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Editoriali

XXVII Domenica del tempo Ordinario. «Signore, aumenta la nostra fede!»

Cosa significa avere fede, credere? Nella Bibbia ciò non indica mai un atteggiamento di conoscenza intellettuale nei confronti di Dio né il credere a un’astratta verità, quanto piuttosto la realtà che lega l’uomo a Dio nel rapporto di alleanza, di conoscenza attiva e penetrante: la fede è un atteggiamento vitale che coinvolge l’intera persona, colta nella sua unità, è l’aderire con tutto se stessi a Dio che ci ha amati per primo.

XXVI Domenica del tempo Ordinario. C'era un uomo ricco...

Oggi queste parole suonano stonate ai nostri orecchi, non vogliamo più ascoltarle, abituati come siamo alla presenza di poveri resi tali dalla nostra ricchezza non più percepita come ingiusta. Eppure per Dio non è così, «Dio aiuta» (questo significa il nome Lazzaro) i poveri, le vittime della storia: sì, ci sarà un giudizio di Dio alla fine dei tempi.

XXIV Domenica del tempo Ordinario. Il padre prodigo d’amore

Questo figlio si perde negli abissi del peccato eppure il padre non cessa di amarlo, fino ad accoglierlo a braccia aperte: «Quando era ancora lontano, il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò». «Quando era ancora lontano»: Dio non ama il peccato degli uomini, ma ci ama nel nostro peccato, ci riconcilia con lui mentre noi siamo peccatori!

XXIII Domenica del tempo Ordinario. Gesù si voltò e disse

Per il cristiano il legame d’amore con Gesù, Parola di Dio fatta carne, deve avere l’assoluta precedenza su ogni altro vincolo, anche di sangue: è Cristo che egli deve amare con tutto il cuore, la mente e le forze. Attenzione, non si tratta di una richiesta totalitaria: non bisogna amare lui soltanto, ma lui più degli altri nostri amori.

XXII Domenica del tempo Ordinario. Gossip divino

Non hai bisogno di mostrarti, di apparire, tu vali. L'autostima che nasce nel tuo cuore non è misurata dalle tue abilità, no, ma dal fatto che sei pensato, voluto e amato dal tuo Dio.Tu vali, questo è il messaggio della Scrittura, sei prezioso agli occhi di Dio.Non importa il tuo limite, né la misura della tua paura. Non importa cosa gli altri pensano di te: tu vali, sei prezioso agli occhi di Dio. Perciò non hai necessità di ostentare, di cercare ossessivamente una visibilità che il mondo ti nega o riserva a pochissimi eletti.

XIX Domenica del tempo Ordinario. «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo Regno»

Nessun accumulo di ricchezze a discapito dei fratelli può appesantire chi sa che «dove è il proprio tesoro, là è anche il proprio cuore»: la comunione con il Signore Gesù Cristo è il tesoro della propria vita. E qual è la caparra più reale del tesoro preparato per noi nei cieli, se non la gioia che nasce dal vivere già sulla terra la condivisione fraterna? Come potremo gioire alla fine dei tempi, se non sappiamo gioire qui e ora?

XVII Domenica del tempo Ordinario. Uno dei discepoli disse: "Signore, insegnaci a pregare!"

I discepoli del Nazareno dovevano essere stati profondamente impressionati dalla frequenza e dal modo in cui Gesù pregava, sempre nei momenti cruciali e prima di scelte importanti, come la costituzione dei Dodici o la ferma decisione di dirigersi verso Gerusalemme; avevano intuito che la fonte segreta della sua straordinaria lucidità e libertà era da ricercare nella sua capacità di stare davanti a Dio in un rapporto unico e singolare. Così, desiderosi di avere anch'essi una formula di preghiera che li caratterizzasse come seguaci del Nazareno.

XVI Domenica del tempo Ordinario. Maria, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola

L'essenziale, ciò di cui nessuno può fare a meno, è il Regno, cioè fondamentalmente un dono di amore, dato dal Signore senza risparmio: Lui è anzitutto l'Ospite cui fare spazio nel proprio cuore. Ed è questo infatti che Egli desidera più di tutto: essere accolto e ascoltato, non onorato; o meglio, essere onorato e servito con l'ascolto e la meditazione della sua Parola! Proprio come fa Maria, che Luca ritrae nell'atteggiamento tipico del discepolo, il quale per definizione è anzitutto "colui che ascolta", nel Primo come nel Nuovo Testamento