Gesù “vide molta folla e si commosse per loro”. Lo sguardo di Gesù non è lo sguardo neutro di un sociologo o quello freddo e distaccato di un fotoreporter, perché Gesù guarda sempre con “gli occhi del cuore”
Si va in missione a due a due, non da soli, né in ordine sparso, né tanto meno da pionieri “sfusi”, ma sempre come cristiani “fusi” in un cuore solo e in un’anima sola, in comunione piena, al cento per cento, legati a Cristo, il primo missionario, e a tutti gli altri
Anche per tanta gente di oggi, che pure si dice cristiana, si verifica una situazione analoga a quella degli abitanti di Nazaret rispetto a Gesù: il vangelo non suscita l’impressione di qualcosa di nuovo e sconvolgente perché si crede di conoscerlo e lo si dà per scontato.
Gesù abolisce ogni sorta di sacro, poiché egli non era “sacro” come i sacerdoti, essendo un ebreo laico, non di stirpe sacerdotale, e poiché vedeva nelle leggi della sacralità una contraddizione alla carità, alla relazione così vitale per noi umani.
La tempesta sul mare di Galilea è una metafora della lotta contro le potenze del male, lotta che Gesù Cristo ha vinto. E noi possiamo vincerla in lui e con lui.
Così è il regno di Dio: piccola realtà, ma che ha in sé una potenza misteriosa, silenziosa, irresistibile ed efficace, che si dilata senza che noi facciamo nulla.
Gesù dona la sua intera persona ai discepoli che, mangiando quel pane e bevendo quel vino, si fanno partecipi della sua vita spesa e consegnata per amore. Così egli spiega in anticipo e in piena libertà, con gesti e parole, ciò che accadrà di lì a poco: la sua morte è un dono agli uomini e un’offerta a Dio.
La fede che professiamo fa zampillare la speranza che un giorno ci sarà dato di partecipare in piena luce alla comunione trinitaria e nella santa eucaristia ci offre tutto l’amore che ci occorre come viatico per il nostro pellegrinaggio verso la patria.
Lo Spirito che procede dal Padre è anche lo Spirito del Figlio, inviato da lui e suo compagno inseparabile. E dopo che Gesù lo ha inviato dalla sua gloria presso il Padre, è il compagno inseparabile di ogni cristiano.
Il Vangelo non può essere contenuto né in un popolo, né in una cultura, e neppure in un modo religioso di vivere la fede: gli inviati devono lasciarsi alle loro spalle terra, famiglia, legami e cultura, per guardare a nuove terre, a nuove culture, nelle quali il semplice Vangelo potrà essere seminato e dare frutti abbondanti.