Nel mirabile racconto dell’incontro tra Gesù e i discepoli di Emmaus si parla di camminare insieme, di ricordare e pensare, di rispondere a chi chiede conto e quindi di celebrare la presenza vivente del Risorto. Ma ciò può avvenire in pienezza solo nella comunità cristiana, nella chiesa: per questo i due discepoli fanno ritorno a Gerusalemme, dove trovano riunita la comunità che li precede e annuncia loro la resurrezione. È ciò che avviene anche a noi ogni domenica, giorno pasquale, nella comunità radunata dal Signore: la Parola contenuta nelle Scritture, l’Eucaristia e la comunità sono i segni privilegiati della presenza del Risorto, il quale non si stanca di donarsi a noi, “stolti e lenti di cuore”, ma da lui amati, perdonati, riuniti nella sua comunione
È la prima Pasqua: ed è per una piccola comunità di tre sole povere donne, straniere e disprezzate. Ancora una volta si compie quello che Gesù aveva detto: "Ai poveri è predicata la buona novella, e beato chi non si scandalizza di me"
L’evangelista Matteo ci fornisce l’interpretazione, scaturita dalla fede della chiesa, dei fatti che hanno costituito la fine della vita di Gesù il Cristo. Il vangelo è scritto da chi confessa la resurrezione di Gesù e dunque legge gli eventi antecedenti nella luce di quell’evento che spiega, dà senso, illumina la passione e la morte. Leggendo la passione secondo Matteo assistiamo, come folla convocata, al processo di Gesù, nel quale si affrontano la volontà di Dio e quella degli uomini, in un dramma pasquale
La resurrezione di Lazzaro, “colui che Gesù ama”, manifesta la ragione profonda per cui il Padre richiamerà Gesù dai morti alla vita eterna: nel duello tra vita e morte, tra amore e morte, vince la vita, vince l’amore vissuto da Gesù. Gesù è la vita, è l’amore che strappa alla morte le sue pecore, le quali non andranno mai perdute. Se Gesù ama e ha come amico chi crede in lui, non permetterà a nessuno, neppure alla morte, di rapirlo dalla sua mano!
Il racconto della guarigione di un uomo cieco dalla nascita è la narrazione di un processo in diverse tappe intentato a Gesù, colui che è la luce del mondo, luce che illumina ogni essere umano, eppure luce non riconosciuta né accolta da coloro ai quali era stata inviata. È una pagina paradossale, perché ci testimonia che chi è cieco, non vedente, incontrando colui che è la luce del mondo diventa “capace di vedere”, mentre quelli che vedono, incontrando Gesù restano abbagliati fino a rivelarsi ciechi, incapaci di vedere
Nell’incontro umanissimo al pozzo di Sicar, Gesù annuncia alla donna samaritana l’inaudito, l’umanamente impossibile: c’è un’acqua da lui donata la quale, anziché essere attinta dal pozzo, diventa fonte zampillante, acqua che sale dal profondo. Bere l’acqua da lui donata significa trovare in sé una sorgente interiore: quest’acqua è lo Spirito effuso da Gesù nei nostri cuori, Spirito che zampilla per la vita eterna, che nel cuore del credente diventa “maestro interiore”
Se nella prima domenica del tempo quaresimale abbiamo contemplato Gesù messo alla prova nel deserto, fino alla tentazione di approfittare della sua qualità divina per compiere la sua missione, oggi contempliamo Gesù trasfigurato, rivestito di quella gloria che possedeva quale Figlio di Dio, ma che nascose, mettendola “tra parentesi” nella sua condizione di uomo come noi. Questo racconto tenta di esprimere l’indicibile: Gesù si è mostrato realmente e totalmente uomo eppure in un’altra forma, una forma gloriosa che trascende la forma della carne del Figlio di Maria
Il tempo della Quaresima è un tempo di prova, di lotta, di resistenza alle tentazioni che ci assediano, è un cammino nel deserto orientato al dono di Dio, all’incontro con lui. Per questo nella prima domenica di questo tempo liturgico ci viene svelata la realtà della tentazione subita da ogni essere umano, subita da Gesù stesso, anche lui “figlio di Adamo”. Gesù ha vinto le tentazioni, ma non è stato esente da esse, perché nella sua umanità vera e concreta c’era la fragilità, la debolezza della “carne”
Il discepolo deve scegliere, senza tentare compromessi, sulla base di un discernimento che impone un aut aut: o il servizio al Dio vivente e liberatore, oppure la schiavitù al dio Mammona, alla ricchezza che aliena e acceca. Non si può appartenere a Dio e al denaro, non si può sperare nell’uno e nell’altro, non si può avere fede nell’uno e nell’altro