nuova: la Chiesa non può limitarsi ad una pastorale di “mantenimento” per coloro che conoscono il Vangelo, deve andare verso tutti usando i mezzi più efficaci per annunciare la Parola che salva.

La terza parte (nn. 90-120) impegna tutti all’annuncio: giovani, migranti, sofferenti, poveri, custodi del creato. La cultura, anche universitaria, le arti, i mezzi di comunicazione sociale, in un corretto approccio alla Bibbia e in spirito di rispettoso dialogo, impegnano ogni persona.

Il Sinodo ha trattato della Bibbia con un significativo spostamento di visuale: richiamo non tanto al Libro (la Parola è una Persona), ma alla presenza reale ed attuale del Signore vivente; il Libro sacro rimane testimonianza di persone che hanno camminato con Dio. Gesù Cristo è l’incarnazione storica della Parola; l’unico autore della salvezza, energia performativa in quanto realizza ciò che dice.

“Comunichiamo la Parola di Dio – annota la conclusione -  come fonte della vera gioia, non di una gioia superficiale ed effimera, ma di quella che scaturisce dalla consapevolezza che solo il Signore Gesù ha parole di vita eterna”.

Amiamo e viviamo la Parola.

“Quando nella Chiesa si legge la Scrittura è Cristo stesso che parla oggi al suo popolo”: da questo deve nascere l’amore alla Parola di Dio, ricordando che Gesù sta alla porta e bussa, in attesa che noi gli apriamo.

In una lettera citatissima di San Gregorio Magno, indirizzata a Teodoro, medico dell’imperatore, si legge: “ Impara a conoscere il cuore di Dio nelle parole di Dio…Cerca di meditare le parole del tuo Creatore”.  E continua: “Il Re del cielo, il Signore degli uomini e degli angeli ti ha scritto le sue lettere perché tu viva, e tu trascuri di leggerle con ardente amore?”. In tono di rimprovero aggiunge: “Se vostra eccellenza risiedesse altrove e ricevesse posta dall’imperatore terreno, non si darebbe pace, non riposerebbe, non chiuderebbe occhio, se non avesse preso conoscenza del contenuto di quella lettera”.

Che direbbe di noi il Santo?

Preferiamo far nostra la beatitudine di Maria, la prima discepola, che conservava e meditava nel suo cuore le parole del Figlio. Infatti anche noi siamo chiamati beati, entriamo in intima familiarità con Dio, se ascoltiamo e viviamo la Parola.

Di noi san Paolo dice che diventiamo “parola vivente di Dio”, scritta non con l’inchiostro, ma con lo Spirito di Dio. Eviteremo così l'ironia di un grande scrittore cattolico, che afferma: "I cattolici hanno un grande rispetto nei confronti della Sacra Scrittura e lo dimostrano con lo starne il più lontano possibile".

sac. Giacinto Ardito

Direttore Ufficio Chiesa e Mondo della Cultura

 

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