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Perché tante Chiese in Medio Oriente?

Chi non conosce la storia della Chiesa, e chi ha avuto a che fare nella sua vita solo con la Chiesa cattolica, potrebbe essere sorpreso dal fatto che in Medio Oriente esistano tante diverse denominazioni cristiane. Come schematicamente evidenziato (scheda 3), le diverse Chiese si possono raggruppare in Chiese Ortodosse, Antiche Chiese Orientali, Chiesa Assira dell’Oriente e Chiese Cattoliche Orientali.

Premettendo che si tratta di una scheda sintetica, per cui di una necessaria semplificazione, possiamo dire che il cristianesimo si diffuse molto presto nel Medio Oriente. L’organizzazione della Chiesa ruotava principalmente attorno ad alcuni centri urbani, particolarmente sviluppati nell’epoca, quali Antiochia di Siria o Alessandria d’Egitto. Dal 330, Costantinopoli divenne capitale dell’Impero Romano d’Oriente, divenendo così un’altra città fondamentale per lo sviluppo del cristianesimo. Queste comunità ecclesiali, influenti per le rispettive aree geografiche, svilupparono delle tradizioni liturgiche, teologiche, spirituali proprie, tanto da divenire sedi “patriarcali”. Così nacquero la tradizione bizantina (Costantinopoli), alessandrina (Alessandria d’Egitto) e antiochena (Antiochia di Siria). Anche Gerusalemme sarà definita sede patriarcale, per ovvi motivi, ma non riuscirà mai a sviluppare una propria tradizione autonoma. Le Chiese si percepivano in comunione tra di loro, come anche con la Chiesa di Roma, sviluppando le loro specificità.

Durante i Concili ecumenici i rappresentanti delle diverse Chiese si incontravano per dibattere su diverse questioni teologiche e disciplinari: si manteneva, così, l’unità della fede nella distinzione delle tradizioni. In questo modo, nei primi due concili ecumenici, a Nicea nel 325 e a Costantinopoli nel 381, si stabilì la professione di fede (il “Credo”) che noi abitualmente recitiamo.

Nel Concilio di Efeso del 431, tuttavia, non ci si trovò d’accordo su alcune espressioni utilizzate da Nestorio, allora patriarca di Costantinopoli, il quale evidenziava l’importanza dell’umanità di Gesù, a detta di qualcuno, a detrimento della sua divinità. Le posizioni nestoriane furono dichiarate eretiche e Nestorio fu esiliato. I vescovi dell’area orientale della Siria presero del patriarca esiliato, abbandonarono i territori dell’Impero per timori di ritorsioni (era sempre l’Imperatore a presiedere il Concilio) e vennero accolti, con i loro fedeli, in Persia, dando vita alla Chiesa Assira dell’Oriente.

Questa prima divisione provocò molto la Chiesa. Così, a Calcedonia, nel 451, si riunì un nuovo Concilio per tentare di riequilibrare le parti. I teologi di Alessandria di Egitto videro, però, in questo, un tentativo di riabilitare Nestorio. Avvenne così una nuova spaccatura: gran parte della Chiesa d’Egitto si oppose a Calcedonia, generando la Chiesa copta di Alessandria di Egitto (definita “monofisita”, in quanto accusata di sminuire la natura umana di Gesù, a favore dell’unica natura – mono/fisis – divina).

I fedeli si schierarono tra le diverse parti e nelle città di molte Chiese orientali si stabilì una doppia gerarchia, l’una di fede “calcedoniana” e l’altra di fede “monofisita”. Anche nella zona della Siria un gruppo di fedeli si oppose a Calcedonia e all’imperatore. Durante la repressione dell’imperatore Giustiniano, nel 518, i fedeli si spostarono verso le regioni interne. Fu Giacomo Baradeo, ordinato vescovo di Edessa dal patriarca copto di Alessandria, a ordinare nuovo clero e nuovi vescovi, dando vita alla Chiesa siro-ortodossa di Antiochia e dell’Oriente (definita anche Chiesa siro-occidentale, per distinguerla dalla Chiesa assira d’Oriente, o Chiesa “giacobita”, per colui che ne fu di fatto il fondatore).

Diversa, invece, è la storia della Chiesa armena. L’Armenia fu il primo regno ufficialmente cristiano (già nel 301). Essa, però, non si trovava nell’orbita dell’Impero romano, tanto che gli armeni non riuscirono a partecipare al Concilio di Calcedonia, poiché in guerra contro i persiani. Nel corso dei secoli, la Chiesa armena si espresse in maniera diversa su quel Concilio; tuttavia, la distanza geografica, la scarsità di contatti con le altre Chiese, la differente lingua e tradizione liturgica, ne hanno fatto una comunità sviluppatasi in maniera completamente autonoma.

Chiaramente, le Chiese fedeli alle decisioni di Calcedonia sono rimaste nella comunione di Chiese ortodosse di tradizione bizantina. Anche la Chiesa di Roma aderì alle dottrine conciliari del 451.

Diversa, invece, è la storia di quelle comunità cristiane che, dopo lo scisma del 1054 tra Occidente e Oriente, hanno mantenuto, o hanno ripristinato dopo secoli, l’unità con la Chiesa di Roma, divenendo Chiese cattoliche orientali.

 

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