Noi cristiani siamo chiamati a testimoniare tutto e solo Gesù Cristo, non altra sapienza umana, non altra cultura umana. Charles de Foucauld ha espresso tutta la sua esistenza in un motto: Gridare il vangelo con tutta la vita! Paolo VI° ripeteva spesso: il nostro mondo ha più bisogno di testimoni che di maestri!
Nell'episodio della presentazione di Gesù al tempio, la Chiesa, guidata dallo Spirito, ha scorto un mistero salvifico, relativo alla storia della salvezza: ha rilevato la continuità dell'offerta fondamentale che il Verbo incarnato fece al Padre, entrando nel mondo.
Il vangelo ci mostra Gesù aprire la sua predicazione in un quadro sociale e religioso tanto simile al nostro: multiculturalità, diversità di ogni genere, e insieme necessità di confronto e di incontro. Anche noi siamo immersi, ognuno nella propria quotidianità, nella "Galilea delle Genti".
Fino alla Croce Gesù è l'agnello che si immerge nel fiume del nostro peccato: "noi lasciamo nell'acqua le nostre lordure, uscendone purificati; lui vi si immerge, uscendone carico della nostra immondezza"
Nel battesimo di Gesù riscopriamo il nostro battesimo: rinati dall'acqua e dallo Spirito Santo, sappiamo di essere figli amati, oggetto della compiacenza di Dio, fratelli di tanti altri fratelli, investiti di una grande missione, per testimoniare e annunziare a tutti gli uomini l'amore sconfinato del Padre
Come per i Magi, cercare Dio vuol dire camminare, fissando gli abissi del cielo e sondando i crepacci del cuore: occorre guardare in alto, guardare dentro, guardare oltre
Il prologo del vangelo di Giovanni è un testo di valore unico. Come gli altri evangelisti egli lo premette alla sua opera per presentare il protagonista del racconto. Ma a differenza degli altri, egli non si ferma al Battista (come Marco) o alla nascita verginale (come Matteo e Luca). Egli risale fino alle origini; e queste origini risalgono all'eternità di Dio.
Il personaggio che emerge dal racconto di Matteo, è Giuseppe, lo sposo di Maria, il custode di Gesù. Giuseppe appare come l'uomo che sa riconoscere la provvidenza divina in ogni circostanza, anche nelle situazioni più complicate e senza apparente via di uscita.
Messaggio di auguri di S.E. Mons. Francesco Cacucci alla Comunità Diocesana per il Natale 2013
Il falegname di Nazaret è grande perché davvero grande è la sua fede. Credere, per questo uomo umile, disponibile e fedele è lasciar fare a Dio; non è solo desiderio di servire il Signore, e neanche solo di attendere la sua venuta, è disponibilità a lasciarsi sorprendere da lui.