Arcivescovo

S.E. Giuseppe

Satriano

IN AGENDA

Editoriali

Domenica di Pentecoste. Comunione: la prima missione

Da questa contemplazione del sole trinitario discende quella spiritualità di comunione che deve caratterizzare il cammino delle nostre Chiese nel Millennio appena cominciato: "Prima di programmare iniziative concrete, occorre promuovere una spiritualità della comunione, facendola emergere come principio educativo in tutti i luoghi dove si plasma l'uomo e il cristiano, dove si educano i ministri dell'altare, i consacrati, gli operatori pastorali, dove si costruiscono le famiglie e le comunità" (NMI 43)

Ascensione del Signore

In qualunque parte della terra, in qualunque epoca, in qualunque ora, si radunano assieme due o più discepoli del Signore, egli sta in mezzo a loro. Da quel momento in poi la presenza di Gesù sarebbe stata ancor più larga nello spazio e nel tempo; per sempre avrebbe accompagnato i discepoli, dovunque e comunque. Di qui il motivo della grande gioia. Nessuno al mondo avrebbe ormai potuto allontanare Gesù dalla loro vita.

VI Domenica di Pasqua. Il Consolatore vi insegnerà ogni cosa.

"Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v'insegne­rà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto" (vv. 25-26). Gesù aveva capito che i discepoli erano smemorati e inclini all'incomprensione; e noi non sia­mo diversi. Per questo aggiunse che avrebbe mandato lo Spirito come maestro interiore dei discepoli e di ogni credente. Sarà suo compito «insegnare» e «ri­cordare» le parole dette da Gesù.

IV Domenica di Pasqua. La dimensione di Cristo come buon pastore

Gesù conosce i suoi discepoli (e, in quanto Dio, tutti gli uomini), li conosce "per nome" che per la Bibbia vuol dire nella loro più intima essenza. Egli li ama con un amore personale che raggiunge ciascuno come se fosse il solo ad esistere davanti a lui. Cristo non sa contare che fino a uno: e quell'uno è ognuno di noi.

III Domenica di Pasqua. Una domanda da paradiso: “Mi ami tu?”

L'amore di Pietro era sempre stato sincero e profondo, nonostante le debolezze che venivano a galla nelle difficoltà. Pietro è il vero testimone della fragilità che ci portiamo addosso, tutti.Da qui la domanda di Gesù: "Mi ami?". Una domanda che, di fronte alle difficoltà o alle nostre debolezze, a volte, mette in imbarazzo anche noi nel rispondere: "Signore, tu sai che ti amo".

Domenica delle Palme. La croce, anzi il Crocifisso

Il cuore dell'evento drammatico non è tanto la croce, quanto piuttosto il Crocifisso. La croce da sola resta un segno che evoca certo dolore, sofferenza, morte, ma senza svelarcene immediatamente il significato. La croce senza il Crocifisso resta come per gli antichi romani un supplizio infamante o come per i nostri contemporanei un elemento osceno.

V Domenica di Quaresima. Si mise a scrivere col dito per terra.

Essere perdonati prima di ogni altra cosa è percepire ‘quello' sguardo e presagire che la vita, anche la più disgraziata, offre sempre una nuova possibilità, riserva ancora un guizzo inedito, nasconde una chanche impensata. È il perdono infatti e non la perfezione il destino di ciascuno di noi: non si nasce perfetti, si diventa migliori.

IV Domenica di Quaresima. La conversione è il sorriso del peccatore… e di Dio

Il vangelo della IV domenica di Quaresima è una delle pagine più celebri del vangelo di Luca e di tutti e quattro i vangeli: la parabola del figliol prodigo. Tutto, in questa parabola, è sorprendente; mai Dio era stato dipinto agli uomini con questi tratti. Ha toccato più cuori questa parabola da sola che tutti i discorsi dei predicatori messi insieme. Essa ha un potere incredibile di agire sulla mente, sul cuore, sulla fantasia, sulla memoria. Sa toccare le corde più diverse: il rimpianto, la vergogna, la nostalgia.

III Domenica di Quaresima. Una vita di apparenza e non di sostanza

È davvero tempo che ognuno trovi il coraggio di vedere in faccia le tante superficialità, che conducono al male che non vorremmo e lasciano sempre la bocca amara, ossia l'insoddisfazione del cuore. Nulla è bello, infinitamente bello, come avere un cuore riconciliato da Dio, con se stessi e con gli altri: è la via per ritrovare la gioia di vivere in grazia e così poter dare un senso alla vita e a quanto facciamo o ci accade. Non si può far convivere fede e mediocrità, voglia di bontà e corsa al male.