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Padre Cantalamessa: Maria figura e modello in questo tempo di prova

Il cammino di fede di Maria, la Madre di Gesù, è il tema della seconda predica di Quaresima registrata, a causa dell'emergenza coronavirus, nella cappella Redemptoris Mater e proposta alla Curia romana e a Papa Francesco. Un cammino non facile, ha detto il predicatore padre Cantalamessa, che ha conosciuto momenti di grande sofferenza, ma che ci rivela la vicinanza e insieme la grandezza della Vergine

Meditare sul progredire della fede in Maria, Madre di Gesù, ma anche prima discepola del suo stesso Figlio, sarà un modo anche "per metterci sotto la protezione della Vergine in un momento di così dura prova per l’intera umanità”, esordisce padre Raniero Cantalamessa che intitola la sua riflessione, prendendo le parole di Gesù nel Vangelo: "Che c'è tra me e te, o donna?".
Maria, dice il predicatore, è presente in tutti i tre momenti chiave della nostra salvezza: l’Incarnazione, ovviamente, il Mistero pasquale, la Pentecoste e queste tre presenze di Maria “le assicurano un posto unico accanto a Gesù”. Scopo di questa meditazione, continua, è “seguire Maria durante la vita pubblica di Gesù e vedere di che cosa ella è figura e modello in questo tempo”.

Maria non ha vissuto di privilegi

Come per Gesù il Mistero pasquale non comincia con la cattura nell'orto, ma tutta la sua vita è una preparazione alla Pasqua, afferma padre Cantalamessa, così per Maria le prove cominciano presto. E’ ciò che succede di solito per le grandi anime che decidono di intraprendere la strada della santità per le quali arriva il momento della purificazione e della kenosi, cioè della spoliazione. Il predicatore ripercorre allora la vita di Maria, sottolineando i tanti momenti di angoscia, fatica, dolore da lei vissuti prima ancora della partecipazione alla Passione di Gesù, ai piedi della croce.

Tutto questo rende la vicenda di Maria straordinariamente significativa per noi; restituisce Maria alla Chiesa e all'umanità. Dobbiamo prendere atto con gioia di un grande progresso che si è realizzato nella devozione alla Madonna, nella Chiesa catto­lica, e di cui chi ha vissuto a cavallo del Concilio Vaticano II può rendersi facilmente conto. Prima, la categoria fondamentale con la quale si spiegava la grandezza della Madonna era quella del 'privilegio' o dell'esenzione.

In quanto esente dal peccato originale, dunque creatura privilegiata, si pensava che la Madre di Cristo fosse stata esente da ogni limitazione ed esperienza dolorosa umana:

Ora la categoria fondamentale con la quale, dietro il Concilio Vaticano II, cerchiamo di spiegarci la santità unica di Maria non è più tanto quella del privilegio, quanto quella della fede. Maria ha camminato, anzi ha «progredito» nella fede. Questo non diminuisce, ma accresce a dismisura la grandezza di Maria.

La kenosi, ovvero la spoliazione, della Madre di Gesù

Padre Cantalamessa cita dunque l'episodio dello smarrimento di Gesù nel tempio quando Maria si sentì dire da Gesù :'Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?'. L’episodio delle nozze di Cana dove Maria si sentì rispondere Maria da Gesù, alla sua discreta richiesta di intervento: 'Che c’è tra me e te, o donna?'. E poi, ricorda il predicatore: “Maria, la Madre, deve mendicare perfino il diritto di poter vedere il Figlio e parlargli. Ella non si fa largo tra la folla, facendo valere il fatto che era la madre. Restò invece fuori in attesa e altri andarono da Gesù a riferirgli: 'Fuori c'è tua madre che ti vuole parlare'. Ma la cosa importante anche qui è la parola di Gesù che è ancora e sempre nella stessa linea: 'Chi è mia madre e chi sono i miei fra­telli?'. E poi ancora quando una donna esclama 'Beato il ventre che ti ha portato…' Gesù dirà: 'Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano', e ancora Maria, osserva padre Cantalamessa, non fa parte del “seguito femminile” che accompagna Gesù nella sua vita pubblica, ha dunque dovuto rinunciare a prendersi cura del suo Figlio.

Cosa significa tutto questo? (…) La kenosi di Maria consistette nel fatto che, anziché far valere i suoi diritti come madre del Messia, se ne lasciò spogliare, apparendo dinanzi a tutti una donna come le altre”.

Il silenzio buono di Maria

“Una volta iniziato il suo ministero e lasciata Nazareth - prosegue il predicatore - Gesù non ebbe dove posare il capo. E Maria non ebbe dove posare il cuore!” Maria deve dimenticarsi rivelazioni e promesse ricevute nel passato, vive senza memoria del passato protesa “unicamente verso Dio, vivendo in pura speranza”. Gesù, dice il padre Cantalamessa, spinge Maria “in una corsa senza tregua verso la totale spoliazione, in vista dell'unione con Dio”, conducendola a fare solo la volontà del Padre. Ma quale fu la reazione di Maria ad una scuola così esigente? Padre Raniero Cantalamessa la riassume nella “docilità assoluta”. E dice che “qui appare la santità personale unica della Madre di Dio”. “Maria taceva. La sua risposta a tutto era il silenzio. Non un silenzio di ripiegamento e di tristezza. Quello di Maria fu un silenzio buono”. E spiega che questo non significa che per Maria è tutto facile e che “non deve superare lotte, fatiche e tenebre”. “Ella fu esente dal peccato, non dalla lotta e da quella che san Giovanni Paolo II chiama la «fatica del credere».

Maria discepola di Cristo

Facendo la volontà di Dio, Maria fu discepola di Cristo, ma non dobbiamo pensare che la sua vita fu una vita triste, afferma padre Cantalamessa, al contrario:

Giudican­do, per analogia, da ciò che avviene nei santi, dobbiamo dire che in questo cammino di spoliazione Maria scopriva di giorno in giorno una gioia di tipo nuovo, rispetto alle gioie materne di Betlemme o di Nazareth, quando si stringeva Gesù al seno e Gesù si stringeva al suo collo. Gioia di non fare la propria volontà. Gioia di credere.

E cita l’esperienza spirituale di una grande mistica, santa Angela da Foligno, che aveva fatto esperienze analoghe e parla di una gioia speciale, che nasce proprio dal fatto di “capire che non si può capire, ma che un Dio capito non sarebbe più Dio”, il nostro Dio. La conclusione offerta da Padre Cantalamessa è dunque una certezza, quella di sapere che noi “non abbiamo una Madre che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stata provata, lei stessa, in ogni cosa, a somiglianza nostra, eccetto il peccato”. E in questo tempo di prova particolare cita l’antica preghiera del Sub tuum praesidium: "Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta."

Adriana Masotti - Città del Vaticano

© www.vaticannews.va, venerdì 20 marzo 2020

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