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La Concattedrale

Recenti scavi nel sottosuolo della cattedrale bitontina hanno chiarito che le origini di questa basilica bisogna riportarle al V-VI secolo periodo a cui una lunga tradizione orale fa risalire le origini della Diocesi di Bitonto. Certezze storiche sulle origini della diocesi si hanno dalla fine del sec. XI nel periodo normanno. Risale agli inizi di quel secolo una ripresa di costruzione di una nuovo grandioso edificio sacro che probabilmente non fu completato e di cui ci rimane larghissima e potentissima traccia nel grifo mosaicato rinvenuto appunto negli scavi suddetti.
L'attuale cattedrale fu costruita tra la fine del sec. XII e gli inizi del XIII. L'arredo, infatti, pulpito, ambone, ma anche lo stesso portale della facciata risale all'età federiciana. È firmato da Nicolaus magister l'ambone della cattedrale di Bitonto con lo splendido bassorilievo su cui è scolpita la famiglia Sveva. Splendido è anche il prezioso pulpito composto nel Settecento con sculture marmoree ricavate dalla scomposizione dell'altare basilicale, dello stesso ambone collocato in altra sede e di altri partiti decorativi. La cattedrale bitontina è uno degli esempi più completi e meglio conservati del romanico pugliese. La facciata è spartita in tre sezioni in corispondenza delle navate. Presenta dunque tre portali di cui il centrale è il più maestoso. Rappresenta sugli stipiti bassorilievi dell'immaginario collettivo dell'uomo medioevale; sulla lunetta sono scolpite scene della redenzione dei profeti, mentre sull'architrave scene dei misteri gaudiosi. Centrale dunque è il motivo della Vergine. Sul portale principale si stagliano due bifore, accostate da altre due più piccole sulla parte corrispondenti alla navate piccole. In alto uno splendido rosone con archivolto sostenuto da due leoni e sormontato da un ippogrifo. Stupenda è la fuga delle colonnine dell'esaforato sulla facciata meridionale, come pure una porta liturgica con un Cristo bizantineggiante. Grandioso è anche il rosone sulla parte absidale ancora sulla facciata sud, così pure uno splendido arco moresco che sormonta un decoratissimo finestrone absidale nella parte est. Essenziale l'interno liberato non solo dagli stucchi seicenteschi, ma anche dai tanti affreschi che dovevano adornarla nelle origini, liberata anche dagli altari che durante i secoli furono testimonianza di fede, ma anche espressioni artistiche di valore. Si ammirano ora i capitelli delle grandiose colonne, il matroneo, l'arco trionfale, i mausolei di alcuni vescovi tra cui Cornelio Musso, famoso oratore e padre tridentino. Splendida anche la cripta dove gli interventi nel tempo non hanno snaturato la sua originalità. Una selva di colonne sormontate da capitelli finemente lavorati. Prezioso sull'altare maggiore è un crocifisso ligneo del sec. XV, così pure un mausoleo in onore di Giovanni Maria De Ferrariis, una statua marmorea dell'Immacolata e alcunI affreschi del sec. XIV.

 

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