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Brevi note storiche sui cristiani in Medio Oriente

Il Medio Oriente, da diversi secoli, è un territorio con popolazione a prevalenza musulmana, ma a lungo ha visto una presenza maggioritaria cristiana. In realtà, quelle terre hanno visto fiorire proprio le prime comunità cristiane, per cui esse sono culla di una tradizione antichissima (secondo il modo di dire ecclesiastico, una tradizione “patriarcale”, ovvero una tradizione che ha generato alla vita di fede, attraverso l’evangelizzazione e la vita liturgica, tantissimi cristiani e tante nuove comunità).

Molto è cambiato da quando la Siria, la Palestina, l’Egitto e la Mesopotamia sono state conquistate, dalle truppe islamiche, intorno alla metà del VII secolo. Tuttavia, a differenza di altre aree, il cristianesimo è sopravvissuto da allora sino ad oggi, rimanendo maggioritario, almeno in Siria e in Alta Mesopotamia, fino XIII secolo.

Però, non bisogna leggere la storia del Medio Oriente religioso, secondo uno schema eccessivamente lineare, come un’avanzata dell’Islam e una regressione del Cristianesimo. Molti cristiani hanno fatto parte di Chiese minoritarie, sia politicamente, che demograficamente, ben prima dell’avanzata dell’Islam. Il cristianesimo orientale, infatti, si è diviso prima dell’invasione musulmana a causa di alcune dispute teologiche, inserite in un contesto fortemente politicizzato di appoggio, o contestazione, nei confronti dell’Impero romano (la storia della distinzione tra le diverse Chiese la vedremo in una prossima scheda).

Inoltre, vi è da considerare come alcune vestigia del passato cristiano provengono più da periodi storici di regresso economico e demografico, di cambiamenti climatici ed epidemie, di esodo dalle campagne, che non di scontri armati interreligiosi. Ciò non toglie che vi siano stati dei periodi di forte violenza anticristiana, come quella in Siria e Libano nel 1860, come il genocidio degli armeni dell’Anatolia tra il 1915 e il 1916 (che ha cancellato la presenza cristiana in quella regione), il massacro dei cristiani assiri, residenti al confine tra Turchia, Iran e Iraq, alla fine della prima guerra mondiale, l’espulsione di migliaia di cristiani greci dalla Turchia dopo il 1923. Tale violenza, c’è da aggiungere, è il frutto dell’aver combinato la questione religiosa con le ideologie nazionalistiche, di “pulizia etnica”, tipiche anche dell’Europa di quegli anni. Allo stesso modo, l’allontanamento di molti cristiani palestinesi e libanesi, nella seconda metà del XX secolo, si possono inserire nello scontro tra presenza occidentale in quel territorio, data dalla fondazione dello Stato di Israele, e nazionalisti palestinesi.

Oggi, i conflitti che imperversano in Iraq, Siria e Libano sono causati dallo scontro tra due schieramenti musulmani: sunniti e sciiti. In questa situazione di disordine generale, è facile intuire come le minoranze non armate siano spesso destinatarie di violenza e soprusi, nei quali entra anche il fattore religioso come movente discriminatorio, da parte degli aggressori. Le comunità cristiane, pertanto, specialmente negli ultimi decenni, sono in una situazione di particolare sofferenza.

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